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Africa, la svolta di Putin: più truppe e più caccia. Il Cremlino riscatta la sconfitta siriana

Teodoro Obiang Nguema Mbasogo 

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Tank russi arrivano in Mali grazie a una nuova rotta navale; altri jet schierati in Libia
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La colonna di cento mezzi militari russi è arrivata nella capitale del Mali venerdì scorso: una fila lunghissima, che comprendeva quasi sessanta tra carri armati T72 e blindati da combattimento oltre a veicoli con mitragliere contraeree, cannoni, camion, ambulanze e persino tre barche. Un trasferimento avvenuto in sordina, senza fanfare o video propagandistici, che però segna una svolta con ricadute a livello mondiale e può rappresentare un problema anche per l’Italia.

Mosca infatti non aveva mai schierato in Africa una formazione così grande e così potente: un intero gruppo tattico autonomo con la forza d’urto di un battaglione corazzato. Ma soprattutto adesso può fare a meno delle basi siriane, perché quella task force è stata spedita via nave direttamente da Murmansk, sbarcando in un porto atlantico della Guinea. Una nuova rotta che permette al Cremlino di allargare la sua presenza armata in tutto il Sahel, dove è già attivo pure in Niger, Burkina Faso, Ciad e Libia.

L’arrivo dell’…

La colonna di cento mezzi militari russi è arrivata nella capitale del Mali venerdì scorso: una fila lunghissima, che comprendeva quasi sessanta tra carri armati T72 e blindati da combattimento oltre a veicoli con mitragliere contraeree, cannoni, camion, ambulanze e persino tre barche. Un trasferimento avvenuto in sordina, senza fanfare o video propagandistici, che però segna una svolta con ricadute a livello mondiale e può rappresentare un problema anche per l’Italia.

Mosca infatti non aveva mai schierato in Africa una formazione così grande e così potente: un intero gruppo tattico autonomo con la forza d’urto di un battaglione corazzato. Ma soprattutto adesso può fare a meno delle basi siriane, perché quella task force è stata spedita via nave direttamente da Murmansk, sbarcando in un porto atlantico della Guinea. Una nuova rotta che permette al Cremlino di allargare la sua presenza armata in tutto il Sahel, dove è già attivo pure in Niger, Burkina Faso, Ciad e Libia.

L’arrivo dell’Afrika Korp russo a Bamako è stato rivelato da un sito locale – Cap Mali Plus – e ricostruito nei dettagli dal collettivo di analisti ucraino Tatarigami-Frontintelligence in collaborazione con gli esperti francesi del centro studi Casus Belli. Non è un caso. Nel Mali operano uomini dei servizi segreti di Kiev, attivi al fianco dei ribelli tuareg alleati con i jihadisti che combattono nel deserto al confine con l’Algeria. Lo scorso luglio, grazie anche ai consiglieri ucraini, i guerriglieri sono riusciti a infliggere una sconfitta clamorosa alla Wagner, decimando in un agguato durato giorni un reparto di mercenari: è stato ucciso uno dei leader della compagnia fondata da Evgenji Prigozhin mentre una decina di russi è stata catturata. Da quel momento Mosca si è preoccupata di intensificare gli attacchi contro gli insorti in Mali, usando soprattutto aerei ed elicotteri. I miliziani hanno replicato con raid ancora più devastanti, fino ad assaltare l’aeroporto della capitale. Adesso i russi si preparano a una risposta massiccia, con un’escalation che coinvolgerà l’intera regione.

I veicoli spediti a Bamako sono tutti nuovi o modernizzati di recente. I tank hanno le tipiche pagode inserite per proteggere la torretta dai droni; alcuni blindati paiono appena usciti dalla fabbrica. Gli equipaggi non sono ancora stati fotografati ma c’è la convinzione che si tratterà di personale del ministro della Difesa: potrebbe trattarsi della liquidazione definitiva della Wagner, a oltre un anno dalla morte del fondatore. E’ estremamente significativo che il Cremlino abbia deciso di non utilizzare queste risorse nel conflitto ucraino ma di destinarle all’Africa. Viene interpretato come un segnale della ampia disponibilità di mezzi prodotti dalla macchina bellica. E anche della volontà politica di riscattare proprio nel Sahel la débâcle di Damasco, con l’eliminazione del regime di Bashar al Assad e la sostanziale perdita delle installazioni sulla costa siriana. Con questa operazione, Mosca dimostra di non averne più bisogno.

Prima, per mandare uomini e armi nel Sahel doveva utilizzare un complesso ponte aereo: i velivoli cargo facevano scalo in Siria, poi nella Cirenaica libica e quindi atterravano a Bamako o Niamey. Un viaggio costoso che permetteva di muovere quantità limitate di materiali nella pancia degli Ilyushin. Ora invece è riuscita a realizzare un corridoio logistico che garantisce rifornimenti in abbondanza. Il battaglione corazzato è stato sbarcato da due navi – la Adler e la Siyanie Severa – approdate il 12 e 13 gennaio nel porto di Conakry, in Guinea. I dati disponibili portano a indicare la loro partenza da Murmansk, in Scandinavia, all’inizio di dicembre: la missione è stata quindi verosimilmente ordinata dal Cremlino prima della caduta di Damasco.

Il presidente della Guinea Teodoro Obiang Nguema Mbasogo lo scorso anno ha consolidato i rapporti con Mosca, ottenendo pure un contingente di duecento russi che è diventato la sua guardia personale: tutto fa pensare che questa spedizione non sarà l’unica. Ci sono altri indizi della scelta di Putin di intensificare l’attività militare in Africa. Dalle fine di dicembre sono in corso grandi lavori nell’aeroporto libico di al-Khadim, a pochi chilometri da Bengasi: le foto dei satelliti hanno documentato lo smantellamento dei vecchi hangar e il cantiere per costruirne di nuovi. Sabato una serie di informazioni ha fatto ipotizzare il trasferimento su questa base di alcuni cacciabombardieri decollati dalla Siria, accompagnati da un velivolo Tupolev 154 speciale utilizzato in passato per queste missioni. Nei giorni precedenti un cargo Ilyushin 76 ha fatto più volte la spola tra le due infrastrutture e prima ancora c’era stati voli dei colossali Antonov 124 che avrebbero traslocato lì moderni missili terra-aria.

Sta rapidamente nascendo una potente postazione russa proprio di fronte al Canale di Sicilia, in grado di minacciare l’Italia e la Grecia, condizionando i movimenti navali della Nato. Il 9 gennaio Giorgio Meloni ha dichiarato: “Dopo la caduta del regime di Assad è ragionevole ritenere che la Russia cerchi altri sbocchi ed è ragionevole ritenere che uno di questi possa essere la Cirenaica in particolar modo. Sicuramente è una vicenda che va monitorata a tutti i livelli”.

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