✕

La testimonianza da Gaza: “Tutti i pericoli della strada che porta verso casa”

Ascolta l'audio

La studentessa 21 sfollata nel sud della Striscia ora attende l’inizio della tregua. “Dove abitavamo, al nord, tutto è stato distrutto ma mio padre conserva la speranza di trovare tra le macerie i suoi amati dipinti”
1 minuti di lettura

DEIR EL BALAH — Questa domenica non è un giorno come un altro; è una promessa attesa a lungo, che ci obbliga a cercare di recuperare la nostra memoria dalle macerie. In ogni angolo della nostra casa. Nelle ultime ore prima della tregua le nostre voci si mescolano all’odore del pane che mia madre prepara con gesti semplici e quotidiani, come se nell’impasto modellasse la speranza. È un pane speciale, è il primo gesto di ricostruzione.

In un appartamento affollato da diciotto persone, parlare di ciò che succede oggi non è una semplice conversazione. Oggi è una promessa rimandata da sabato 7 ottobre 2023, il giorno in cui la vita si è fermata, inaugurando un lungo incubo.

Oggi è un giorno che segna l’inizio di un nuovo conto alla rovescia. Sette giorni per prepararci ad affrontare il viaggio verso nord, che nella nostra mente è diventato un ricordo distorto. Le istruzioni ufficiali che arrivano attraverso telefoni e schermi ci invitano alla cautela: il ritorno non è solo un viag…

DEIR EL BALAH — Questa domenica non è un giorno come un altro; è una promessa attesa a lungo, che ci obbliga a cercare di recuperare la nostra memoria dalle macerie. In ogni angolo della nostra casa. Nelle ultime ore prima della tregua le nostre voci si mescolano all’odore del pane che mia madre prepara con gesti semplici e quotidiani, come se nell’impasto modellasse la speranza. È un pane speciale, è il primo gesto di ricostruzione.

In un appartamento affollato da diciotto persone, parlare di ciò che succede oggi non è una semplice conversazione. Oggi è una promessa rimandata da sabato 7 ottobre 2023, il giorno in cui la vita si è fermata, inaugurando un lungo incubo.

Oggi è un giorno che segna l’inizio di un nuovo conto alla rovescia. Sette giorni per prepararci ad affrontare il viaggio verso nord, che nella nostra mente è diventato un ricordo distorto. Le istruzioni ufficiali che arrivano attraverso telefoni e schermi ci invitano alla cautela: il ritorno non è solo un viaggio verso casa ma un passaggio su campi minati e rovine di guerra.

Tutti esprimono opinioni, ma i suoni si intrecciano con un silenzio che pesa nell’aria. Mio padre studia le mappe ripetutamente, rivedendo i percorsi, anche se sa che ogni strada nasconde pericoli. «Non dobbiamo avere fretta», dice a bassa voce. «Dobbiamo aspettare e vedere come sarà la situazione». Le sue parole, pur calme, sono cariche della paura dell’ignoto.

Mia madre continua a lavorare in silenzio. Ogni pagnotta di pane che cuoce porta con sé una preghiera affinché il nostro ritorno non porti nuove perdite.

Anche se torniamo, sappiamo che non troveremo la nostra casa: mesi fa è scomparsa sotto le macerie, come tutto il resto della nostra vita. Eppure mio padre coltiva una speranza irrazionale: insiste nel voler tornare a cercare le sue opere d’arte — i dipinti che ha passato anni a creare. «Forse sono ancora lì, sotto le macerie, che mi aspettano», dice con convinzione.

Mia madre alimenta un dolore diverso: vuole tornare per cercare le nostre foto — quelle che aveva disposto con cura negli album, documentando la nostra infanzia: «Non possono essere andate tutte perse. Le cercherò, anche se trovo solo una foto», dice, la voce piena di nostalgia.

Io sono persa. Non so se voglio tornare. L’immagine della mia casa distrutta non ha mai lasciato la mia memoria. Sarò in grado di sopportare tutto? La guerra svuota l’anima. Forse è per questo che temo questa “calma” più della guerra stessa.

Non so cosa faremo oggi, ma so che piangeremo a lungo. Di questo sono certa.

Leggi i commenti