Elon Musk ha avuto un ruolo nella liberazione della giornalista italiana Cecilia Sala: la ricostruzione del New York Times conferma quello che Repubblica aveva anticipato l’8 gennaio, scrivendo dei contatti tra il miliardario americano e il capo della missione iraniana alle Nazioni Unite, Amir Saeid Iravani, per arrivare al rilascio della reporter detenuta a Evin dal 19 dicembre.
Musk e Iravani si erano già visti a novembre, in un incontro sempre smentito dalle autorità iraniane perché nessun funzionario di Teheran ha l’autorizzazione a trattare direttamente con gli americani, ma confermato da diverse fonti. Il filo diretto tra i due è uno dei canali di comunicazione non ufficiali più forti tra Washington e Teheran. Questo spiega perché la famiglia e gli affetti di Sala abbiano deciso di percorrerlo come strada possibile per la liberazione.
Il fidanzato di Sala, il giornalista Daniele Raineri, ha raccontato al quotidiano americano di aver contattato il referente di Musk in Itali…
Elon Musk ha avuto un ruolo nella liberazione della giornalista italiana Cecilia Sala: la ricostruzione del New York Times conferma quello che Repubblica aveva anticipato l’8 gennaio, scrivendo dei contatti tra il miliardario americano e il capo della missione iraniana alle Nazioni Unite, Amir Saeid Iravani, per arrivare al rilascio della reporter detenuta a Evin dal 19 dicembre.
Musk e Iravani si erano già visti a novembre, in un incontro sempre smentito dalle autorità iraniane perché nessun funzionario di Teheran ha l’autorizzazione a trattare direttamente con gli americani, ma confermato da diverse fonti. Il filo diretto tra i due è uno dei canali di comunicazione non ufficiali più forti tra Washington e Teheran. Questo spiega perché la famiglia e gli affetti di Sala abbiano deciso di percorrerlo come strada possibile per la liberazione.
Il fidanzato di Sala, il giornalista Daniele Raineri, ha raccontato al quotidiano americano di aver contattato il referente di Musk in Italia, Andrea Stroppa, il 29 dicembre, dunque prima del viaggio di Giorgia Meloni a Mar-a-Lago, chiedendogli “se poteva portare il caso all'attenzione di Musk e chiedere il suo aiuto". Stroppa ha spiegato che il miliardario "aveva preso atto della richiesta, ma che non sapeva se fosse stato coinvolto". Musk, scrive il Nyt, avrebbe contattato poi Iravani dopo il viaggio di Meloni.
L'Iran derubrica queste ricostruzioni a "storytelling e fantasie dei media", ma sono spesso smentite di rito, perché la questione dei contatti diretti con gli americani è altamente sensibile per la Repubblica Islamica che ha interrotto i rapporti diplomatici con gli Stati Uniti dubito dopo la rivoluzione khomeinista del 1979.
Nelle prossime settimane il canale Musk-Iravani potrebbe rivelarsi prezioso per il Sistema che si appresta ad affrontare difficili negoziati, indiretti, con l’amministrazione Trump sul nucleare. Ieri il presidente Masoud Pezeshkian ha detto di essere pronto a trattare, a patto però che gli americani tengano fede agli impegni: una stoccata allo stesso Trump che nel 2018 uscì unilateralmente dall’accordo sul nucleare.
Anche il presidente eletto adesso punta a un’intesa con l’Iran, lo ha chiarito il futuro segretario di Stato Marco Rubio in audizione al Senato, ma senza concessioni: Teheran dovrà fare un passo indietro non solo sul programma nucleare, ha spiegato, ma anche su quello missilistico e sul sostegno ai gruppi armati nella regione. Un compromesso difficile da accettare per gli ayatollah.