Scambio di territori e armi a Kiev: ecco i segreti del piano Trump per costringere Putin a trattare
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliWashington - Trump vuole parlare con Putin, presto, per convincerlo a fermare la guerra in Ucraina. Se però il capo del Cremlino non gli darà ascolto, è pronto ad aumentare gli aiuti militari a Kiev, per spingere Mosca ad accettare il dialogo. Lo rivelano a Repubblica fonti con una conoscenza diretta delle posizioni della nuova amministrazione.
Il capo della Casa Bianca appena insediato chiederà ai membri della Nato di portare al 5% del Pil gli investimenti nella difesa, con l’obiettivo reale di ottenere fra il 3 e il 3,5%. Ignorerà la UE, come già dimostra il mancato invito all’Inauguration, cercando di parlare direttamente con i singoli stati. Quanto a Groenlandia e Panama, non dobbiamo aspettarci un’invasione militare a breve, ma le pressioni sono finalizzate ad ottenere risultati strategici concreti, come una maggior apertura alla collaborazione col Pentagono e l’esclusione della Cina dal controllo del Canale da cui passa un significativo traffico di merci americane.
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Washington - Trump vuole parlare con Putin, presto, per convincerlo a fermare la guerra in Ucraina. Se però il capo del Cremlino non gli darà ascolto, è pronto ad aumentare gli aiuti militari a Kiev, per spingere Mosca ad accettare il dialogo. Lo rivelano a Repubblica fonti con una conoscenza diretta delle posizioni della nuova amministrazione.
Il capo della Casa Bianca appena insediato chiederà ai membri della Nato di portare al 5% del Pil gli investimenti nella difesa, con l’obiettivo reale di ottenere fra il 3 e il 3,5%. Ignorerà la UE, come già dimostra il mancato invito all’Inauguration, cercando di parlare direttamente con i singoli stati. Quanto a Groenlandia e Panama, non dobbiamo aspettarci un’invasione militare a breve, ma le pressioni sono finalizzate ad ottenere risultati strategici concreti, come una maggior apertura alla collaborazione col Pentagono e l’esclusione della Cina dal controllo del Canale da cui passa un significativo traffico di merci americane.
Trump vuole chiamare Putin e lo farà molto presto, forse nei primi giorni della nuova amministrazione. Gli dirà che è venuto il momento di chiudere la guerra e lui è disposto ad aiutarlo per trovare una soluzione onorevole. Il progetto prevede il congelamento del fronte, senza riconoscimenti dei territori occupati dai russi, e il negoziato per definire l’assetto di lungo termine. Se Putin rivuole il Kursk deve restituire agli ucraini qualcosa. Probabilmente Zaporizhzhia, con la centrale nucleare, che ora nessuno sta usando e rappresenta un grande pericolo per la sicurezza, perché è tutta minata e potrebbe saltare. Sull'ingresso di Kiev nella Nato non si dirà nulla, perché Putin non lo vuole, e quindi concedergli il rinvio ufficiale di 20 anni vorrebbe dire dargli una vittoria che Trump non intende regalare. Però il nuovo presidente, peraltro come il predecessore Biden, non ritiene che l'Ucraina sia pronta ad entrare nell’Alleanza e quindi tacerà.
L’amministrazione entrante si aspetta che Putin rifiuterà, chiedendo contropartite e ponendo condizioni. Allora Trump gli risponderà che se rigetta il negoziato, invece di tagliare gli aiuti militari a Kiev per costringerla a trattare, li aumenterà in maniera indiscriminata. L'ipotesi è un prestito senza limiti, tipo la legge Cash & Carry con la Gran Bretagna durante la Seconda guerra mondiale o il Piano Marshall. Gli Usa metteranno i finanziamenti e Kiev ci comprerà armi americane, così i soldi in sostanza non andranno mai fisicamente a Kiev, ma resteranno negli Usa. Il governo li girerà direttamente alle aziende produttrici, senza rischi di corruzione. Se Zelensky comprerà armi americane, non ci saranno limiti su quanto potrà acquistare e come lo userà. I consiglieri di Trump pensano che davanti ad una simile minaccia, Putin potrebbe riconsiderare il negoziato.
Questa partita si lega a quella della Nato. Trump chiederà ai Paesi membri di investire il 5% del Pil nella difesa, come tattica negoziale, puntando in realtà al 3 o 3,5%. Per l'Italia sarà un problema serio, visto che non siamo ancora arrivati neppure al 2% concordato nel vertice di Cardiff. L’amministrazione però ritiene che non sia una questione di risorse, ma di scelte. I governi europei hanno i mezzi e possono optare di investire di più nella difesa, ridirezionando altre spese.
Trump non crede nella Ue e la ignorerà, come peraltro ha già fatto per il giuramento. Non punta necessariamente a dissolverla, anche perché questo dipenderà da cosa decideranno di fare gli europei, però crede negli stati nazionali e vuole trattare direttamente con essi. Questo porrà un serio dilemma alla premier italiana Meloni, che dovrà decidere se usare il suo buon rapporto già stabilito con lui per andare da sola e ottenere le condizioni migliori possibili per Roma, prima di tutto su dazi e commerci, oppure per convincerlo a dialogare con Bruxelles, diventando così il ponte fra gli Stati Uniti e l’Unione Europea.
Quanto alle minacce contro la Groenlandia e Panama, sono posizioni negoziali per centrare obiettivi concreti che si possono raggiungere senza interventi armati. La Groenlandia deve aprirsi di più agli Usa, tanto sulla presenza militare del Pentagono, quanto sulle preziose rotte artiche. Panama invece deve togliere ai cinesi il controllo del Canale.