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Mosca, tra i russi scettici sul ritorno di Trump: “Niente tregua, vogliamo la vittoria”

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A otto anni dal primo mandato, cresce la diffidenza nei confronti del tycoon. In attesa dell’imminente telefonata, Putin si congratula in tv, ma ribadisce: “Per la pace bisogna eliminare le cause profonde della crisi”
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MOSCA – Matrioske di Trump? Trampa u nas njet. “Non ne abbiamo”. I commessi dei banchetti di souvenir del mercatino natalizio in piazza Rossa scuotono la testa o stringono le spalle. Dopo un po’ di giri a vuoto, un negoziante della vicina Nikolskaja ulitsa sfodera raggiante una bambola di legno che raffigura il nuovo presidente Usa, la apre a metà e tira fuori i suoi predecessori in scala, da Obama a Bush Sr passando per Clinton. Manca Biden. “È un rimasuglio di magazzino. Risale al primo mandato”, ammette Moncef, affrettandosi a recuperare. “Abbiamo però la matrioska della famiglia presidenziale, con Melania e figli”. T-shirt? Tazze? “Niente”. Nulla a che vedere col 2017 quando i negozi pullulavano di souvenir ispirati al biondo ciuffo del nuovo presidente statunitense.

Allora, per celebrare il suo insediamento, la boutique ufficiale dell’esercito russo aveva offerto ai cittadini e ai diplomatici statunitensi uno sconto del 10 per cento, un’azienda metallurgica aveva coniato la …

MOSCA – Matrioske di Trump? Trampa u nas njet. “Non ne abbiamo”. I commessi dei banchetti di souvenir del mercatino natalizio in piazza Rossa scuotono la testa o stringono le spalle. Dopo un po’ di giri a vuoto, un negoziante della vicina Nikolskaja ulitsa sfodera raggiante una bambola di legno che raffigura il nuovo presidente Usa, la apre a metà e tira fuori i suoi predecessori in scala, da Obama a Bush Sr passando per Clinton. Manca Biden. “È un rimasuglio di magazzino. Risale al primo mandato”, ammette Moncef, affrettandosi a recuperare. “Abbiamo però la matrioska della famiglia presidenziale, con Melania e figli”. T-shirt? Tazze? “Niente”. Nulla a che vedere col 2017 quando i negozi pullulavano di souvenir ispirati al biondo ciuffo del nuovo presidente statunitense.

Allora, per celebrare il suo insediamento, la boutique ufficiale dell’esercito russo aveva offerto ai cittadini e ai diplomatici statunitensi uno sconto del 10 per cento, un’azienda metallurgica aveva coniato la moneta “In Trump we trust” e un cantautore aveva composto l’inno “Trumplissimo America”. La sera i televisori dei pub erano stati sintonizzati su Fox News e i politici si erano riversati all’“inauguration party” organizzato dall’attivista nazionalista Maria Katasonova dove troneggiava un trittico di ritratti di Putin, Trump e Marine Le Pen, simbolo di un nuovo agognato ordine multipolare.

Otto anni dopo, prevale lo scetticismo, anche di fronte alla promessa del tycoon di mettere al conflitto in Ucraina nel minor tempo possibile. “Biden o Trump, la sostanza non cambia. Quello che conta è il Deep State”, sostiene la pensionata Anja citando una delle argomentazioni care alla propaganda. “Trump vuole la tregua, noi vogliamo la vittoria”, prorompe il trentenne Ivan dopo una pattinata sul ghiaccio. Non seguiranno l’evento in tv.

I tg della sera, del resto, snobbano l’insediamento benché, complice il fuso orario, vadano in onda proprio mentre Donald Trump sta giurando in Campidoglio. In compenso il notiziario Vesti di Rossija 1, il principale canale televisivo dell’azienda pubblica “Vgtrk”, il secondo più seguito, manda in onda l’intervento integrale al Consiglio di Sicurezza russo con cui Vladimir Putin si “congratula col neoeletto presidente degli Stati Uniti per il suo insediamento” e ne “accoglie con favore” il “desiderio di ristabilire i contatti diretti con la Russia, interrotti senza colpa nostra dall’amministrazione uscente”, e “di fare tutto il possibile per prevenire una terza guerra mondiale”.

Putin ne approfitta per dirsi ancora una volta “aperto al dialogo” anche sul conflitto ucraino. “La cosa più importante qui è eliminare le cause profonde della crisi”. L’obiettivo dei negoziati, spiega, “non dovrebbe essere una breve tregua, ma una pace a lungo termine”. Segnali di fumo in attesa del primo colloquio telefonico, giudicato imminente, che dovrebbe mettere le basi di un prossimo faccia-a-faccia.

Funzionari del Cremlino e del ministero degli Esteri non si sbilanciano in attesa che Trump dalle parole passi ai fatti. Lo scrive anche il quotidiano economico Vedomosti: “Ciò che conta non è ciò che Trump e il suo team sono pronti a offrire a parole, ma ciò che possono realizzare”. Il giornale Rbk vede il tycoon “più esperto e indurito” rispetto al primo mandato e condivide la prudenza. “Promette molto, ma non c’è ancora chiarezza sui passi concreti”.

La cautela è dettata dal deludente primo mandato, quando le promesse di un miglioramento dei rapporti sfumarono sotto i colpi di nuove sanzioni. Anche la maggioranza della popolazione rimase scottata, conferma un sondaggio del Centro panrusso per la ricerca sull’opinione pubblica (Vtsiom) citato da Kommersant. Eppure un russo su tre ci spera che Trump porti la pace desiderata.

Resta il quesito ricorrente: “Che cosa aspettarsi?”. Tanto che Komsomolskaja Pravda lo ha chiesto a varie personalità. “Spero che mantenga le promesse, l’ultima volta non lo ha fatto”, ha risposto la ex pattinatrice e deputata Svetlana Zhurova. “Quello che è certo - ha scherzato invece Ksenia Sobchak, ex candidata presidenziale e presunta figlioccia di Putin – è che non sarà noioso”.

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