DEIR EL BALAH — Tre giorni separano l’annuncio dall’attuazione dell’accordo, ma non sono solo giorni; sono tre vite di attesa, tre esistenze piene di paura, anticipazione e oscurità. Il tempo qui non passa; si infrange contro le pareti del dolore. I fugaci momenti di gioia che abbiamo vissuto mercoledì sera, in mezzo all’oscurità e al dolore, sono stati cancellati. Israele ci ha trascinato nuovamente nella nostra realtà cruenta con i suoi bombardamenti che hanno fatto a pezzi tutto, come a dire: «Nemmeno la felicità è un tuo diritto».
Ieri il rumore delle esplosioni era sempre presente. Dal quartiere in cui vivevo, nel nord di Gaza, mi è arrivata al telefono la voce di un vicino, soffocata dalle lacrime e dal terrore: «Abbiamo visto la morte con i nostri occhi… stiamo chiamando per vedere se c’è qualcuno vivo sotto le macerie». Un singolo colpo ha posto fine alla vita di 12 persone. Non hanno nomi adesso, solo numeri aggiunti alla lista infinita.
DEIR EL BALAH — Tre giorni separano l’annuncio dall’attuazione dell’accordo, ma non sono solo giorni; sono tre vite di attesa, tre esistenze piene di paura, anticipazione e oscurità. Il tempo qui non passa; si infrange contro le pareti del dolore. I fugaci momenti di gioia che abbiamo vissuto mercoledì sera, in mezzo all’oscurità e al dolore, sono stati cancellati. Israele ci ha trascinato nuovamente nella nostra realtà cruenta con i suoi bombardamenti che hanno fatto a pezzi tutto, come a dire: «Nemmeno la felicità è un tuo diritto».
Ieri il rumore delle esplosioni era sempre presente. Dal quartiere in cui vivevo, nel nord di Gaza, mi è arrivata al telefono la voce di un vicino, soffocata dalle lacrime e dal terrore: «Abbiamo visto la morte con i nostri occhi… stiamo chiamando per vedere se c’è qualcuno vivo sotto le macerie». Un singolo colpo ha posto fine alla vita di 12 persone. Non hanno nomi adesso, solo numeri aggiunti alla lista infinita.
Anche qui a Deir el Balah si percepisce la sensazione asfissiante di essere circondati da rovine e morti intrappolati. Le squadre di soccorso lavorano senza attrezzature, a mani nude, scavando nel pesante silenzio dell’oscurità, sperando di trovare anche una voce debole, anche una sola vita.
Dall’annuncio del cessate il fuoco sono morte 82 persone. Gaza è circondata da una cintura di fuoco che rinchiude i suoi residenti in un limbo di morte. I prossimi tre giorni sembrano una prova di resistenza, di cuore, di resilienza dell’umanità che cerca di sopravvivere. Israele sa come rendere insopportabili questi ultimi giorni.
La vita è ferma. Tutto è congelato, ogni sguardo è pieno di ansia. Nessuno festeggia, nessuno sorride. Le parole sul cessate il fuoco risuonano come echi vuoti in un vuoto ancora più grande. Qui non vediamo altro che più terrore; non sentiamo altro che il rumore dei bombardamenti; non sentiamo altro che il dolore crescente che si intensifica ogni momento che passa.
Solo tre giorni, ma sembrano una vita di tormenti. L’occupazione non ci ha concesso nemmeno la dignità di attendere in pace la tregua.