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L’asse tra Putin e Xi “La nostra alleanza toccherà nuove vette”

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Telefonata tra i leader. Medvedev: “Al mondo non interessa l’età dell’oro americana”
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MOSCA — Manca soltanto un colloquio con il nordcoreano Kim perché Mosca schieri “l’Asse degli autocrati” al completo. All’indomani del ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, il presidente russo Vladimir Putin si mostra in videocollegamento col leader cinese, il «partner fidato» Xi Jinping che lo apostrofa come «caro amico». Parlano per «un’ora e 35 minuti». Putin dalla sua residenza di Novo-Ogariovo fuori Mosca, Xi dalla Grande Sala del Popolo a Pechino. Discutono «certi aspetti dello sviluppo dei potenziali contatti con l’amministrazione Usa» e fanno fronte comune contro eventuali mosse volte a minare la loro “partnership senza limiti”. Ampi sorrisi e reciproci inviti: Xi a Mosca in maggio e Putin a Pechino in settembre. Xi si augura di «portare le relazioni tra Russia e Cina a nuove vette». «La stabilità e la resilienza delle relazioni Cina-Russia — dice — aiuteranno a far fronte alle incertezze dell’ambiente esterno» e «a sostenere l’equità e la giustizia internazionale». «I nos…

MOSCA — Manca soltanto un colloquio con il nordcoreano Kim perché Mosca schieri “l’Asse degli autocrati” al completo. All’indomani del ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, il presidente russo Vladimir Putin si mostra in videocollegamento col leader cinese, il «partner fidato» Xi Jinping che lo apostrofa come «caro amico». Parlano per «un’ora e 35 minuti». Putin dalla sua residenza di Novo-Ogariovo fuori Mosca, Xi dalla Grande Sala del Popolo a Pechino. Discutono «certi aspetti dello sviluppo dei potenziali contatti con l’amministrazione Usa» e fanno fronte comune contro eventuali mosse volte a minare la loro “partnership senza limiti”. Ampi sorrisi e reciproci inviti: Xi a Mosca in maggio e Putin a Pechino in settembre. Xi si augura di «portare le relazioni tra Russia e Cina a nuove vette». «La stabilità e la resilienza delle relazioni Cina-Russia — dice — aiuteranno a far fronte alle incertezze dell’ambiente esterno» e «a sostenere l’equità e la giustizia internazionale». «I nostri legami si basano sull’amicizia, sulla fiducia e sul sostegno reciproci, sull’uguaglianza e sul mutuo vantaggio» e puntano a «costruire un ordine mondiale multipolare più giusto» e a «garantire una sicurezza indivisibile nello spazio eurasiatico e nel mondo nel suo insieme», risponde Putin che soltanto venerdì aveva siglato a Mosca l’Accordo di partenariato strategico con l’iraniano Masoud Pezeshkian.

Allora il portavoce Dmitrij Peskov aveva precisato che il tempismo del vertice non era legato all’insediamento di Trump e ieri il consigliere presidenziale per la politica estera Jurij Ushakov ha fatto la stessa puntualizzazione. Peccato sia stato persino l’ex leader Dmitrij Medvedev a notare come la stessa videotelefonata di Putin e Xi fosse un messaggio neppure velato al leader Usa che ha minacciato la Cina di dazi doganali e Putin di «distruggere la Russia» se non siglerà un accordo con l’Ucraina. «È la migliore prova della multipolarità del mondo moderno e del partenariato strategico tra i nostri Paesi. Il mondo non è interessato all’“età dell’oro” americana».

Il giorno del secondo giuramento di Trump, Putin si era congratulato in video. Una prima volta in 25 anni al potere in cui si era limitato a inviare le sue congratulazioni per telegramma. Non solo. Si era persino sperticato in lusinghe del «coraggio» dimostrato da Trump in campagna elettorale di fronte a «pressioni» e «attentati alla vita». Poche ore dopo, dallo Studio Ovale, Trump, però, non aveva ricambiato il favore. «Putin non può essere entusiasta, non sta andando bene. La Russia è più grande, ha più soldati da perdere, ma non è questo il modo di governare un Paese». Ushakov non ha voluto commentare. Il Cremlino aspetta «proposte concrete che potrebbero costituire la base per i contatti», ha detto alludendo all’attesa telefonata di Trump e ribadendo che la Russia è «aperta e pronta per un dialogo serio se da Washington arrivassero segnali rilevanti». Parole che, a dispetto delle dimostrazioni di forza, tradiscono una certa impazienza. A prescindere dall’esito, per il “ricercato internazionale” Putin, un colloquio con Trump sarebbe di per sé una vittoria: la prova che è ancora il leader di una superpotenza che gli Usa non possono ignorare.

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