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Gaza, Trump scippa a Biden l’annuncio dell’intesa: “Vigiliamo sulla pace”

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Il presidente eletto prova a intestarsi l’accordo e punta ad allargare gli Accordi di Abramo
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NEW YORK — Usare l’intesa a Gaza come viatico per «allargare gli Accordi di Abramo» all’Arabia Saudita, e quindi creare le condizioni per un nuovo paradigma di stabilità nell’intero Medio Oriente, che completi l’isolamento dell’Iran indebolito. Donald Trump, ieri il primo ad annunciare l’intesa, ha subito indicato la strada che intende seguire, quando lunedì tornerà alla Casa Bianca, senza però sbilanciarsi sulla creazione dello Stato palestinese, che potrebbe rivelarsi come il dettaglio capace di far saltare l’intero progetto.

Il presidente uscente Biden ha rivendicato il merito, ricordando che «questo è esattamente il piano che avevo proposto a maggio» (e ai giornalisti che gli chiedevano se è stato un successo suo o di Trump ha risposto: «State scherzando?»). È vero, ma così ha sollevato anche gli interrogativi sul motivo per cui l’intesa non era stata conclusa allora. Non c’erano ancora le condizioni, oppure qualcuno ha frenato apposta, per evitare che il successo diplomatico …

NEW YORK — Usare l’intesa a Gaza come viatico per «allargare gli Accordi di Abramo» all’Arabia Saudita, e quindi creare le condizioni per un nuovo paradigma di stabilità nell’intero Medio Oriente, che completi l’isolamento dell’Iran indebolito. Donald Trump, ieri il primo ad annunciare l’intesa, ha subito indicato la strada che intende seguire, quando lunedì tornerà alla Casa Bianca, senza però sbilanciarsi sulla creazione dello Stato palestinese, che potrebbe rivelarsi come il dettaglio capace di far saltare l’intero progetto.

Il presidente uscente Biden ha rivendicato il merito, ricordando che «questo è esattamente il piano che avevo proposto a maggio» (e ai giornalisti che gli chiedevano se è stato un successo suo o di Trump ha risposto: «State scherzando?»). È vero, ma così ha sollevato anche gli interrogativi sul motivo per cui l’intesa non era stata conclusa allora. Non c’erano ancora le condizioni, oppure qualcuno ha frenato apposta, per evitare che il successo diplomatico arrivasse in tempo per pesare sulle elezioni del 5 novembre? Probabile che entrambe le cose siano vere. Biden però ha aggiunto che «noi americani parliamo con una voce sola, questo fanno i presidenti». Così ha riconosciuto la collaborazione con la squadra entrante di Trump, che ha aiutato a mettere pressione soprattutto sul premier israeliano Netanyahu, affinché accettasse i compromessi necessari ad arrivare alla tregua prima dell’Inauguration di lunedì; ma ha anche chiarito che ora la responsabilità di applicare l’accordo e andare oltre la prima fase ricade sulle spalle del successore.

Qui vanno quindi inserite le considerazioni del prossimo presidente e i suoi collaboratori, per capire quale potrebbe essere il percorso. E Trump, oltre a cercare di prendersi tutto il merito, ha chiarito sui social le sue intenzioni: «Con questo accordo in vigore, la mia squadra di sicurezza nazionale, attraverso gli sforzi dell’inviato speciale per il Medio Oriente, Steve Witkoff, continuerà a lavorare a stretto contatto con Israele e i nostri alleati per garantire che Gaza non diventi mai più un rifugio sicuro per i terroristi». Sottintende impedire che Hamas torni a governare la Striscia, senza però indicare come. Netanyahu ha promesso lo stesso, ma solo il segretario generale dell’Onu Guterres, oltre ad offrire la collaborazione del Palazzo di Vetro per «aiutare l’applicazione dell’accordo e rilanciare gli aiuti umanitari per i palestinesi», ha sottolineato anche come «le aspirazioni di entrambi i popoli potranno essere realizzate solo attraverso una soluzione dei due Stati sostenibile».

Trump questo non lo ha detto, concludendo così: «Continueremo a promuovere la pace attraverso la forza in tutta la regione, sfruttando lo slancio di questo cessate il fuoco per espandere ulteriormente gli storici accordi di Abramo». È sempre stato il suo obiettivo. La normalizzazione dei rapporti con l’Arabia sarebbe non solo un forte incentivo per Israele a completare le fasi dell’intesa, ma anche una novità capace di rivoluzionare il Medio Oriente, creando il paradigma per una nuova stabilità basata sull’isolamento dell’Iran e del terrorismo sciita, magari favorendo un cambio di regime. Lo ha sottolineato ieri Marco Rubio, nominato segretario di Stato, durante le audizioni di conferma al Senato. Prima del 7 ottobre i sauditi non facevano dello Stato palestinese una condizione per aderire agli Accordi di Abramo, e il sospetto è che Hamas abbia attaccato su sollecitazione di Teheran proprio per far saltare il negoziato. Ora però è difficile che Riad accetti di normalizzare le relazioni senza la prospettiva dei due Stati, anche perché servirebbe a evitare il ritorno di Hamas.

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