NEW YORK - E’ l’uomo invisibile dell’Inauguration Day: sarà il secondo per importanza, ma nessuno ne parla. E’ come se J. D. Vance, il senatore dell’Ohio diventato vicepresidente degli Stati Uniti, avesse guadagnato l’anonimato al culmine del suo percorso politico. Dal 5 novembre, giorno della vittoria di Donald Trump alle presidenziali, la sua voce è scomparsa. Le sue apparizioni in tv si sono diradate. Da quel giorno i protagonisti sono stati due: Trump e Elon Musk, il più generoso donatore della campagna del tycoon, diventato elemento chiave nelle nomine del nuovo governo. Sui social si sono scatenati nel presentare la nuova coppia presidenziale: Trump e la first lady Musk, Musk e la first lady Trump. Ma di Vance neanche l’ombra.
Alla Rotonda giurerà dopo Trump e lo farà nelle mani del giudice della Corte Suprema Brett Kavanaugh, il magistrato per il quale aveva lavorato in passato la moglie di Vance, Usha. L’ex senatore, 40 anni, rispetto a Trump e Musk è quello che ha attrav…
NEW YORK - E’ l’uomo invisibile dell’Inauguration Day: sarà il secondo per importanza, ma nessuno ne parla. E’ come se J. D. Vance, il senatore dell’Ohio diventato vicepresidente degli Stati Uniti, avesse guadagnato l’anonimato al culmine del suo percorso politico. Dal 5 novembre, giorno della vittoria di Donald Trump alle presidenziali, la sua voce è scomparsa. Le sue apparizioni in tv si sono diradate. Da quel giorno i protagonisti sono stati due: Trump e Elon Musk, il più generoso donatore della campagna del tycoon, diventato elemento chiave nelle nomine del nuovo governo. Sui social si sono scatenati nel presentare la nuova coppia presidenziale: Trump e la first lady Musk, Musk e la first lady Trump. Ma di Vance neanche l’ombra.
Alla Rotonda giurerà dopo Trump e lo farà nelle mani del giudice della Corte Suprema Brett Kavanaugh, il magistrato per il quale aveva lavorato in passato la moglie di Vance, Usha. L’ex senatore, 40 anni, rispetto a Trump e Musk è quello che ha attraversato più trasformazioni. Se il presidente eletto venuto dal Queens e il miliardario sudafricano hanno ereditato le loro fortune da genitori, Vance è cresciuto in povertà, ma è andato alla scuola di legge a Yale.
E’ cresciuto nell’America rurale, a Middletown, con una madre single dipendente dall’alcol e dai farmaci, e un padre sparito quando lui era ancora un bambino, ma poi è diventato amico dei big della Silicon Valley. E’ stato cresciuto dai nonni, che lui chiamava “Mamaw” e “Papaw”, come racconta nell’autobiografia “Elegia americana”, uscita nel 2016, e adesso ha abbracciato una politica che punta a togliere sussidi alle classi più deboli.
Nei marine Vance ha lavorato come giornalista in missione in Iraq, e adesso è diventato un forte critico del coinvolgimento dell’America in missioni oltreoceano. Era un “never-Trump guy”, uno di quelli che non avrebbe mai appoggiato Trump, considerato alla stregua di un Adolf Hitler, come disse anni fa, quando disse “lo trovo riprovevole” e poi “dio mio, che idiota”, e adesso ne è diventato un alleato. Con la “coppia presidenziale” sembra avere poco in comune. Povero, trasformista, e spesso nella penombra. Secondo alcuni, alla fine dovrà essere la strada che lo renderà un candidato possibile per la Casa Bianca. Molti sostengono che sarà lui a succedere a Trump nel 2028, quando il tycoon avrà completato i due mandati - anche se è possibile che The Donald provi a mettere mano alla Costituzione cambiando la regola - ma al momento Vance è una figura evanescente, cioè è rimasto ingabbiato da quella “sindrome del vice” che lui aveva contestato in campagna elettorale a Kamala Harris, mai emersa come figura autonoma nei quattro anni di presidenza Biden. Questa, hanno ricordato i media americani, non sembra l’età d’oro per fare i vice: chiedere a Mike Pence, che rischiò di essere impiccato il 6 gennaio 2021 dai sostenitori trumpiani, e ad Harris, che ha perso la sua sfida più importante.