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Il primo atto del Trump II: deportare i migranti

La People's March anti-Trump a Washington 

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Già pronta la prima operazione per arrestare gli illegali a Chicago. In migliaia protestano a Washington contro l’amministrazione che si insedia domani. Il tycoon intanto lancia la sua criptovaluta l’obiettivo è arrivare a 1 miliardo in 3 anni
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NEW YORK — Domani il giuramento, dopodomani il primo raid per arrestare gli immigrati illegali da deportare. Negli ambienti più moderati del Partito repubblicano c’è ancora chi spera che Donald Trump scelga un approccio più conciliante, unitario, all’inizio del suo secondo mandato, ma la notizia anticipata dal Wall Street Journal sembra andare nella direzione opposta. Già martedì, infatti, l’Immigration and Customs Enforcement ha in programma di inviare circa 200 agenti a Chicago per lanciare l’Operation Safeguard, un segnale della determinazione e rapidità con cui il nuovo capo della Casa Bianca intende governare gli Usa.

Il gelo ha rovinato la festa, costringendo Trump a spostare l’Inauguration al chiuso nella Rotunda del Congresso e a rinu…

NEW YORK — Domani il giuramento, dopodomani il primo raid per arrestare gli immigrati illegali da deportare. Negli ambienti più moderati del Partito repubblicano c’è ancora chi spera che Donald Trump scelga un approccio più conciliante, unitario, all’inizio del suo secondo mandato, ma la notizia anticipata dal Wall Street Journal sembra andare nella direzione opposta. Già martedì, infatti, l’Immigration and Customs Enforcement ha in programma di inviare circa 200 agenti a Chicago per lanciare l’Operation Safeguard, un segnale della determinazione e rapidità con cui il nuovo capo della Casa Bianca intende governare gli Usa.

Il gelo ha rovinato la festa, costringendo Trump a spostare l’Inauguration al chiuso nella Rotunda del Congresso e a rinunciare al bagno di folla. I preparativi però continuano. Donald è arrivato ieri sera a Washington, andando poi nel suo resort del golf di Sterling, in Virginia, per la prima serata celebrativa. Stamattina visiterà il cimitero militare di Arlington e nel pomeriggio parteciperà al rally organizzato alla Capital One Arena.

Domani giurerà sulla Bibbia usata da Lincoln nel 1861, e quella che sua madre gli aveva regalato quando aveva 9 anni. La benedizione la pronuncerà il sacerdote di Brooklyn Francis Mann, diventato amico di Trump perché aveva sistemato le tombe dei suoi genitori, riconoscimento del ruolo decisivo degli elettori cattolici per farlo vincere. Poi il discorso, che secondo fonti del Gop dovrebbe evitare toni apocalittici come “l’american carnage” del 2017, guardando invece alle opportunità per il futuro offerte a tutti gli americani.

Metà del Paese non ci crede, come ha dimostrato la “People March” di protesta tenuta ieri nella capitale. I numeri dei manifestanti non erano paragonabili alla marcia delle donne all’inizio del primo mandato, ma il messaggio era lo stesso: «Trump deve andarsene». Il problema è come, e da questo punto di vista la strategia della resistenza sembra cambiata. Forse perché la gente è esausta, come ha detto la senatrice Warren, o magari perché la contrapposizione frontale e generale non promette di funzionare. Meglio allora concentrarsi su temi specifici, dove esiste una possibilità concreta di deragliare o almeno ostacolare l’agenda.

L’immigrazione sarà il primo terreno di scontro, perché così ha scelto il nuovo presidente. Secondo il Wall Street Journal, infatti, già martedì gli agenti federali condurranno un raid a Chicago per arrestare gli illegali da deportare. Non è una scelta casuale, perché si tratta di una “città santuario” che protegge gli immigrati, casa dell’ex presidente Obama e governata dal sindaco democratico Brandon Johnson. Lui ha già detto che non collaborerà con l’operazione, ma lo zar dei confini Tom Holman ha avvertito che lo sbatterà in prigione, se invece di farsi semplicemente da parte, ostacolerà in qualsiasi modo gli uomini dell’Ice o nasconderà gli illegali. Lo scopo quindi è doppio: agire subito su un tema caro al popolo Maga, e avvertire i democratici che la strategia scelta è quella dello scontro frontale.

Un sondaggio pubblicato ieri dal New York Times rivela che il 55% degli americani è favorevole alla deportazione degli illegali, confermando che non affrontare prima questa emergenza è stato uno degli errori più gravi di Biden, insieme all’inflazione, favorendo così il ritorno di Trump. Il nuovo presidente sta preparando decine di decreti da firmare nei primi giorni di mandato, ma intanto ha trovato anche il tempo per lanciare la sua criptomoneta. Si chiama $TRUMP e al momento ne sono disponibili 200 milioni. L’obiettivo però è arrivare a un miliardo in tre anni, per un valore complessivo di oltre 30 miliardi di dollari. Come sempre avviene con Trump, gli affari personali si confondono con quelli pubblici e istituzionali.

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