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Veri tedeschi oppure no? Nella Germania dell’Afd “bio-deutsch” è la parola più brutta dell’anno

(afp)

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Nel dibattito su immigrati e cittadinanza entrano anche i linguisti, mettendo in guardia da un’espressione ingannevole e razzista
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“Veri” tedeschi oppure no? Il tema riecheggia in Germania nella campagna elettorale: si va al voto il 23 febbraio e nei sondaggi cresce l’ultradestra dell’Afd, partito che vuole la chiusura totale delle frontiere e favorire la “remigration”, il rimpatrio su larga scala degli immigrati, a prescindere dal loro Stato di cittadinanza. Importanti dirigenti di questa formazione, oltre a strizzare l’occhio al neonazismo, hanno parlato apertamente di rischio “africanizzazione”, definito i migranti “specie invasive” e distinto appunto tra tedeschi veri e “tedeschi con il passaporto”.

(afp)

Il dibattito in Occidente

Sono idee che vanno molto di moda oggi in Occidente: negli Stati Uniti alle presidenziali Donald Trump ha trionfato puntando sulla deportazione di massa degli immigrati, in Austria e Ungheria l’ultradestra ha vinto con leitmotiv razzisti, e anche in Francia, alle legislative di luglio, il Rassemblem…

“Veri” tedeschi oppure no? Il tema riecheggia in Germania nella campagna elettorale: si va al voto il 23 febbraio e nei sondaggi cresce l’ultradestra dell’Afd, partito che vuole la chiusura totale delle frontiere e favorire la “remigration”, il rimpatrio su larga scala degli immigrati, a prescindere dal loro Stato di cittadinanza. Importanti dirigenti di questa formazione, oltre a strizzare l’occhio al neonazismo, hanno parlato apertamente di rischio “africanizzazione”, definito i migranti “specie invasive” e distinto appunto tra tedeschi veri e “tedeschi con il passaporto”.

(afp)

Il dibattito in Occidente

Sono idee che vanno molto di moda oggi in Occidente: negli Stati Uniti alle presidenziali Donald Trump ha trionfato puntando sulla deportazione di massa degli immigrati, in Austria e Ungheria l’ultradestra ha vinto con leitmotiv razzisti, e anche in Francia, alle legislative di luglio, il Rassemblement National di Marine Le Pen si era imposto al primo turno con un dibattito sui veri francesi e i finti francesi. Per non parlare del fatto che l’estrema destra al governo in Finlandia si chiama “Veri finlandesi”.

In Germania, davanti all’avanzare dell’Afd, che ieri ha concluso il suo congresso spostandosi ancora più a destra, sono intervenuti oggi a loro modo i linguisti. Una speciale giuria, composta da quattro esperti e da un giornalista, si riunisce a Marburgo dal 1991 per decretare la “non-parola” dell'anno. Il loro scopo è scoprire i meccanismi e le strategie dell'uso ingannevole o abusivo della lingua.

La parola più brutta dell’anno

Ebbene, quest’anno hanno scelto “Bio-tedesco” (“Bio-Deutsch”) come “la parola più brutta” del 2024, perché ritenuta razzista e discriminatoria. Nel 2024, ha spiegato la giuria, il termine è stato sempre più utilizzato nel linguaggio pubblico e sociale e soprattutto sui social media per classificare, valutare e discriminare le persone sulla base di presunti criteri di discendenza biologica.

Alla parola “bio-tedesco” è associata la divisione tra tedeschi apparentemente “veri” e tedeschi di seconda classe. La giuria ha criticato non l'uso ironico e satirico della parola (era originariamente usata come espressione satirica che giocava sul sigillo biologico come sigillo di qualità per l'agricoltura biologica), ma piuttosto “l'uso discriminatorio della parola perché viola l'idea di uguaglianza e inclusione democratica". L'uso non ironico immagina un legame biologico tra nazionalità ed “essere tedesco” che non esiste, un privilegio della comunità immaginaria dei “bio-tedeschi”.

La decisione dei linguisti non fermerà l’avanzata dell’Afd, ma può aiutare a orientarsi in un dibattito in cui la propaganda fa perdere significato alle parole. O prova a inventarne di nuove per ingannare gli elettori.

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