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Stop ai programmi sulla diversità e riconoscimento solo di due sessi: la svolta di Trump sui diritti

(reuters)

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Secondo i media Usa, con il primo ordine il neopresidente chiederà che nei documenti ufficiali si riporti solo la definizione di “maschio” e “femmina”. Tra gli altri poi la fine dello “ius soli” e la dichiarazione di stato di emergenza legata all’immigrazione al confine sud
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WASHINGTON - Dallo stato di emergenza nazionale al confine sud con il Messico all’abolizione di iniziative scolastiche in difesa della diversità, Donald Trump si prepara a firmare una serie di ordini esecutivi nel primo giorno del suo ritorno alla Casa Bianca. Secondo la Cnn, con il primo ordine Trump chiederà alle agenzie federali di di trattare uomini e donne biologiche come sessi separati, mettendo fine al concetto di “ideologia di genere”.

Trump chiederà che nei documenti ufficiali si riporti solo la definizione di “maschio” e “femmina”. Il dipartimento di Stato richiederà a chi ha il passaporto di indicare “con accuratezza” il sesso di appartenenza. Le prigioni federali e i centri di accoglienza per i rifugiati avranno spazi solo per due sessi, maschio e femmina. Il nuovo presidente cancellerà la direttiva che prevedeva l’uso di fondi federali per pagare le procedure mediche di transizione. Inoltre verrà messa fine ai “programmi Dei”, acronimo che indica Diversità, Equità e …

WASHINGTON - Dallo stato di emergenza nazionale al confine sud con il Messico all’abolizione di iniziative scolastiche in difesa della diversità, Donald Trump si prepara a firmare una serie di ordini esecutivi nel primo giorno del suo ritorno alla Casa Bianca. Secondo la Cnn, con il primo ordine Trump chiederà alle agenzie federali di di trattare uomini e donne biologiche come sessi separati, mettendo fine al concetto di “ideologia di genere”.

Trump chiederà che nei documenti ufficiali si riporti solo la definizione di “maschio” e “femmina”. Il dipartimento di Stato richiederà a chi ha il passaporto di indicare “con accuratezza” il sesso di appartenenza. Le prigioni federali e i centri di accoglienza per i rifugiati avranno spazi solo per due sessi, maschio e femmina. Il nuovo presidente cancellerà la direttiva che prevedeva l’uso di fondi federali per pagare le procedure mediche di transizione. Inoltre verrà messa fine ai “programmi Dei”, acronimo che indica Diversità, Equità e Inclusione, con cui le agenzie pubbliche cercavano di tutelare le diversità e le minoranze nella selezione del personale.

Caccia ai migranti illegali e alle gang criminali

“Deporterò milioni e milioni di migranti criminali nei luoghi da cui sono venuti”, ha detto ieri Trump, riecheggiando quella che è stata la promessa più forte e discussa della sua campagna elettorale, l’espulsione di massa di immigrati entrati in modo illegale. Inoltre il presidente intende bloccare il diritto di asilo per chi si presenta alla frontiera del Messico, il cui controllo rafforzerà affidandosi all’esercito: “È un’emergenza nazionale”. Nel mirino anche le gang criminali, considerate ufficialmente “organizzazioni terroristiche straniere”. Tra queste, la venezuelana Tren de Aragua (le cui violenze sono state tra i temi della sua campagna) e la salvadoregna MS-13, ritenute responsabili di aver impiantato negli Stati Uniti una rete dedita al traffico di esseri umani e droga, tra cui il fentanyl, un oppioide considerato causa di morte di circa centomila persona all’anno.

Tra gli ordini esecutivi ci sarà anche quello in cui verrà messa fine allo ‘ius soli’, la cittadinanza per diritto di nascita, una questione costituzionale che finirà sicuramente in tribunale. Secondo lo staff del nuovo presidente, che ha citato il 14° emendamento della Costituzione americana, il “governo federale non riconoscerà automaticamente la cittadinanza per diritto di nascita per i figli di immigrati clandestini nati negli Stati Uniti”. Il cambiamento si applicherà ai futuri nati. Questo diritto era stato introdotto con il 14° emendamento, ratificato il 9 luglio 1868, che stabiliva tra i vari punti il diritto a diventare cittadino americano riconosciuto a chiunque fosse nato nel territorio degli Stati Uniti. Il provvedimento è destinato a scatenare una lunga battaglia legale, con ricorsi a corti statali e federali, e anche la Corte Suprema potrebbe essere coinvolta.

Nel mirino il Canale e il nome del Golfo

“Cambieremo nome al Golfo del Messico: lo chiameremo Golfo d’America”. Quella che ad alcuni osservatori era sembrata una battuta detta in una conferenza stampa è diventata realtà. Il presidente degli Stati Uniti ha ordinato il cambiamento del nome del golfo a sud perché “è nostro”, ha spiegato. Formatosi duecento milioni di anni fa, il Golfo del Messico era la rotta dei commerci degli imperi maya e atzechi.

Secondo un libro del linguista T. S. Denison, pubblicato nel 1913, venne chiamato Mexica perché era così che gli aztechi definivano loro stessi. Trump ha anche annunciato la volontà di “riprendersi il canale di Panama”, sostenendo che il governo panamense ha violato il principio di neutralità stabilito negli accordi. “Le navi americane – ha detto – sono gravemente sovraccaricate e non trattate in modo equo. La Cina sta gestendo il Canale e noi non l’abbiamo dato alla Cina. Ce lo riprenderemo”.

Via dagli accordi di Parigi

Fine della politica ambientale portata avanti dall’amministrazione Biden. Trump ha dichiarato l’“emergenza nazionale energetica” e annunciato la deregulation alle trivellazioni nel segno dello slogan “drill, baby, drill”.

Era una promessa fatta ai petrolieri in estate, a cui il tycoon aveva chiesto in cambio generosi contributi alla sua campagna. L’obiettivo è avviare trivellazioni anche in zone considerate protette e sfruttare le risorse naturali in Alaska. Gli Stati Uniti si ritireranno dagli accordi di Parigi, firmati nel 2015 per limitare il riscaldamento globale. Trump lo aveva già fatto durante il suo primo mandato. Contro questa decisione si sono schierati a novembre persino colossi petroliferi come Exxon. Trump considera l’emergenza climatica una “bufala”. Al via l’allentamento delle normative sulle auto a combustibili fossili e la fine del mandato di Biden per favorire l’uso di veicoli elettrici.

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