Oggi è il giorno di Nicolás Maduro. L’uomo che governa il Venezuela dalla morte di Hugo Chávez ha giurato come presidente per la terza volta. Mai è stato così solo. La cerimonia è stata rapida e all’evento erano assenti i principali leader della regione, anche quelli che hanno sempre mantenuto rapporti con il regime. L’atmosfera, anche per gli alti ranghi del chavismo, non è di festa: Maduro giura senza aver presentato le prove della sua vittoria e senza il riconoscimento della comunità internazionale. Nel momento in cui ha indossato la fascia presidenziale a palazzo Miraflores è compiuta la celebrazione di una truffa contro la popolazione.
La paranoia del golpe
Ad appesantire l’atmosfera, c’è la paranoia. Negli ultimi giorni i vertici del governo sono stati travolti dal sospetto che si potesse consumare un golpe a regia straniera. Come conseguenza, le città sono state militarizzate. I collega…
Oggi è il giorno di Nicolás Maduro. L’uomo che governa il Venezuela dalla morte di Hugo Chávez ha giurato come presidente per la terza volta. Mai è stato così solo. La cerimonia è stata rapida e all’evento erano assenti i principali leader della regione, anche quelli che hanno sempre mantenuto rapporti con il regime. L’atmosfera, anche per gli alti ranghi del chavismo, non è di festa: Maduro giura senza aver presentato le prove della sua vittoria e senza il riconoscimento della comunità internazionale. Nel momento in cui ha indossato la fascia presidenziale a palazzo Miraflores è compiuta la celebrazione di una truffa contro la popolazione.
La paranoia del golpe
Ad appesantire l’atmosfera, c’è la paranoia. Negli ultimi giorni i vertici del governo sono stati travolti dal sospetto che si potesse consumare un golpe a regia straniera. Come conseguenza, le città sono state militarizzate. I collegamenti con gli aeroporti bloccati. Il confine con la Colombia è stato chiuso unilateralmente, alle altre frontiere sono stati rinforzati i controlli.
La repressione del dissenso ha subito un’impennata nelle ultime 72 ore: in carcere sono finiti dissidenti, oppositori, e giornalisti. Agenti in borghese hanno arrestato martedì il genero di Edmundo González Urrutia mentre accompagnava i figli a scuola: i presenti hanno assistito attoniti alla scena. Il giorno successivo hanno arrestato il difensore della libertà di espressione Carlos Correa: nessuno ancora sa dove si trovi. Quasi contemporaneamente hanno arrestato Enrique Márquez, candidato presidenziale dell’opposizione, esterno al movimento della leader oppositrice Maria Corina Machado e del “presidente legittimo” Edmundo González Urrutia.
Il mistero del giuramento parallelo
L’Unione Europea, gli Stati Uniti e in generale tutto l’Occidente hanno riconosciuto come presidente legittimo Edmundo González Urrutia, un diplomatico di 75 anni candidato in extremis dalla piattaforma di forze dell’opposizione dopo che il chavismo aveva messo fuori gioco tutti gli altri candidati, incluso la stessa Maria Corina Machado.
Alle urne la base si è ribellata. Squalificare gli avversari non è bastato. Il regime ha dovuto imporre un silenzio inedito sul conteggio. Il Comitato Nazionale Elettorale (Cne) – controllato da Maduro – ha dichiarato con una zampata la vittoria al 52%. L’opposizione però si era attrezzata per raccogliere le prove: ha presentato migliaia di documenti messi insieme dai suoi volontari, che dimostrano una ampia vittoria, con il 67% delle preferenze contro il 30. Questi documenti, la cui autenticità è stata verificata dal Carter Center e dall'OAS, mostrano che Gonzalez Urrutia ha vinto in tutti i 23 Stati del paese.
Con il cerchio che si stringeva attorno alla sua persona, si è visto costretto a fuggire in Spagna. Ma non ha mai smesso di dire, da allora e fino a ieri, che oggi avrebbe giurato come presidente a Caracas. I suoi assicurano che non sarà un gesto simbolico ma con contenuto politico. Negli scorsi giorni González Urrutia è stato a Panama e nella Repubblica Domenicana accompagnato da ex presidenti conservatori latinoamericani disposti ad accompagnarlo facendogli da scudi umani. Anche se a tutti gli osservatori appare impossibile che entri nel Paese, l’insistenza usata dallo stesso candidato e da Maria Corina Machado nel ripetere che oggi “ci sarà una sorpresa” e “assisteremo al giuramento legittimo” lascia spazio al mistero. Quando mancano poche ore al giuramento, il giallo rimane.
L’apparizione di Machado
In un clima simile ieri è apparsa in pubblico Machado, carismatica e indiscussa leader dell’opposizione che si era rifugiata in clandestinità dopo le elezioni contestate del 28 luglio. Nel discorso pronunciato dal tetto di un furgoncino ha fatto un appello alla responsabilità degli individui a portare a termine il compimento della volontà popolare. Un breve intervento è bastato a galvanizzare una folla intimidita. Ma subito dopo un altro giallo: i suoi hanno diffuso la notizia del suo arresto mentre tentava di lasciare la manifestazione. Le ambasciate venezuelane nel mondo somo corse a smentire la notizia: “Non c’è stato alcun arresto”,hanno scritto, “tantomeno esiste un mandato di cattura”. Poco dopo Machado è apparsa in un video dicendo di essere stata fermata e poi lasciata, ma nel frattempo erano già arrivate le condanne internazionali contro Maduro. “Una fake news”, ha inistitito Caracas.