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Roghi di Los Angeles, il reportage dall’inferno di Pacific Palisades

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Danni alla rete elettrica, idranti malfunzionanti, siccità e intenti dolosi tra le cause della tragedia. Nelle zone interessate dalle evacuazioni la polizia alle prese con gli sciacalli
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PACIFIC PALISADES — Siamo all’incrocio tra il Sunset Boulevard e Allenford Avenue, posto di blocco della polizia di Los Angeles per salire verso Palisades, epicentro più devastato dagli incendi. Alle spalle della collina si vede il rosso minaccioso delle fiamme, mentre il fumo denso e tossico obbliga tutti ad indossare le mascherine, sgradite memorie del Covid. John Cohen si avvicina all’agente Mahan e chiede: «La mia casa è lassù, dietro quella curva. Posso andare a vedere se sta ancora in piedi?». Mahan gli posa una mano comprensiva sulle spalle, ma scuote la testa: «È troppo pericoloso. Mi dispiace, ringrazia il cielo che sei ancora vivo. In questo posto di blocco consentiamo il passaggio solo a chi scappa dalle fiamme».

PACIFIC PALISADES — Siamo all’incrocio tra il Sunset Boulevard e Allenford Avenue, posto di blocco della polizia di Los Angeles per salire verso Palisades, epicentro più devastato dagli incendi. Alle spalle della collina si vede il rosso minaccioso delle fiamme, mentre il fumo denso e tossico obbliga tutti ad indossare le mascherine, sgradite memorie del Covid. John Cohen si avvicina all’agente Mahan e chiede: «La mia casa è lassù, dietro quella curva. Posso andare a vedere se sta ancora in piedi?». Mahan gli posa una mano comprensiva sulle spalle, ma scuote la testa: «È troppo pericoloso. Mi dispiace, ringrazia il cielo che sei ancora vivo. In questo posto di blocco consentiamo il passaggio solo a chi scappa dalle fiamme».

John non si arrabbia, non piange, però si lascia andare ad uno sfogo incontenibile: «Io e mia moglie abbiamo due figli di 18 e 16 anni, quella casa era tutta la nostra vita. Non so proprio come faremo senza. Ci sono cresciuto dentro, mi aspettavo di morirci. Non bruciato, però». Poi si avvicina all’agente Mahan e aggiunge: «Vivo qui da quarant’anni, ma una roba del genere non l’avevo mai vista prima. Ho sentito che c’è dietro la mano dell’uomo e deve essere così. Troppi incendi, tutti insieme, coordinati. Magari volevano bruciare la vegetazione per costruire e le fiamme gli sono sfuggite di mano. Oppure ci sono così tanti matti in giro, animati da chissà quale odio e risentimento».

(reuters)

Mahan annuisce, come si farebbe per calmare una vittima comprensibilmente scossa. Qualche ora dopo, la polizia di Los Angeles ammette di aver arrestato un possibile piromane, un homeless, che cercava di appiccare il fuoco vicino al blocco 21700 di Ybarra Road, nella zona di Woodland Hills. È l’area dove è scoppiato il Kenneth Fire, e quando i giornalisti chiedono Sean Dinse se l’incendio è stato doloso, la risposta dell’agente della LAPD Topanga Division è raggelante: «Al momento, è quanto crediamo. L’incidente viene investigato come un crimine». Poi però rilasciano l’homeless.

In casi del genere bisogna usare sempre la massima prudenza, un po’ perché le emozioni sono fuori controllo, e un po’ perché è difficile appurare la verità. Qualcuno poi soffia letteralmente sulle fiamme, per spacciare cospirazioni in cattiva fede, allo scopo di fare i propri interessi politici. Tipo che i liberal accendono i fuochi per contrastare Trump, che nega il riscaldamento globale. «Molti demagoghi - denuncia il presidente Biden - si approfittano degli incendi».

Di sicuro c’è che qui non piove da mesi, la vegetazione è secca, trascurata e facilmente infiammabile, e il sistema degli idranti non era stato pensato per fronteggiare un simile fonte di fiamme. In più ora il sistema elettrico è sotto accusa, per un picco di guasti con cui potrebbe aver contribuito allo scoppio di incendi che hanno ucciso almeno dieci persone. Tra loro la farmacista pensionata Erliene Kelley, Rodney Nickerson di 82 anni, Victor Shaw di 66, Anthony Mitchell di 67, un arto amputato e il figlio vittima di paralisi cerebrale. Aspettavano l’ambulanza ma non hanno fatto in tempo da uscire. Tutti sorpresi dalle fiamme mentre cercavano di salvare le case. Quelle distrutte sono almeno 9.000 e i danni, secondo AccuWeather, potrebbero superare il 150 miliardi.

(reuters)

Guidando lungo il Sunset Boulevard in direzione Hollywood, c’è un altro accesso verso Palisades, all’angolo con Mandeville Canyon. Credo che il giovane agente inesperto sbagli a farmi passare, quando mostro il tesserino professionale, perché da qui in poi sono solo case abbandonate e camion dei pompieri, troppo occupati dalle fiamme per perdere tempo con gli intrusi. Sul tetto dell’ultima villa abitata, al numero 1500 di Old Oak Road, un ragazzo di nome Cameron spruzza qualcosa: «Ritardanti chimici - spiega - per fermare le fiamme o almeno limitare i danni». Immaginate casa vostra, e voi che spruzzate acqua per non perderla. Ma Cameron scrolla le spalle, indicando la collina: «L’incendio è là, lo vedi bene da qui, con tutto il fumo che ci investe. È a un passo, cosa devo fare? Scappo e perdo tutto, oppure provo a salvare il salvabile?».

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Mentre la strada deserta sale verso il passo della collina, oltre cui si vedono l’Oceano Pacifico avvolto nella nebbia del fumo, Malibù e Palisades, il cellulare produce un suono sgangherato: «Emergency Alert!», compare sullo schermo. Poi aggiunge: «Ignorate l’ultimo ordine di evacuazione. Era destinato solo al Kenneth Fire», quello dell’arresto. E’ così, nel caos dell’emergenza succede pure questo. Però sbagliando i messaggi mettono a rischio la vita di chi li riceve, o di chi li trascura.

In cima alla collina le fiamme diventano più visibili, fuse nel rosso del sole che tramonta. Dal fondo del canyon si alza un fumo denso, che poi a pensarci bene significa altre case incenerite. Il cellulare urla ancora: «Emergency Alert!». Stavolta però non è uno sbaglio: «NEW: questo è un messaggio di emergenza dal Los Angeles County Fire Department», ossia i pompieri. Prosegue così: «Un avviso di evacuazione è stato emesso nella tua area. Resta vigile a ogni minaccia e pronto ad evacuare. Raduna i tuoi cari, gli animali domestici e i beni di prima necessità». Col gps evidentemente monitorano ogni cosa che si muove nell’area, sanno dove stai e ti sollecitano a metterti in salvo. Non tutti lo vedono però, non tutti ci credono e non tutti obbediscono. Ad esempio Rodney Nickerson, ingegnere pensionato della Lockheed Martin, si era messo in testa di difendere la sua casa col tubo per annaffiare il prato. Là sopra lo hanno ritrovato, cadavere.

Una squadra del Fire Department di Santa Monica incolonna i mezzi per intervenire. La Guardia Nazionale viene mobilitata per fermare lo sciacallaggio e lo sceriffo Robert Luna proclama il coprifuoco a Los Angeles, a partire dalle 6 del pomeriggio. I venti che hanno sospinto le fiamme calano, paura e recriminazioni no.

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