Trump lancia i dazi, blocca la tassa globale a Big Tech e si ritira da Oms e accordi sul clima
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliWASHINGTON — Un contraddittorio misto di isolazionismo e imperialismo, condito da un espansionismo mirato addirittura a colonizzare Marte, che minaccia di smontare l’ordine globale basato sulle regole, con cui dal 1945 ad oggi abbiamo quanto meno evitato la Terza guerra mondiale. Nel discorso dell’Inauguration Trump ha detto che ambisce ad essere un leader «pacificatore e unificatore», partendo da Gaza e Ucraina, ma poi con i primi decreti firmati ieri ha scatenato uno tsunami che va nella direzione opposta, verso il «mondo arrabbiato, violento e totalmente imprevedibile» di cui ha parlato a Capitol Hill.
Dazi
Per ora vuole colpire con tariffe del 25% le esportazioni di Messico e Canada. Il provvedimento è legato a immigrazione e narcotraffico, nella speranza di costringere i Paesi confinanti a sigillare le frontiere. Però ci sono anche motivazioni economiche forti, a partire da quella di ostacolare le importazioni di auto, costringendo le aziende americane e straniere che vog…
WASHINGTON — Un contraddittorio misto di isolazionismo e imperialismo, condito da un espansionismo mirato addirittura a colonizzare Marte, che minaccia di smontare l’ordine globale basato sulle regole, con cui dal 1945 ad oggi abbiamo quanto meno evitato la Terza guerra mondiale. Nel discorso dell’Inauguration Trump ha detto che ambisce ad essere un leader «pacificatore e unificatore», partendo da Gaza e Ucraina, ma poi con i primi decreti firmati ieri ha scatenato uno tsunami che va nella direzione opposta, verso il «mondo arrabbiato, violento e totalmente imprevedibile» di cui ha parlato a Capitol Hill.
Dazi
Per ora vuole colpire con tariffe del 25% le esportazioni di Messico e Canada. Il provvedimento è legato a immigrazione e narcotraffico, nella speranza di costringere i Paesi confinanti a sigillare le frontiere. Però ci sono anche motivazioni economiche forti, a partire da quella di ostacolare le importazioni di auto, costringendo le aziende americane e straniere che vogliono venderle negli Usa a costruire le loro fabbriche nel Paese.
L’Europa a questo giro si è salvata, ma lui ha avvertito che non è contento del deficit commerciale, rimproverando al Vecchio Continente di non comprare abbastanza prodotti americani. Durante la prima amministrazione voleva smantellare l’Unione, ma Bruxelles era rimasta unita. Aveva risposto con le contro sanzioni, e il presidente della Commissione Juncker era diventato la sua bestia nera nei negoziati commerciali. Ora il continente deve ritrovare forza o andare in ordine sparso, esponendosi alle sconfitte che i singoli stati inevitabilmente subiranno se affronteranno da soli gli Usa.
Stop alla minimum tax
Trump ha cancellato la minimum tax sulle multinazionali su cui era stato raggiunto un accordo all’Ocse dopo anni di negoziati lanciati dalla Ue per tassare i giganti della Silicon Valley, ora schierati con il neo presidente, che realizzano lauti profitti in Europa. Il tycoon ha chiesto al Tesoro di preparare misure ritorsive contro chi applicherà prelievi “extraterritoriali” sulle multinazionali a stelle e strisce.
Commercio
Con l’External revenue service gli Usa dovrebbero usare i commerci per tassare i Paesi che esportano nel suo mercato. In particolare quelli europei. Il sogno del presidente, come il predecessore McKinley che ha citato, sarebbe quello di sostituire le imposte sul reddito raccolte dai cittadini americani con i ricavi dei dazi. Difficile, perché il fisco incassa circa 2.000 miliardi di dollari all’anno e quindi servirebbero tariffe superiori al 100%.
Stop ai programmi sulla diversità e riconoscimento solo di due sessi: la svolta di Trump sui diritti
Messico
Quello sull’emergenza al confine col Messico e contro i cartelli del narcotraffico, definiti organizzazioni terroristiche, sono due provvedimenti collegati, che riguardano tanto l’immigrazione, quanto l’epidemia di fentanyl. La connessione sta nel fatto che in entrambi i casi i decreti firmati da Trump consentono l’uso dei militari. I soldati verranno schierati al confine per fermare «l’invasione degli illegali», ma potranno essere impiegati anche per colpire i narcos come avviene con al Qaeda o l’Isis.
Addio all’Oms
Trump ha firmato il decreto con il quale gli Usa lasciano l’Organizzazione mondiale della Sanità. Nei giorni scorsi il suo direttore, Tedros Adhanom Ghebreyesus, si era precipitato a New York per incontrare l’amico del presidente Paolo Zampolli, ambasciatore all’Onu. Aveva prospettato di dichiarare il traffico di droghe sintetiche come emergenza sanitaria globale, nella speranza di ingraziarsi Trump. Non è bastato, perché all’antipatia per le organizzazioni multilaterali si somma in questo caso l’accusa di aver aiutato la Cina durante la pandemia di Covid, che era costata a Donald la rielezione nel 2020. Ora l’obiettivo è limitare i danni, che mettono a rischio campagne come quelle per contenere Aids, ebola e polio. Gli Usa versavano all’Oms tra 160 e 815 milioni di dollari all’anno, che potrebbero essere rimpiazzati dai due principali finanziatori, Pechino e Bill Gates. Il vuoto lasciato da Trump rischierebbe così di essere colmato da suoi avversari, se non nemici.
Fuori dall’Accordo di Parigi
La seconda uscita dagli accordi sul clima era scontata, anche perché il presidente è convinto che accelerare la produzione di energia, petrolio e gas, sia essenziale anche per far scendere l’inflazione. Stati e città americane hanno però l’autonomia per continuare a rispettare le regole. La maggior parte dei finanziamenti federali per la transizione verde vanno ai repubblicani, che potrebbero chiedere a Trump di fare eccezioni e continuare a incassare i soldi.
Putin
Donald ha detto che il capo del Cremlino «sta distruggendo la Russia» e vuole parlarci. La soluzione che propone prevede il congelamento del fronte, senza riconoscimenti per i territori occupati da Mosca, avviando il negoziato sull’assetto futuro. Zelensky non può rifiutare la trattativa, perché altrimenti il presidente gli toglierà gli aiuti, ma se Putin rigetterà l’apertura, la Casa Bianca è pronta ad aumentare le forniture belliche a Kiev.
TikTok e Cina
Trump ha tenuto aperto il social, rimandando di 90 giorni l’entrata in vigore del bando. È anche una mano tesa a Xi, che ora deve decidere se accettare di aprire una trattativa generale su tutte le dispute aperte, ma nell’ultimo incontro con i giornalisti alla Casa Bianca ha detto che permetterebbe a Elon Musk di acquistare il social “se lo vuole”.
Intelligenza artificiale
Il progetto Stargate, annunciato ieri per investire 500 miliardi di dollari nelle infrastrutture dell’Ai con Softbank, Oracle e Open Ai, serve a rilanciare questo settore, ma anche a competere con Pechino.
Stop agli aiuti all’estero
Serve a verificare che siano allineati alle sue politiche e far capire che non sono gratis.
Golfo d’America
Trump ha cambiato in Golfo d’America il nome al Golfo del Messico. Come Groenlandia, Panama e Marte, è una manifestazione dell’espansionismo trumpista. Resta da vedere se intende davvero usare la forza e la coercizione economica, oppure si accontenterà della pressione politica, per ottenere più accesso all’Artico e la cacciata dei cinesi da Canale.