Il diario da Gaza: “Poca cioccolata non basta a curare il dolore. Mancano cibo e medicine”
di Rita BaroudDEIR AL BALAH – Da quando è iniziato il cessate il fuoco, le merci e gli aiuti umanitari hanno cominciato a entrare molto lentamente nei mercati di Gaza. Il punto di ingresso principale è il valico di Rafah, unica via per far arrivare gli aiuti nella Striscia. L’ultima volta che era successo risaliva a maggio.
Ho deciso di fare un giro al mercato di Deir al Balah per vedere cosa era cambiato. Mentre ci andavo, mi chiedevo: avrei trovato qualcosa di diverso? I mercati sarebbero stati come prima del blocco delle merci?
Arrivata, ho percepito un’energia che non sentivo da tempo. I venditori esponevano la merce, i bambini correvano tra le bancarelle e le mamme si muovevano con attenzione. Per la prima volta dopo mesi, ho visto nuovi prodotti sugli scaffali. La cioccolata, che non si vedeva da un’eternità, era di nuovo disponibile, e alcuni venditori avevano pacchetti di sigarette: "piccole meraviglie" in mezzo alla sofferenza. Tutto in quantità limitate però che non bastano a soddis…
DEIR AL BALAH – Da quando è iniziato il cessate il fuoco, le merci e gli aiuti umanitari hanno cominciato a entrare molto lentamente nei mercati di Gaza. Il punto di ingresso principale è il valico di Rafah, unica via per far arrivare gli aiuti nella Striscia. L’ultima volta che era successo risaliva a maggio.
Ho deciso di fare un giro al mercato di Deir al Balah per vedere cosa era cambiato. Mentre ci andavo, mi chiedevo: avrei trovato qualcosa di diverso? I mercati sarebbero stati come prima del blocco delle merci?
Arrivata, ho percepito un’energia che non sentivo da tempo. I venditori esponevano la merce, i bambini correvano tra le bancarelle e le mamme si muovevano con attenzione. Per la prima volta dopo mesi, ho visto nuovi prodotti sugli scaffali. La cioccolata, che non si vedeva da un’eternità, era di nuovo disponibile, e alcuni venditori avevano pacchetti di sigarette: "piccole meraviglie" in mezzo alla sofferenza. Tutto in quantità limitate però che non bastano a soddisfare la richiesta di tutti. I prezzi sono lievemente scesi ma sono ancora troppo alti per tante famiglie, soprattutto per quelle che hanno perso il lavoro a causa della guerra.
Nel bel mezzo del mercato, a volte il rumore viene sopraffatto dal silenzio. Nonostante la folla, i volti delle persone sembrano stanchi, come se camminassero tra le bancarelle con il corpo, ma con la mente altrove. La stanchezza è evidente, non solo per la fame o la mancanza di sonno, ma per il lungo trauma vissuto. Non ci sono ancora sorrisi spontanei, nonostante l’arrivo di cibo la gioia autentica è ancora lontana.
La gente guarda le poche borse di riso o le rarissime caramelle con incredulità. Il trauma li ha resi prigionieri di un timore: che questi piccoli miglioramenti possano essere solo un’illusione. I visi pallidi, gli occhi stanchi e le spalle curve raccontano tutta la storia di queste persone provate dall’attesa e intrappolate dalla guerra.
Ho lasciato il mercato con un misto di emozioni: gioia perché la vita sta tornando, ma anche tristezza perché la situazione è ancora così pesante. Ho sentito che c’era un vuoto enorme tra quello che gli occhi hanno visto e quello che il cuore ha sentito. Nonostante il mercato pulsasse di vita, le anime sono ancora intrappolate nel dolore.
Questa mattina ho sentito la Mezzaluna Rossa e alcuni medici, che mi hanno confermato che i camion carichi di forniture mediche non sono ancora arrivati. Questo ritardo sta peggiorando la crisi sanitaria che molti feriti e malati stanno affrontando nella Striscia. Un medico che lavora in un ospedale da campo a Deir al-Balah mi ha detto: “Stiamo lavorando con risorse estremamente limitate e c’è una grave carenza di medicinali essenziali come antidolorifici e antibiotici. I pazienti, soprattutto quelli con ferite gravi, ne hanno disperatamente bisogno per sopravvivere.”
Il settore sanitario è in difficoltà, e i malati e i feriti aspettano con ansia l’arrivo dei farmaci, ma questi camion sono o in viaggio o bloccati a causa di procedure complesse.
Oggi Gaza è sospesa tra speranza e disillusione, tra il peso di un passato che ci ha stremato e un presente gravato dalle difficoltà. I mercati stanno ricominciando ad animarsi, ma le anime stanche aspettano ancora un camion di medicinali o un abbraccio che dia sollievo. Il blocco e la guerra non hanno solo distrutto le infrastrutture, ma anche le ali degli uccelli che un tempo sognavano di volare in cieli liberi dal fumo. La speranza che sta lentamente tornando ha bisogno di qualcosa di più di qualche camion. Ha bisogno di un miracolo.