Russia, avvocati di Navalny condannati per estremismo: “Come siamo finiti sul banco degli imputati?”
dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA – “Com’è che siamo finiti tutti qui? In un’aula di tribunale, in uno schieramento così insolito?”, si è chiesto l’avvocato 41enne Vadim Kobzev rivolgendosi al termine di un processo a porte chiuse alla giudice della corte distrettuale di Petushki. Non l’arringa finale di un legale difensore, ma “l’ultima parola” di un imputato.
La denuncia di un sistema legale oramai alla rovescia: avvocati sul banco degli imputati, accusati di “partecipazione a una comunità estremista” per aver difeso l’oppositore morto in carcere un anno fa Aleksej Navalny. Una domanda, quella di Kobzev, caduta nel vuoto. Oggi è stato condannato insieme al 38enne Aleksej Lipster e al 46enne Igor Sergunin: cinque anni e mezzo per lui, cinque per Lipster, tre anni e mezzo per Sergunin che aveva ammesso parzialmente la colpa.
Arrestati a Mosca nell’ottobre del 2023, i tre avvocati di Navalny sono stati accusati di avere “usato il loro status” per consegnare le lettere dell’oppositore ai suoi collaboratori e …
MOSCA – “Com’è che siamo finiti tutti qui? In un’aula di tribunale, in uno schieramento così insolito?”, si è chiesto l’avvocato 41enne Vadim Kobzev rivolgendosi al termine di un processo a porte chiuse alla giudice della corte distrettuale di Petushki. Non l’arringa finale di un legale difensore, ma “l’ultima parola” di un imputato.
La denuncia di un sistema legale oramai alla rovescia: avvocati sul banco degli imputati, accusati di “partecipazione a una comunità estremista” per aver difeso l’oppositore morto in carcere un anno fa Aleksej Navalny. Una domanda, quella di Kobzev, caduta nel vuoto. Oggi è stato condannato insieme al 38enne Aleksej Lipster e al 46enne Igor Sergunin: cinque anni e mezzo per lui, cinque per Lipster, tre anni e mezzo per Sergunin che aveva ammesso parzialmente la colpa.
Arrestati a Mosca nell’ottobre del 2023, i tre avvocati di Navalny sono stati accusati di avere “usato il loro status” per consegnare le lettere dell’oppositore ai suoi collaboratori e di avere così “garantito il regolare trasferimento di informazione tra i leader e i partecipanti della comunità estremista”, com’è stata etichettata nel giugno 2021 la Fondazione anti-corruzione di Navalny, e di aver così permesso al dissidente di “pianificare, preparare e commettere crimini estremisti” dalla sua cella.
Accuse basate sulle riprese nascoste degli incontri tra il politico e i suoi legali, in barba al segreto professionale. Nelle conversazioni violate non c’era alcun crimine. Il crimine, secondo l’accusa, starebbe stato proprio negli incontri e nelle conversazioni stesse.
Altri due avvocati, Olga Mikhailova e Aleksander Fedulov, sono stati incriminati in contumacia dopo essere riusciti a lasciare il Paese e sono inseguiti da un mandato di arresto internazionale. Tutti e cinque sono stati iscritti nell’elenco degli estremisti e terroristi, benché non abbiano mai lavorato nella Fondazione anticorruzione, né ne siano mai stati neppure formalmente membri.
Per Memorial, l’organizzazione per i diritti umani Nobel per la pace, Kobzev, Lipster e Sergunin sono semmai “prigionieri politici” e vanno liberati. Stesso appello della vedova dell’oppositore Julija Navalnaja.
Gli avvocati presi di mira per piegare Navalny
L’avvocato Leonid Soloviov è convinto che il “caso avvocati”, com’è stato chiamato, sia stato il “prodotto della campagna dello Stato contro Navalny, piuttosto che contro gli avvocati in particolare”. L’ultima picconata per demolire l’oppositore condannato a 19 anni di carcere, privandolo della protezione legale e della possibilità di coordinarsi con i suoi familiari, amici e colleghi. Quando Navalny è morto il 16 febbraio di un anno fa in una colonia penale artica in circostanze tutte da chiarire, i suoi avvocati erano in custodia già da quattro mesi.
Un pericoloso precedente per tutti i difensori in Russia
Si tratta comunque di un’altra linea rossa mai valicata neppure sotto l’Urss: sorvegliati sì, minacciati sì, sottoposti a restrizioni illegali e persino picchiati, i legali degli oppositori non erano finora mai stati incarcerati per aver fatto semplicemente il loro lavoro. La sentenza è un precedente che scoraggia i pochi avvocati difensori rimasti nel Paese dal farsi carico di cause politiche.
Un quarto ha già lasciato la Russia. “Ora chiunque ha paura di diventare da difensore ad accusato”, ha commentato l’avvocato e giurista Dmitrij Dovgiy. “Ma credo che non possiamo arrenderci. Dobbiamo fare quello che dobbiamo: continuare il nostro lavoro per tutelare i clienti e non dimenticare i nostri colleghi che sono caduti anche loro nelle macine della giustizia”.
Kobzev: “Processati per aver trasmesso i pensieri di Navalny”
“Siamo processati per aver trasmesso i pensieri di Navalny”, aveva denunciato sempre Kobzev nella sua “ultima parola” a fine dicembre. Questa situazione, ha continuato, dimostra che “in 11 anni il Paese è cambiato e sono arrivati tempi diversi. Il futuro è sconosciuto, ma conosciamo il passato. Sappiamo che negli Anni ‘30, ‘40 e ‘50 nei tribunali russi persone con le stesse facce serie mandavano già cittadini nei campi per esprimere pensieri scettici nei confronti delle autorità. Sappiamo anche che poi persone con le stesse facce serie (e guarda caso erano le stesse) cancellarono queste frasi, alzando le mani e dicendo a bassa voce: “Così erano i tempi””.
“Ho seguito gli ordini”, “Non ne sapevo nulla”, “Ho fatto tutto ciò che era in mio potere”. Così, ha infine ricordato Kobzev, rispondeva l’ex comandante del campo di concentramento ai soldati statunitensi che lo avevano catturato nel romanzo di Erich Maria Remarque “L’ultima scintilla”. “Vostro Onore! Mi auguro sinceramente che, in relazione al verdetto, Lei non debba mai, in nessuna circostanza, pronunciare nessuna di queste tre frasi”.