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Il saggista Franklin Foer: “Con Biden finisce un’intera era politica”

(afp)

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Intervista all’editorialista di The Atlantic: “È stato un buon leader ma non doveva ricandidarsi. Anche per questo Trump è tornato”
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«Quattro anni fa Joe Biden si era impegnato a salvare l’anima dell’America dandosi il compito fondamentale di fermare Donald Trump. Ha fallito e rischia di essere ricordato principalmente per quello». Franklin Foer ex direttore della rivista New Republic, oggi editorialista di The Atlantic, è autore di diversi saggi: I nuovi poteri forti, sull’avanzata di Big Tech. E L’ultimo dei politici, dove ha ricostruito i primi due anni di Biden alla Casa Bianca.

Nel suo discorso d’addio il presidente ha lanciato un monito: “Un’oligarchia ricca e potente minaccia la democrazia”...

«Quella che ormai viene chiamata tecno-destra è in parte un movimento ma anche una realtà individuale. Penso all’influenza senza precedenti di Elon Musk su Trump. Con Space X e Tesla ha intrecciato interessi pubblici e privati. Crede nella tecnocrazia, sogna una dittatura degli ingegneri. Ha idee chiare su dove vuol portare il mondo: bisogna temerlo. Ed è un’illusione che due ego come il suo e quello di Trump non coes…

«Quattro anni fa Joe Biden si era impegnato a salvare l’anima dell’America dandosi il compito fondamentale di fermare Donald Trump. Ha fallito e rischia di essere ricordato principalmente per quello». Franklin Foer ex direttore della rivista New Republic, oggi editorialista di The Atlantic, è autore di diversi saggi: I nuovi poteri forti, sull’avanzata di Big Tech. E L’ultimo dei politici, dove ha ricostruito i primi due anni di Biden alla Casa Bianca.

Nel suo discorso d’addio il presidente ha lanciato un monito: “Un’oligarchia ricca e potente minaccia la democrazia”...

«Quella che ormai viene chiamata tecno-destra è in parte un movimento ma anche una realtà individuale. Penso all’influenza senza precedenti di Elon Musk su Trump. Con Space X e Tesla ha intrecciato interessi pubblici e privati. Crede nella tecnocrazia, sogna una dittatura degli ingegneri. Ha idee chiare su dove vuol portare il mondo: bisogna temerlo. Ed è un’illusione che due ego come il suo e quello di Trump non coesisteranno a lungo. Credo che abbiano molto bisogno l’uno dell’altro e che i loro interessi continueranno a coincidere».


Perché considera Biden “L’ultimo dei politici”?

«Con lui finisce un modo di far politica che consisteva nel rispettare i ruoli delle istituzioni, dialogare con gli oppositori, esercitare la virtù del compromesso. In realtà, quando vinse nel 2020, l’America aveva già perso il rispetto per quel tipo di politica, tanto da aver già generato il fenomeno Trump. Ma nel pieno del Covid gli elettori preferìrono Biden convinti che avrebbe restituito equilibrio al Paese travolto dalle follie di The Donald. Lo considerarono una medicina miracolosa. E lui ha effettivamente fatto tanto. Ma non ha saputo comunicarlo».


Cosa non ha funzionato?

«La decisione peggiore è stata quella, egoista, di cercare un secondo mandato. Se avesse mollato dopo la vittoria alle elezioni di Midterm del 2022 ammettendo di non avere più la forza di essere presidente sarebbe uscito di scena vincente, permettendo primarie aperte e l’emergere di un nuovo leader. Naturalmente non sappiamo come sarebbe andata. Ma il suo partito non ne sarebbe uscito a pezzi».


Invece?

«È un insicuro e ha sempre provato risentimento verso l’élite del partito, convinto di essere sottovalutato. Allo stesso tempo, ha sempre creduto che i suoi ideali lo avrebbero portato lontano. Guidato da una sorta di pensiero magico era certo che la fede nelle sue abilità lo avrebbe salvato perché in passato aveva funzionato. Non questa volta».


La Storia lo riscatterà?

«È stato un buon presidente e se a seguirlo non fosse Trump il giudizio della Storia sarebbe positivo. Ma non fermando il trumpismo ha messo il successore nelle condizioni di distruggerne l’eredità. Trump ne cavalcherà i successi e potrebbe smantellare le sue leggi migliori. Difficile, dunque, dire oggi come sarà ricordato».


Come sarà il Trump 2.0?

«Molto più ambizioso di otto anni fa. Nel 2016 non si aspettava la vittoria, ora ha già pianificato le trasformazioni che vuole. Rimodellerà la politica americana come pochi prima di lui sono riusciti a fare».


Che futuro prevede per il partito democratico?

«Siamo nel pieno di un importante cambio generazionale: Biden, i Clinton, Barack Obama, Nancy Pelosi e gli altri, i baby boomers che lo hanno dominato per anni, stanno lasciando le redini. Politici più giovani e con nuove idee stanno già emergendo: costruiranno loro l’alternativa al trumpismo. A patto di riuscire a strappare gli elettori dall’apatia, amica della tirannia, e dal deficit d’attenzione in cui versano».

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