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Condanna Stormy Daniels, Trump furibondo sui social: “Caccia alle streghe il popolo è con me”

(reuters)

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La reazione del presidente eletto alla sentenza sul caso dei pagamenti in nero all’ex pornostar. “È una persecuzione politica. Oggi è un giorno triste per me e il Paese. I cittadini hanno visto come venivo trattato e mi hanno votato. Ho vinto in tutti gli Stati chiave”
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«I democratici radicali hanno perso una patetica e antiamericana caccia alle streghe. Non c’è mai stato nessun caso e, come ripetono da tempo studiosi ed esperti legali, la persecuzione contro di me è una truffa che va pienamente respinta». Donald Trump l’ha sfangata anche stavolta. E sul suo social Truth esulta vittorioso: e più velenoso che mai. Se dentro di sé tira un sospiro di sollievo, insomma, di sicuro non lo dà a vedere, anzi. Davanti al suo popolo si mostra più furibondo che mai.

Perché dopo settimane di tentati rinvii e onerosi stratagemmi da parte dei suoi legali per impedire di arrivare a una sentenza sul caso del pagamento con fondi della campagna elettorale alla ex pornostar Stormy Daniels, appellandosi perfino alla Corte Suprema a maggioranza conservatrice (che questa volta non lo ha assecondato), la sentenza è arrivata. E pazienza se la “sospensione indiscriminata della pena” decisa dal giudice Juan Merchan è leggera come una carezza. La sua reputazione ne reste…

«I democratici radicali hanno perso una patetica e antiamericana caccia alle streghe. Non c’è mai stato nessun caso e, come ripetono da tempo studiosi ed esperti legali, la persecuzione contro di me è una truffa che va pienamente respinta». Donald Trump l’ha sfangata anche stavolta. E sul suo social Truth esulta vittorioso: e più velenoso che mai. Se dentro di sé tira un sospiro di sollievo, insomma, di sicuro non lo dà a vedere, anzi. Davanti al suo popolo si mostra più furibondo che mai.

Perché dopo settimane di tentati rinvii e onerosi stratagemmi da parte dei suoi legali per impedire di arrivare a una sentenza sul caso del pagamento con fondi della campagna elettorale alla ex pornostar Stormy Daniels, appellandosi perfino alla Corte Suprema a maggioranza conservatrice (che questa volta non lo ha assecondato), la sentenza è arrivata. E pazienza se la “sospensione indiscriminata della pena” decisa dal giudice Juan Merchan è leggera come una carezza. La sua reputazione ne resterà macchiata per sempre: primo presidente pregiudicato della storia d’America. Impossibilitato anche a perdonarsi da solo — ovvero a lavare l’onta approfittando dei poteri speciali della sua carica, giacché a condannarlo è stata una corte statale e non federale.

Così ieri Trump, l’avvocato Todd Blanche al suo fianco, è tornato a tuonare irritatissimo com’è suo costume, intervenendo in video all’udienza newyorchese dal resort di Mar-a-Lago, il suo quartier generale che a giorni tornerà ad essere la succursale della Casa Bianca.

«Affrontare il processo è stata un’esperienza terribile per me e per mia moglie. Ed è una vergogna per l’intero sistema giudiziario di New York», ha detto, puntando per l’ennesima volta il dito contro l’operato di quel Merchan che pure i suoi sostenitori già da tempo minacciano di morte insieme alla famiglia: tanto che lo scorso aprile hanno dovuto metterlo sotto scorta. Accusando nuovamente pure il procuratore distrettuale Alvin Bragg, l’intransigente afroamericano da Trump già accusato in passato di fare «il lavoro sporco» per conto di Joe Biden e della sua «cricca».

Dipingendosi vittima, Trump è dunque tornato a ripetere per l’ennesima volta un concetto che già era stato uno dei leitmotiv della sua campagna elettorale: «Contro di me è stata messa in piedi una caccia alle streghe, una trappola per danneggiare la mia reputazione», ha sostenuto. Per poi insistere: «Questa intera faccenda è stata una farsa spregevole e, ora che è finita, faremo appello contro questa bufala che una persona come me proprio non merita». Continuando poi per tutto il corso della giornata a postare lamentele, accuse e perfino propositi di vendetta sempre via Truth, com’è d’altronde suo stile: giacché, gli analisti lo hanno detto già molte volte, è anche in tirate pregne di ira funesta contro il sistema “crooked”, corrotto, che consiste “l’americanismo trumpiano”.

«Questo caso non sarebbe mai dovuto arrivare in tribunale. È il frutto di una persecuzione politica. Oggi è un giorno triste per me e per il Paese», ha scritto, ricordando pure la sua clamorosa vittoria di novembre: «I cittadini hanno visto come venivo trattato e mi hanno votato. Ho vinto in tutti e sette gli Stati chiave». Di sicuro, una volta rientrato alla Casa Bianca, farà di tutto per ribaltare la sia pur lieve sentenza. In appello, se riuscirà a portarla davanti alla Corte Suprema dello Stato di New York con sede ad Albany. O direttamente attraverso il Dipartimento di Giustizia dove ha nominato viceministro proprio l’avvocato che lo ha assistito sul caso, Todd Blanche. Evidentemente convinto che in quella posizione avrà strumenti migliori per proteggerlo e smacchiare la sua fedina penale.

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