NEW YORK — L’ultimo miracolo prima della tempesta. Quello dell’ex presidente Jimmy Carter, scomparso il 29 dicembre all’età di cento anni, che ha riunito i grandi nemici nelle due ore dei funerali di Stato celebrati alla National Cathedral di Washington. Miracolo, ma che durerà poco: Donald Trump, accerchiato da Barack Obama, Kamala Harris, Joe Biden, Bill e Hillary Clinton, George W. Bush e la moglie Laura, ha preso solo una pausa dalle sue crociate, in attesa del ritorno alla Casa Bianca il 20 gennaio.
Il presidente eletto, che in passato aveva deriso Carter, era seduto in seconda fila, assieme alla moglie Melania, alle spalle di Biden e Harris, accompagnati dai consorti. Mancava Michelle Obama: l’ex first lady, che in estate aveva definito Trump il suo «incubo», non c’era, ufficialmente impegnata alle Hawaii a un evento. È toccato al marito rispondere con un sorriso stirato all’effluvio di paro…!-->!-->
NEW YORK — L’ultimo miracolo prima della tempesta. Quello dell’ex presidente Jimmy Carter, scomparso il 29 dicembre all’età di cento anni, che ha riunito i grandi nemici nelle due ore dei funerali di Stato celebrati alla National Cathedral di Washington. Miracolo, ma che durerà poco: Donald Trump, accerchiato da Barack Obama, Kamala Harris, Joe Biden, Bill e Hillary Clinton, George W. Bush e la moglie Laura, ha preso solo una pausa dalle sue crociate, in attesa del ritorno alla Casa Bianca il 20 gennaio.
Il presidente eletto, che in passato aveva deriso Carter, era seduto in seconda fila, assieme alla moglie Melania, alle spalle di Biden e Harris, accompagnati dai consorti. Mancava Michelle Obama: l’ex first lady, che in estate aveva definito Trump il suo «incubo», non c’era, ufficialmente impegnata alle Hawaii a un evento. È toccato al marito rispondere con un sorriso stirato all’effluvio di parole di Trump. Dopo quattro anni il tycoon ha stretto per la prima volta la mano al suo ex vice, Mike Pence, ma non alla moglie Karen, che gliel’ha negata, restando seduta, lo sguardo rivolto da un’altra parte. Anche la vicepresidente Harris non gli ha stretto la mano, all’arrivo. Seduti a poca distanza, altre due presenze simboliche del clima da guerra fredda instaurato da Trump: il premier dimissionario canadese Justin Trudeau, a cui il tycoon aveva proposto di fare del Canada il 51° Stato americano, e Martin Torrijos, ex presidente di Panama a cui Trump vuole strappare il controllo del Canale.
I funerali sono stati una lunga catena di dicotomie: l’Amazing Grace cantato da una soprano e il clima da tregua armata delle prime file. L’omaggio all’integrità morale dello scomparso, fatto dai nipoti, e le telecamere che indugiavano sul volto corrucciato di Trump, primo condannato della storia a guidare il Paese. Biden ha fatto un discorso breve e non memorabile, ma ha messo in guardia dall’«odio» e «l’abuso di potere». «Abbiamo l’obbligo – ha detto – di non dare all’odio alcun porto sicuro e di opporci al più grande peccato di tutti: l’abuso di potere». Trump è rimasto impassibile.
Alla fine il discorso con più riferimenti sottintesi al tycoon è stato quello di Stuart Eizenstat, ex consigliere di Carter alla Casa Bianca, che ha ricordato il rispetto per gli avversari, le battaglie per i diritti civili e contro il cambiamento climatico, lui, Carter, ingegnere nucleare. E quando, nella crisi degli ostaggi in Iran, ha aggiunto, l’allora presidente «preferì la liberazione delle persone ai propri interessi politici», parso un riferimento al leader israeliano e amico di Trump, Benjamin Netanyahu. Poi musica e lunghi silenzi, fino alla chiusura con Imagine, accompagnata da due artisti country. Trump ha guardato per un attimo gli altri ex presidenti, mentre Biden cantava sotto voce, con gli occhi chiusi.