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L’Afd lancia la sfida per il governo: “Portiamo Berlino fuori dall’Europa”

(afp)

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Il partito sbanda a destra. Ma Hoecke: “L’isolamento finirà anche per noi”
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RIESA (SASSONIA) — Fuori la Germania dall’Europa. E deportazioni in grande stile dei migranti: l’Afd ha inglobato nel suo programma il termine controverso “Remigration”, contro il quale anche la neocandidata cancelliera Alice Weidel si era opposta a lungo. Adesso non si scandalizza neanche quando nell’arena di Riesa vengono distribuiti cuori turchesi – colore dell’Afd – con la scritta “Alice für Deutschland”, che in tedesco suona simile al motto delle SA, “Alles für Deutschland”, tutto per la Germania. Uno slogan che al leader dell’ala radicale Bjoern Hoecke è valsa la condanna di un tribunale tedesco. E al centro di molti conciliaboli di questi due giorni di congresso dell’Afd c’è stato proprio lui, il leader estremista della Turingia. Ha vinto o ha perso, nell’eterno duello con la “moderata” Weidel?

Secondo alcuni, ha perso. Perché ieri è passata la mozione che riporta sotto l’ala del partito l’organizzazione giovanile…

RIESA (SASSONIA) — Fuori la Germania dall’Europa. E deportazioni in grande stile dei migranti: l’Afd ha inglobato nel suo programma il termine controverso “Remigration”, contro il quale anche la neocandidata cancelliera Alice Weidel si era opposta a lungo. Adesso non si scandalizza neanche quando nell’arena di Riesa vengono distribuiti cuori turchesi – colore dell’Afd – con la scritta “Alice für Deutschland”, che in tedesco suona simile al motto delle SA, “Alles für Deutschland”, tutto per la Germania. Uno slogan che al leader dell’ala radicale Bjoern Hoecke è valsa la condanna di un tribunale tedesco. E al centro di molti conciliaboli di questi due giorni di congresso dell’Afd c’è stato proprio lui, il leader estremista della Turingia. Ha vinto o ha perso, nell’eterno duello con la “moderata” Weidel?

Secondo alcuni, ha perso. Perché ieri è passata la mozione che riporta sotto l’ala del partito l’organizzazione giovanile “Junge Alternative”, bollata dai servizi come «di estrema destra». Ma nei contenuti è indubbio che Weidel ha virato ancora più a destra. E in questo, ha concesso molto a Hoecke e all’ala “voelkisch”.


Nell’arena intercettiamo proprio Hoecke, che accetta di rispondere ad alcune domande di Repubblica. Gli chiediamo quanto reggerà ancora il cordone sanitario verso il suo partito, e quanto pesa il sostegno di Elon Musk e la nomina a cancelliere di un vecchio alleato dell’Afd come l’austriaco Herbert Kickl. «Io penso che il cordone sanitario cadrà», ci risponde. «E penso che la pressione verrà soprattutto dall’Austria. Se Kickl sarà cancelliere, avrà enormi effetti sulla Germania. Anche per la sua intransigenza: Kickl ha detto che non scenderà a compromessi con i conservatori. Quanto a Trump: farà una politica molto concentrata sui suoi interessi e penso che non si immischierà più di tanto nella politica tedesca». Ma il leader della Cdu Friedrich Merz ha già ribadito due giorni fa che mai si alleerà con l’Afd, obiettiamo. Hoecke scuote la testa: «Il suo futuro da capo della Cdu dipenderà da quello. Sono convinto che alla lunga non potrà reggere, se non farà cadere il veto verso di noi».

Quando chiediamo a Hoecke se la pensa come Weidel, che nell’intervista a Elon Musk ha detto che «Hitler era un comunista», il suo sguardo diventa gelido. «Non mi esprimerò su Hitler. Quando voi giornalisti mi chiedete di Hitler non lo fate per sapere la mia opinione, ma solo per vedere se faccio un errore e saltarci sopra». Lui, l’ex insegnante di storia che aveva definito il monumento alla Shoah una «vergogna» e che ha chiesto anni fa «una svolta di 180 gradi nella rielaborazione storica», con chiaro riferimento al nazismo, ci oppone insomma uno sdegnato «non commento» e se ne va. Come se il paragone non lo avesse fatto la “sua” candidata alla cancelleria, ma uno che passava di là.

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