NEW YORK - Dopo tre rinvii e nove mesi di minacce a giudici, procuratori e giurati, il presidente eletto Donald Trump è ufficialmente un condannato per reati penali, il primo presidente degli Stati Uniti a entrare alla Casa Bianca da pregiudicato. Il giudice della Corte Suprema statale di New York, Juan Merchan, con tono fermo e asciutto, ha confermato lo storico verdetto di colpevolezza emesso dalla giuria popolare a maggio dell’anno scorso, per il pagamento in nero alla pornostar Stormy Daniels.
“Non era mai successo - ha detto il giudice, nel leggere la sentenza - che questa corte si trovasse di fronte a una serie di circostanze così uniche e rimarchevoli”. “Questo - ha aggiunto - è stato un caso davvero straordinario”. Merchan ha imposto la cosiddetta “unconditional discharge”, la “sospensione incondizionata della pena”, che prevede la conferma del verdetto ma senza pene da scontare: Trump non andrà in carcere, non sarà sottoposto a libertà condizionata, non dovrà svolgere i …
NEW YORK - Dopo tre rinvii e nove mesi di minacce a giudici, procuratori e giurati, il presidente eletto Donald Trump è ufficialmente un condannato per reati penali, il primo presidente degli Stati Uniti a entrare alla Casa Bianca da pregiudicato. Il giudice della Corte Suprema statale di New York, Juan Merchan, con tono fermo e asciutto, ha confermato lo storico verdetto di colpevolezza emesso dalla giuria popolare a maggio dell’anno scorso, per il pagamento in nero alla pornostar Stormy Daniels.
“Non era mai successo - ha detto il giudice, nel leggere la sentenza - che questa corte si trovasse di fronte a una serie di circostanze così uniche e rimarchevoli”. “Questo - ha aggiunto - è stato un caso davvero straordinario”. Merchan ha imposto la cosiddetta “unconditional discharge”, la “sospensione incondizionata della pena”, che prevede la conferma del verdetto ma senza pene da scontare: Trump non andrà in carcere, non sarà sottoposto a libertà condizionata, non dovrà svolgere i lavori socialmente utili e neanche pagherà una multa.
Ma è ufficialmente un condannato e tra dieci giorni, il 20 gennaio, quando giurerà da 47° presidente degli Stati Uniti, sarà il primo “criminale” della storia americana a guidare il Paese. “Il Donald Trump cittadino e imputato - ha dichiarato il giudice - non avrebbe avuto un trattamento di questo tipo”, se non fosse stato eletto presidente. “Sono stati i cittadini di questa nazione - ha continuato - a decidere che lei doveva avere i benefici di quelle protezioni che includono l’immunità presidenziale. Ma l’essere eletto non mitiga la portata del reato e non giustifica il commettere reati”.
Trump è stato dichiarato l’anno scorso colpevole di 34 reati, legati alla frode finanziaria messa in atto, secondo la giuria popolare che ha accolto la tesi dell’accusa, per comprare nel 2016 il silenzio di Stormy Daniels, che aveva minacciato di rivelare, in piena campagna elettorale, di aver avuto un incontro sessuale con il tycoon, quando era sposato con Melania e in attesa del figlio Barron.
Trump era collegato in remoto: il suo volto, molto teso, è apparso nei monitor piazzati sul tavolo della difesa e sui quattro schermi montati in alto. Il presidente eletto era affiancato dall’avvocato Todd Blanche. Alle loro spalle, la bandiera americana. Il presidente eletto ha parlato per circa cinque minuti e ha definito il processo una “farsa”, poi ha evocato la “caccia alle streghe”, si è dichiarato innocente e ricordato che gli “elettori hanno visto di prima mano il caso e hanno deciso di eleggermi, ho vinto in tutti e sette gli stati chiave”. “Questo processo - ha continuato - è stato fatto per danneggiare la mia reputazione e ovviamente non ha funzionato. E’ una vergogna per il sistema”.
Blanche ha annunciato, nel suo intervento, il ricorso, anche se per la legge di New York le sentenze passate in giudicato non sono più appellabili. Ma Trump farà battaglia, chiederà al suo dipartimento di giustizia di ribaltare i tavoli e trovare una soluzione. E’ possibile un nuovo ricorso alla Corte Suprema. Ma intanto la sentenza è passata alla storia e al termine di un’udienza molto breve. Poco dopo le dieci di mattina, mezz’ora dopo l’inizio, il giudice ha chiuso la lettura della sentenza facendo gli auguri a Trump per il secondo mandato, si è alzato e ha lasciato l’aula, al quindicesimo piano del palazzo che ospita la Corte suprema statale.
Fuori, decine di sostenitori trumpiani, in gran parte asiatici, mostravano cartelli in cui accusavano il giudice di essere corrotto e ricordavano che dal 20 gennaio alla Casa Bianca ci sarà lui, Trump. Presidente condannato, ma amato più che mai dalla sua gente.