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Presidente e pregiudicato, condanna storica a Trump per il caso della pornostar

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Nel processo sui fondi a Stormy Daniels è stato giudicato colpevole con sospensione della pena. Niente carcere né multe, ma entrerà in carica con la fedina penale sporca: non era mai successo
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NEW YORK — Alle 10.07 di mattina il volto di Donald Trump è sparito dai monitor piazzati nell’aula e sul tavolo della difesa, e il suo nome è entrato nella storia d’America: il 20 gennaio sarà il primo pregiudicato a giurare da presidente degli Stati Uniti. Il giudice della Corte Suprema di New York, Juan Merchan, aveva appena lasciato l’aula nel silenzio generale. Il collegamento video con il presidente eletto, affiancato dal suo avvocato, Todd Blanche, è stato chiuso quando il tycoon scrutava ancora l’obiettivo con espressione torva. Il pubblico non ha fatto neanche in tempo ad alzarsi, come vuole il protocollo quando la corte esce.

È finita così una giornata storica. L’udienza che ha chiuso il caso Stormy è durata meno di quaranta minuti. Il …

NEW YORK — Alle 10.07 di mattina il volto di Donald Trump è sparito dai monitor piazzati nell’aula e sul tavolo della difesa, e il suo nome è entrato nella storia d’America: il 20 gennaio sarà il primo pregiudicato a giurare da presidente degli Stati Uniti. Il giudice della Corte Suprema di New York, Juan Merchan, aveva appena lasciato l’aula nel silenzio generale. Il collegamento video con il presidente eletto, affiancato dal suo avvocato, Todd Blanche, è stato chiuso quando il tycoon scrutava ancora l’obiettivo con espressione torva. Il pubblico non ha fatto neanche in tempo ad alzarsi, come vuole il protocollo quando la corte esce.

È finita così una giornata storica. L’udienza che ha chiuso il caso Stormy è durata meno di quaranta minuti. Il tempo di permettere ad accusa e difesa di condurre la schermaglia finale, a Trump di ribadire la storia della «caccia alle streghe» e della «vergogna per il sistema» e al giudice di emettere la sentenza. Merchan ha scelto la formula della «sospensione incondizionata della pena»: The Donald non andrà in carcere, non sarà sottoposto a libertà vigilata e non riceverà multe. lI trattamento di favore, ha spiegato, non sarebbe stato adottato con il «cittadino Donald Trump» ma nel frattempo «sono stati i cittadini di questa nazione a decidere che lei debba godere di protezioni come la clausola di supremazia e l’immunità presidenziale». «L’essere eletto – ha aggiunto, chiamando l’imputato “signor Trump” e non “presidente eletto” – non mitiga il reato e non giustifica il commetterlo».

A maggio il tycoon era stato dichiarato colpevole di 34 capi d’accusa legati al pagamento in nero di una pornostar, Stormy Daniels, che nel 2016, in piena campagna elettorale, aveva minacciato di rivelare di aver fatto sesso con lui. Rispetto al processo c’era meno tensione. I controlli di sicurezza sono stati fatti solo all’ingresso e non al quindicesimo piano, dove si è svolta l’udienza finale, come invece era avvenuto durante il processo quando Trump era presente in aula, accompagnato dal figlio Eric, la nuora Lara e tutto il gotha repubblicano. Il procuratore distrettuale Alvin Bragg, arrivato tre minuti prima del via, si è seduto nella seconda fila destinata una volta al pubblico.

Gli illustratori, a cui spettava il compito di disegnare i momenti del processo da consegnare ai media (foto e riprese erano vietate anche ieri), si sono sistemati là dove una volta c’era la giuria popolare. Molte le poltrone vuote. I fotografi, fatti entrare per un breve set di scatti, e che otto mesi fa si erano piazzati a due metri dall’imputato, stavolta si sono dovuti accontentare del suo volto sbiadito apparso sul monitor, con alle spalle due bandiere americane. Si sono persi le espressioni imbronciate tenute da Trump per tutta l’udienza.

Il procuratore Joshua Steinglass ha ricordato l’«atteggiamento intimidatorio dell’imputato verso giudice, accusa, giurati e le loro famiglie». Ha descritto un clima generale di America impaurita e a molti, in aula, è tornata in mente l’ultima conferenza stampa del presidente eletto, quando ha detto ai giornalisti di aver vinto tutti i processi, e nessuno ha avuto il coraggio di contraddirlo. L’avvocato di Trump, Blanche, ha annunciato ricorso, anche se per lo Stato di New York le sentenze passate in giudicato non sono appellabili. Ma Blanche nel futuro governo sarà viceministro della Giustizia.

Trump ha parlato per circa cinque minuti: «Questo processo – ha detto – è stato terribile, non doveva essere neanche portato in aula, molti esperti la pensano come me». Ha poi citato a suo favore ex giudici scomparsi e commentatori tv, suscitando sommesse risate nel pubblico. «Hanno creato questo caso – ha continuato – perché volevano rovinare la mia reputazione, ma ovviamente non ci sono riusciti. I cittadini mi hanno votato. Ho vinto in tutti e sette gli Stati chiave». In platea David Zere, della tv streaming dell’ultradestra Real Americas Voice, annuisce e commenta sottovoce: «Ho capito in questa aula, a maggio, che Trump avrebbe vinto. La gente è con lui».

Dopo aver fatto gli auguri al presidente eletto per il secondo mandato, il giudice si è alzato e ha lasciato l’aula, seguito da Bragg e dal suo team di procuratori. Gli agenti hanno aperto la porta centrale e invitato il pubblico ad andare via.

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