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Aperto il valico di Rafah, sui camion in fila la speranza di sopravvivere per migliaia di persone

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I mezzi incolonnati portano cibo, coperte, medicinali a una popolazione allo stremo. Che attende ancora sotto le bombe la agognata tregua
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RAFAH – Per la prima volta dal maggio dell’anno scorso i cancelli del valico di Rafah sono aperti. Iniziano a transitare i camion - 197 di aiuti umanitari e 5 di carburante, sono già in fila - ci si prepara per l’uscita dei primi feriti. Donne e bambini dovrebbero essere i primi a varcare i cancelli gialli diretti agli ospedali della vicina al Arish e del Sinai per un primo triage, per poi essere spostati in reparti specializzati di altre regioni secondo gravità e necessità. Ma al momento nessuna ambulanza è arrivata al valico. Gli operatori della Mezzaluna Rossa non sono autorizzati a dare dettagli, aspettano anche loro come le centinaia di autisti pronti a entrare nella striscia.

I camion che si erano avviati verso il valico carichi di aiuti erano seicento, forse di più. Cibo, coperte, medicinali, beni di prima necessità. A Gaza serve tutto. Ma solo da oggi, come prevede l’accordo per il cessate il fuoco, il flusso degli aiuti tornerà a dare respiro alla popolazione stremata, che an…

RAFAH – Per la prima volta dal maggio dell’anno scorso i cancelli del valico di Rafah sono aperti. Iniziano a transitare i camion - 197 di aiuti umanitari e 5 di carburante, sono già in fila - ci si prepara per l’uscita dei primi feriti. Donne e bambini dovrebbero essere i primi a varcare i cancelli gialli diretti agli ospedali della vicina al Arish e del Sinai per un primo triage, per poi essere spostati in reparti specializzati di altre regioni secondo gravità e necessità. Ma al momento nessuna ambulanza è arrivata al valico. Gli operatori della Mezzaluna Rossa non sono autorizzati a dare dettagli, aspettano anche loro come le centinaia di autisti pronti a entrare nella striscia.

I camion che si erano avviati verso il valico carichi di aiuti erano seicento, forse di più. Cibo, coperte, medicinali, beni di prima necessità. A Gaza serve tutto. Ma solo da oggi, come prevede l’accordo per il cessate il fuoco, il flusso degli aiuti tornerà a dare respiro alla popolazione stremata, che ancora stanotte è rimasta sotto le bombe per il ritardo nella consegna della lista degli ostaggi da liberare da parte di Hamas.

Si spera e si prega nella Striscia, mentre anche il Cairo si prepara. In Egitto il cessate il fuoco significa in primo luogo questa riapertura di Rafah, un valico che fino a maggio è stata l’ultima speranza dei pochi palestinesi riusciti a uscire da Gaza, uno dei pochi varchi da cui gli aiuti entravano, sì con il contagocce, ma riuscivano almeno a dare un po’ di ossigeno a una popolazione ormai al limite. Da mesi ormai non succede più.

Il tre maggio, Israele ha lanciato un’offensiva su Rafah e preso il controllo del valico. E la Striscia, che già prima del 7 ottobre e dell’inizio dell’offensiva israeliana dipendeva dai circa cinquecento camion di aiuti che entravano ogni giorno, è rimasta sempre più sola, affamata, isolata. Secondo i report di diverse agenzie internazionali, meno della metà dei 36 ospedali di Gaza sono funzionanti, il che aumenta il rischio di epidemie di malattie infettive, e quelli ancora in piedi fanno i conti con la mancanza di farmaci e strumentazione di base.

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La produzione di acqua è inferiore al 25% della capacità, mentre si stima che quasi tutti i 2,1 milioni di abitanti del territorio stiano affrontando alti livelli di insicurezza alimentare.

Tonnellate e tonnellate di generi alimentari, latte per neonati, biscotti, datteri, acqua per mesi bloccate nei depositi di Al Arish, la città più vicina al valico, sono andate perse, distrutte e sepolte nel Sinai mentre dall’altra parte del lungo muro che separa Rafah dall’Egitto si moriva letteralmente di fame. “Siamo pronti a inviare i camion. Non appena ci sarà luce verde per la riapertura di Rafah, inizieremo a farli entrare”, ha detto il presidente della Mezzaluna Rossa egiziana nel Sinai settentrionale, Khaled Zayed.

Pronte per la distribuzione ci sarebbero circa 80mila tonnellate di aiuti alimentari e sanitari, come case prefabbricate per chi da mesi ormai è obbligato a sopravvivere sotto le tende.

In direzione opposta si muoveranno i feriti. Secondo il testo dell’accordo, da qui dovrebbero uscire i feriti non appena si concluderà il rilascio delle donne di cui Hamas ha appena comunicato i nomi. Anche per questo in Sinai ci si prepara negli ospedali della zona. Al momento non è dato sapere quanti saranno e in che condizioni siano. Secondo indiscrezioni, stabilizzazione e prime cure verranno fornite negli ospedali locali, dopo per alcuni dovrebbe arrivare il trasferimento verso Il Cairo, Alessandria o addirittura Doha.

Qui al valico non ci sarà un liberi tutti. Il passaggio rimarrà monitorato da vicino dagli israeliani che dovrebbero “ridistribuirsi”, dice il testo dell’accordo, nelle aree circostanti, mentre l’attraversamento rimarrà subordinato ai controlli tanto egiziani, come israeliani. Ma per chi da mesi ha perso tutto, forse anche la speranza è giorno nuovo, vita nuova.

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