Biden saluta l’America: “Una pericolosa oligarchia minaccia la nostra democrazia”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – Dwight Eisenhower lanciò l’allarme sulla minaccia del potere detenuto dal "complesso militare-industriale", quando lasciò la presidenza, che aveva conquistato dopo aver condotto le truppe alleate alla vittoria contro il nazismo. Joe Biden, citandolo, ha detto invece di essere "altrettanto preoccupato per la potenziale ascesa di un complesso tecnologico-industriale che potrebbe rappresentare un pericolo reale anche per il nostro Paese".
Il saluto del capo della Casa Bianca che doveva curare l’America dalla malattia del nazionalismo populista, impersonato da Trump ma ormai radicato in una larga parte dell’elettorato, è stato anche la misura del suo fallimento, perché lunedì proprio Donald gli riporterà via l’Ufficio Ovale. Epperò ieri sera, nel discorso in diretta televisiva lungo meno di venti minuti, Biden non ha rinunciato a lasciare il segno, rivolgendosi un’ultima volta all’America affinché rifiuti le sirene di chi mette a rischio la sopravvivenza della sua democrazia, p…
NEW YORK – Dwight Eisenhower lanciò l’allarme sulla minaccia del potere detenuto dal "complesso militare-industriale", quando lasciò la presidenza, che aveva conquistato dopo aver condotto le truppe alleate alla vittoria contro il nazismo. Joe Biden, citandolo, ha detto invece di essere "altrettanto preoccupato per la potenziale ascesa di un complesso tecnologico-industriale che potrebbe rappresentare un pericolo reale anche per il nostro Paese".
Il saluto del capo della Casa Bianca che doveva curare l’America dalla malattia del nazionalismo populista, impersonato da Trump ma ormai radicato in una larga parte dell’elettorato, è stato anche la misura del suo fallimento, perché lunedì proprio Donald gli riporterà via l’Ufficio Ovale. Epperò ieri sera, nel discorso in diretta televisiva lungo meno di venti minuti, Biden non ha rinunciato a lasciare il segno, rivolgendosi un’ultima volta all’America affinché rifiuti le sirene di chi mette a rischio la sopravvivenza della sua democrazia, per tornare invece a porre i suoi valori fondanti e il proprio carattere prima di tutto.
Per questo ha iniziato il discorso usando l'immagine della Statua della Libertà, che "non è ferma, ma in marcia". È in marcia perché "l'idea dell'America, le nostre istituzioni, il nostro popolo, i nostri valori sono costantemente messi alla prova". Lo dimostra il fatto che oggi negli Usa "sta prendendo forma un'oligarchia di estrema ricchezza, potere e influenza". Quella tecno-autocrazia che non guarda in faccia a nessuno, forte del suo dominio economico e tecnologico, convinta di non aver bisogno della democrazia per poter prosperare, come in fondo era successo anche al capitalismo durante gli anni più bui delle dittature europee. Musk e gli altri hanno strumenti potenti per influenzare la società e non vogliono limitazioni o controlli. Trump è solo lo strumento attuale di questa oligarchia, rimpiazzabile domani con un altro portabandiera.
Biden ha denunciato questo rischio esistenziale per la sopravvivenza della democrazia, a cui però la maggioranza degli elettori non ha creduto il 5 novembre scorso. E lo ha collegato ad altri due fenomeni preoccupanti: "Le forze potenti che vogliono esercitare la loro influenza incontrollata per eliminare le misure che abbiamo adottato per affrontare la crisi climatica", e la "valanga di disinformazione che ha seppellito gli americani", stretti fra il "crollo della libertà di stampa" e l’editoria tradizionale, e i social media che "rinunciano a verificare i fatti", come ha annunciato il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg per riavvicinarsi a Trump.
Perciò Biden ha sollecitato gli americani a salvaguardare le loro istituzioni, mantenendo la separazione dei poteri e il sistema dei "checks and balances". Li ha esortati ad evitare ogni "abuso di potere", chiedendo anche di modificare la Costituzione per "chiarire che nessun presidente è immune dai crimini che commette mentre è in carica". Ovvia allusione alla Corte Suprema dominata dalla super maggioranza conservatrice, che a suo avviso ha negato il principio fondamentale dell’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, quando ha concesso l’immunità a Trump che gli ha permesso di evitare i processi sull’assalto al Congresso del 6 gennaio e i documenti segreti trafugati a Mar a Lago, aprendo la porta alla sua rielezione.
Nel resto del discorso Biden ha difeso la propria eredità politica, dalla tregua appena raggiunta a Gaza alle iniziative economiche che richiederanno tempo per essere apprezzate, ma la parte fondamentale del suo saluto non è stata questa. Il suo obiettivo, come quello di Eisenhower, era mettere il paese in guardia da un pericolo più grande del suo stesso desiderio di soddisfare il proprio ego. Gli americani il 5 novembre scorso non hanno ritenuto Trump una minaccia tale per la democrazia da rifiutare di votarlo, e così hanno spalancato le porte dell’amministrazione alla tecno oligarchia. Ora sperimenteranno sulla propria pelle gli effetti, e starà sempre a loro decidere se vogliono ancora difendere i valori fondanti del paese.