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Tregua Israele-Hamas: “Il cessate il fuoco è fragile ma ora una svolta è possibile”

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L’ex negoziatore Avi Melamed. “Credo che le elezioni anticipate in Israele si avvicinino, ancora di più se il processo per corruzione contro il premier si conclude in condanna”
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«Il cessate il fuoco è fragile, ma c’è il potenziale per una storica svolta, a Gaza, nel conflitto israeliano-palestinese e in tutto il Medio Oriente». È il parere di Avi Melamed, ex-funzionario dell’intelligence israeliana ed ex-negoziatore durante l’Intifada, autore del saggio “Inside the Middle East: entering a new era”.

Crede che il cessate il fuoco reggerà, Melamed?

«Per il momento regge, ma ci sono molte ragioni per temere che non reggerà in seguito. Aspettiamoci crisi e sospensioni. Al tempo stesso, ci sono molte forze che spingono per mandarlo avanti».

Ammesso che regga, poi chi governerà Gaza?

«L’Egitto propone una amministrazione tecnica, con l’appoggio economico di Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar, durante una fase di transizione, con un qualche ruolo per i palestinesi. Ma sia Hamas che l’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) aspirano a questo ruolo».

Hamas ha ragione a presentare il cessate il fuoco come una vittoria?

«A Gaza come in Cisgiordania e nel res…

«Il cessate il fuoco è fragile, ma c’è il potenziale per una storica svolta, a Gaza, nel conflitto israeliano-palestinese e in tutto il Medio Oriente». È il parere di Avi Melamed, ex-funzionario dell’intelligence israeliana ed ex-negoziatore durante l’Intifada, autore del saggio “Inside the Middle East: entering a new era”.

Crede che il cessate il fuoco reggerà, Melamed?

«Per il momento regge, ma ci sono molte ragioni per temere che non reggerà in seguito. Aspettiamoci crisi e sospensioni. Al tempo stesso, ci sono molte forze che spingono per mandarlo avanti».

Ammesso che regga, poi chi governerà Gaza?

«L’Egitto propone una amministrazione tecnica, con l’appoggio economico di Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar, durante una fase di transizione, con un qualche ruolo per i palestinesi. Ma sia Hamas che l’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) aspirano a questo ruolo».

Hamas ha ragione a presentare il cessate il fuoco come una vittoria?

«A Gaza come in Cisgiordania e nel resto del mondo arabo ci sono due visioni. Alcuni dicono che, per il semplice fatto di essere ancora in piedi, Hamas può celebrarlo come una vittoria. Altri, tra cui lo stesso presidente dell’Anp, ritengono che Hamas abbia inflitto ai palestinesi la peggiore sconfitta della loro storia».

Una delle misure dell’accordo prevede che un minimo di 50 militanti feriti possano uscire da Gaza ogni giorno: in tre mesi sarebbero circa 5 mila uomini, forse di più. È un salvacondotto non dichiarato per portare fuori dalla Striscia tutti i jihadisti?

«Tutti no: Hamas non scomparirà da Gaza, almeno non tanto presto. Ma è possibile che sia un salvacondotto per portare fuori da Gaza i leader di Hamas che temono di venire assassinati da Israele o che hanno paura di finire nel mirino degli stessi palestinesi della Striscia, che li ritengono responsabili della distruzione».

L’altra domanda è: chi governerà Israele?

«L’opposizione ha già offerto a Netanyahu una rete di sicurezza: se l’estrema destra lo abbandona, come ha già cominciato a fare, i partiti di centro lo sosterranno per mandare avanti il cessate il fuoco. Ma in generale credo che le elezioni anticipate si avvicinino, ancora di più se il processo per corruzione contro Netanyahu si concluderà con una condanna».

Chi le vincerà, quando Israele tornerà alle urne?

«Penso che le vincerà il campo del sionismo pragmatico. Credo che gli ultranazionalisti perderanno consensi. Così come a Gaza, anche in Israele potrebbe aprirsi una nuova fase».

Che Medio Oriente esce dalla più lunga e più sanguinosa guerra fra israeliani e palestinesi?

«Non il Medio Oriente sognato da Hamas quando ha lanciato l’attacco del 7 ottobre, anzi l’esatto contrario. Quell’attacco ha messo in moto un effetto domino: Hezbollah si è indebolito in Libano, ciò ha permesso ai ribelli di rovesciare Assad in Siria, questi due sviluppi hanno creato forti preoccupazioni in Iran, e tutto ciò ha isolato Hamas, spingendola verso il cessate il fuoco, forse verso il declino».

Trump riuscirà ora a portare a termine gli accordi di Abramo, firmati da Gerusalemme con quattro Pasi arabi durante il suo primo mandato?

«Ha una grossa chance. Trump inizia il secondo mandato con una situazione più favorevole in Medio Oriente rispetto a quella che trovò all’inizio del suo primo mandato. Rimangono grandi ostacoli, ma c’è il potenziale per una storica svolta».

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