“Ti ricordi Lesha, quell’uomo grande e grosso che aveva la bancarella laggiù? Sono morti lui e la moglie. Erano fermi in auto, stanotte, aspettando di aprire bottega, e sono bruciati vivi: li ha centrati in pieno un pezzo di un missile abbattuto”, racconta una collega del mercato Lukyanivka, nel quartiere Shevchenko in centro a Kiev. Chiuso per bombe, ieri, dopo l’ennesimo attacco mortale russo alla capitale ucraina.
Morire a Kiev mentre tutti annusano l’aria sperando che sia cambiato il vento, che arrivi finalmente la pace: un pesante bombardamento russo notturno con “due missili balistici abbattuti a bassa quota” racconta il portavoce dell’aeronautica ucraina, Yuriy Ignat, ha provocato la morte di tre civili: “I missili balistici sono obiettivi molto difficili da intercettare”, spiega Ignat, perché volano radente ad alta velocità, “e queste sono purtroppo le conseguenze”: si evita che raggiungano l’obiettivo, si sfoga parte della loro potenza distruttiva, ma quel che resta sca…
“Ti ricordi Lesha, quell’uomo grande e grosso che aveva la bancarella laggiù? Sono morti lui e la moglie. Erano fermi in auto, stanotte, aspettando di aprire bottega, e sono bruciati vivi: li ha centrati in pieno un pezzo di un missile abbattuto”, racconta una collega del mercato Lukyanivka, nel quartiere Shevchenko in centro a Kiev. Chiuso per bombe, ieri, dopo l’ennesimo attacco mortale russo alla capitale ucraina.
Morire a Kiev mentre tutti annusano l’aria sperando che sia cambiato il vento, che arrivi finalmente la pace: un pesante bombardamento russo notturno con “due missili balistici abbattuti a bassa quota” racconta il portavoce dell’aeronautica ucraina, Yuriy Ignat, ha provocato la morte di tre civili: “I missili balistici sono obiettivi molto difficili da intercettare”, spiega Ignat, perché volano radente ad alta velocità, “e queste sono purtroppo le conseguenze”: si evita che raggiungano l’obiettivo, si sfoga parte della loro potenza distruttiva, ma quel che resta scatena una roulette russa imprevedibile tra i palazzi della metropoli.
Oltre a Lesha, diminutivo di Aleksey, e alla moglie, è morto anche un 25enne colpito vicino all'ingresso della metropolitana Lukyanivka. Le fotografie mostrano le auto in fiamme, i detriti; il lago provocato dallo sventramento di una conduttura principale dell’acqua, che ha lasciato a lungo a secco il quartiere. Vicino all’ingresso della metro c’è un cratere impressionante: è in mezzo alla strada, proprio davanti al primo storico McDonald’s aperto in Ucraina nel 1997, che ora ha le vetrine schiantate. La stazione della metropolitana Lukyanivka è chiusa, i treni transitano senza fermarsi.
Scene da una guerra che non si placa, a quasi tre anni dall’invasione russa. Missili e droni arrivano anche a Zaporizhzhia, centrano la cattedrale ortodossa di Sant’Andrea e ne sfondano il tetto tra gli stucchi dorati e gli affreschi. Non ci sono morti, per fortuna, solo feriti. Nella notte Mosca ha lanciato in Ucraina quattro missili balistici Iskander-M/KN-23, 39 droni kamikaze Shahed e vari tipi di droni-esca, dice l'Aeronautica militare di Kiev rivendicando di avere abbattuto due missili balistici e 24 droni d'attacco in diverse regioni.
Il ministero della Difesa russa ha rivendicato “l’attacco con armi di precisione contro strutture militari-industriali ucraine, in particolare un sito che produce missili a lungo raggio”. Si tratta dello Studio di progettazione Luch, uno dei principali centri di sviluppo dei componenti per l’industria militare sovietica che lavorava in stretta collaborazione con l’Artem, l’enorme complesso militare che traduceva quei progetti in realtà.
Secondo il governo ucraino è tutto chiuso e non operativo, ma i russi hanno già attaccato l’area dei due colossi diverse volte. La prima il 15 marzo del 2022, poche settimane dopo l’invasione: colpirono gli edifici della fabbrica e l’ingresso della metro Lukyanivka. Con i progetti Luch, un tempo la Artem realizzava missili aria-aria, missili anticarro e un’infinità di componenti per l’aviazione militare. Tutte informazioni che i russi conoscono perfettamente, visto che erano tra i gioielli strategici della produzione militare sovietica.
Colpire nuovamente l’area di Luch e Artem è la rappresaglia di Mosca per i missili occidentali e i droni con cui gli ucraini continuano a colpire in Russia, come hanno fatto anche ieri notte lanciando dieci droni contro un deposito di petrolio nella regione di Tula. "È stata una notte molto violenta in tutta l'Ucraina, ennesima dimostrazione che Putin vuole la guerra, non la pace”, twitta il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha ripetendo il dogma di Kiev: il presidente russo “deve essere costretto ad accettare una pace giusta con la forza, con la massima pressione economica e militare”. Alla vigilia dell’insediamento di Trump, e nell’attesa di capire quale sarà l’effetto sul conflitto, la guerra non accenna affatto ad attenuare i toni.