Davos — Volodymyr Zelensky prova a parlare il meno possibile di Trump, se non per dire che — come tutti — aspetta di capire le sue mosse e che sta lavorando per incontrarlo. Al Forum di Davos, dove torna per il secondo anno consecutivo e quando la guerra con la Russia sta per entrare nel quarto, il presidente ucraino parla invece moltissimo di Europa. O meglio all’Europa, cercando di suonare una sveglia: «Ora non è nemmeno certo se avrà un posto al tavolo quando finirà la guerra. Trump la ascolterà o negozierà con la Russia e la Cina? L’Europa deve imparare a difendersi». E se questo significa portare le spese militari al 5%, la cifra impossibile che il presidente americano pretende dagli alleati Nato, «5% sia».
L’ipotesi che Trump provi a chiudere la guerra scavalcando l’Europa e negoziando direttamente con Putin, magari con la triangolazione di Xi Jinping, non sarebbe nefasta solo per l’Unione ma anche per le speranze di Zelensky di ottenere quella che chiama «pace giusta». Il pre…
Davos — Volodymyr Zelensky prova a parlare il meno possibile di Trump, se non per dire che — come tutti — aspetta di capire le sue mosse e che sta lavorando per incontrarlo. Al Forum di Davos, dove torna per il secondo anno consecutivo e quando la guerra con la Russia sta per entrare nel quarto, il presidente ucraino parla invece moltissimo di Europa. O meglio all’Europa, cercando di suonare una sveglia: «Ora non è nemmeno certo se avrà un posto al tavolo quando finirà la guerra. Trump la ascolterà o negozierà con la Russia e la Cina? L’Europa deve imparare a difendersi». E se questo significa portare le spese militari al 5%, la cifra impossibile che il presidente americano pretende dagli alleati Nato, «5% sia».
L’ipotesi che Trump provi a chiudere la guerra scavalcando l’Europa e negoziando direttamente con Putin, magari con la triangolazione di Xi Jinping, non sarebbe nefasta solo per l’Unione ma anche per le speranze di Zelensky di ottenere quella che chiama «pace giusta». Il presidente Usa farà davvero così? A Davos se ne discute molto. Dice di sì Graham Allison, professore ad Harvard e uno dei maggiori esperti americani di politica internazionale, che si spinge a ipotizzare «la fine delle ostilità entro sei mesi con una linea di divisione sull’attuale fronte», fatta accettare dagli Stati Uniti a Zelensky con un aut aut: minacciando di sospendere aiuti economici e militari. Molto meno probabile invece per il politologo Ian Bremmer, secondo cui l’Europa non potrà che essere della partita, se non altro per le esigenze miliardarie di ricostruzione che Kiev dovrà affrontare.
L’accelerazione però è nell’aria. Non a caso nel paesino svizzero, blindato per il suo arrivo, Zelensky dice che, anche se il dialogo politico era interrotto, i contatti tra gli apparati americani e quelli russi sono sempre proseguiti. E dà qualche particolare in più sulle garanzie necessarie per l’Ucraina a garantire qualsiasi accordo. Il primo è lo schieramento di un contingente “di pace” a cui i Paesi europei dovrebbero contribuire con «almeno» 200 mila uomini: «È il minimo, altrimenti sarebbe nulla». Il secondo è il rifiuto di ridurre in maniera drastica gli effettivi dell’esercito ucraino, che — ha spiegato — Putin chiederà di tagliare a un quinto degli attuali: «È quello che vuole, ma non permetteremo che accada».
Un conto delle forze in campo è anche parte del suo appello all’Europa: la Russia ha un milione e 500 mila soldati, il più grande esercito Ue, quello francese, 200 mila. Il messaggio è chiaro: una pace che lasciasse l’Ucraina divisa, neutrale e neutralizzata lascerebbe il Continente esposto a Putin, in un momento in cui il sostegno americano, «sempre necessario», non può più essere dato per scontato. «Il presidente Trump considera la Nato necessaria?», ha chiesto Zelensky. «Abbiamo bisogno di una politica unica europea di sicurezza e di difesa, l’Europa merita di essere più di un semplice spettatore di un accordo già concluso». Per Kiev è fondamentale: «Ci sono voci vicino a Trump che portano disinformazione e messaggi pro-Russi — ha spiegato il presidente ucraino —. È molto importante che l’Europa parli forte, in modo che capisca bene dettagli e rischi».