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Trump giura come 47esimo presidente: “Il declino dell’America è finito oggi”

(afp)

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Il discorso dell’insediamento è stato un modo per lanciare la propria agenda: dallo stop al green deal al rimpatrio di milioni di migranti illegali
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WASHINGTON – Stavolta non ha denunciato la «carneficina americana», come nel 2017, ma il tono in apparenza più unitario del discorso di Donald Trump all’Inauguration non deve trarre in inganno. La realtà è che ritiene di aver ricevuto un mandato assoluto per rivoluzionare gli Usa come crede, ancora più forte di otto anni fa, e i provvedimenti già presi lo dimostrano. È convinto che Dio, prima ancora degli elettori, lo abbia scelto per salvare l’America. Se poi restano degli scettici, i suoi successi li convinceranno. Certezza messianica della missione, che alla fine potrebbe trasformarsi nella trappola più minacciosa per la sua eredità.

La giornata della rivincita è cominciata con l’abituale visita in chiesa. Poi Trump e la first lady Melania sono andati alla Casa Bianca, dove Joe e Jill Biden li hanno accolti come loro invece si erano rifiutati di fare quattro anni fa. «Benvenuto a casa», gli ha detto il presidente uscente, che ha descritto poi il suo sentimento con una sola pa…

WASHINGTON – Stavolta non ha denunciato la «carneficina americana», come nel 2017, ma il tono in apparenza più unitario del discorso di Donald Trump all’Inauguration non deve trarre in inganno. La realtà è che ritiene di aver ricevuto un mandato assoluto per rivoluzionare gli Usa come crede, ancora più forte di otto anni fa, e i provvedimenti già presi lo dimostrano. È convinto che Dio, prima ancora degli elettori, lo abbia scelto per salvare l’America. Se poi restano degli scettici, i suoi successi li convinceranno. Certezza messianica della missione, che alla fine potrebbe trasformarsi nella trappola più minacciosa per la sua eredità.

La giornata della rivincita è cominciata con l’abituale visita in chiesa. Poi Trump e la first lady Melania sono andati alla Casa Bianca, dove Joe e Jill Biden li hanno accolti come loro invece si erano rifiutati di fare quattro anni fa. «Benvenuto a casa», gli ha detto il presidente uscente, che ha descritto poi il suo sentimento con una sola parola: «Gioia».

Insieme sono andati a Capitol Hill, per restaurare la tradizione del passaggio pacifico dei poteri. Nella Rotunda del Congresso, costretti al chiuso dal gelo, c’erano gli altri predecessori e le mogli, con l’eccezione di Michelle Obama. Elon Musk era in prima fila, con tutti i giganti del settore digitale, Tim Cook di Apple, Mark Zuckerberg di Meta e Sundar Pichai di Google, a conferma del fatto che quel mondo un tempo liberal si è ormai pienamente allineato.

«Il declino dell’America – ha promesso Trump – finisce a partire da oggi. Comincia una nuova età dell’oro». Ha rivendicato un mandato che non corrisponde ai numeri della sua vittoria elettorale, e certamente allo stato d’animo di un Paese diviso, per lanciare la propria agenda dopo il giuramento come quarantasettesimo presidente degli Stati Uniti.

Ha detto che «Dio mi ha salvato per rendere di nuovo grande l’America», quando il killer che aveva cercato di ucciderlo durante un comizio in Pennsylvania aveva mancato il bersaglio. Su questa investitura divina ha basato il diritto a cambiare il Paese, arrogandosi «un mandato a rovesciare completamente e totalmente l’orribile tradimento» perpetrato dal predecessore, per avviare invece «un’era del buon senso». Quindi è sceso nei dettagli dei suoi obiettivi, prima di firmare una serie di decreti per realizzarli.

Nell’ordine, Trump ha annunciato che dichiarerà l’emergenza nazionale ai confini, mandando l’esercito a difenderli, e i cartelli del narcotraffico come organizzazioni terroristiche. Inizierà subito la deportazione degli immigrati illegali. Sul piano economico, «combatteremo l’inflazione e abbasseremo i prezzi, riducendo le spese e rilanciando la produzione di energia». Quindi perforazioni petrolifere e uscita immediata dall’Accordo di Parigi sul clima. «Torneremo un Paese manifatturiero, producendo auto come non mai».

Poi riformerà il sistema dei commerci, imponendo dazi e creando l’External Revenue Service, per usarlo allo scopo di tassare i Paesi stranieri che esportano beni negli Usa: «Non potranno più arricchirsi alle nostre spalle, ma lo faremo noi alle loro». Ha promesso di «ristabilire la libertà di espressione e fermare la censura», e l’uso della giustizia per perseguire gli avversari politici.

Ha affermato che «esistono solo due sessi, maschile e femminile», come apice della guerra culturale che intende combattere. Ha garantito che ricostruirà la forza militare degli Usa, «per vincere le guerre che combatteremo e quelle in cui non entreremo», perché lui ambisce ad essere «un pacificatore e unificatore».

Subito dopo però ha annunciato che rinominerà il Golfo del Messico come Golfo d’America e «ci riprenderemo il Canale di Panama», non è chiaro se con la forza, la diplomazia o le ritorsioni economiche. Eppure ha promesso di stabilizzare un mondo «arrabbiato, violento e totalmente imprevedibile». Quindi ha fatto felice il suo alleato Elon Musk, promettendo che «i nostri astronauti porteranno la bandiera a stelle e strisce su Marte».

Il tono del discorso voleva essere unificante, ma in realtà l’agenda che ha annunciato è quella partitica più estremistica del movimento Maga. Lo ha confermato poco dopo, quando tenendo un discorso alla leadership repubblicana si è sentito più libero di parlare con franchezza. Ha ripetuto le falsità sulle elezioni rubate del 2020, dove la sconfitta evidentemente non gli va giù e resta una motivazione primaria dell’impegno in politica. Quindi ha promesso di liberare «gli ostaggi del 6 gennaio», ossia i condannati per aver assalito il Congresso nel suo nome, con grazie e commutazioni di pena.

La scommessa di Trump, primo pregiudicato a guidare la Casa Bianca, è che l’America sia disposta ad accettare la sua agenda come propria. Perciò realizzandola otterrà il successo che lo incoronerà come il presidente che ha arrestato il declino del Paese e avviato la sua rinascita. Il rischio è che abbia sopravvalutato il proprio mandato, esponendosi al pericolo di fallire in maniera altrettanto clamorosa.

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