Trump: “In Ucraina una guerra ridicola, Putin la fermi”. E minaccia sanzioni alla Russia
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK — Trump alza i toni sull’Ucraina, minacciando Putin di imporre sanzioni ancora più dure alla Russia, se non accetterà la sua proposta di negoziare la fine della guerra. Fonti con una conoscenza diretta delle posizioni della nuova amministrazione rivelano a Repubblica che Washington è pronta anche ad aumentare le forniture militari a Kiev, invece di ridurle, se Mosca rifiuterà di sedersi al tavolo.
«Non cerco - ha scritto Trump sul social Truth - di fare male alla Russia. Mi piace il popolo russo e ho sempre avuto una relazione molto buona con il presidente Putin. Non dobbiamo dimenticare che Mosca ci ha aiutato durante la Seconda guerra mondiale». Poi però ha sollecitato la chiusura del conflitto, con un tono molto brusco: «Farò alla Russia, la cui economia sta crollando, e al presidente Putin, un grande favore. Patteggia ora e metti fine a questa ridicola guerra. Non può che peggiorare». Ma «se non ci sarà un accordo, e a breve, non avrò altra scelta se non imporre nuov…
NEW YORK — Trump alza i toni sull’Ucraina, minacciando Putin di imporre sanzioni ancora più dure alla Russia, se non accetterà la sua proposta di negoziare la fine della guerra. Fonti con una conoscenza diretta delle posizioni della nuova amministrazione rivelano a Repubblica che Washington è pronta anche ad aumentare le forniture militari a Kiev, invece di ridurle, se Mosca rifiuterà di sedersi al tavolo.
«Non cerco - ha scritto Trump sul social Truth - di fare male alla Russia. Mi piace il popolo russo e ho sempre avuto una relazione molto buona con il presidente Putin. Non dobbiamo dimenticare che Mosca ci ha aiutato durante la Seconda guerra mondiale». Poi però ha sollecitato la chiusura del conflitto, con un tono molto brusco: «Farò alla Russia, la cui economia sta crollando, e al presidente Putin, un grande favore. Patteggia ora e metti fine a questa ridicola guerra. Non può che peggiorare». Ma «se non ci sarà un accordo, e a breve, non avrò altra scelta se non imporre nuove tasse, dazi e sanzioni su tutto quanto venduto dalla Russia e agli Stati Uniti, e vari altri Paesi partecipanti. Facciamola finita con questa guerra, che non sarebbe mai iniziata se fossi stato presidente. Lo possiamo fare in modo facile o duro. Quello facile è sempre migliore. È il momento di fare un accordo. Non dobbiamo perdere altre vite».
Trump, secondo autorevoli fonti informate, vuole chiamare Putin e lo farà molto presto. Gli dirà che è venuto il momento di chiudere la guerra e lui è disposto ad aiutarlo per trovare una soluzione onorevole. Il progetto prevede il congelamento del fronte, senza riconoscimenti dei territori occupati dai russi, e poi il negoziato per definire l’assetto di lungo termine.
Se Putin rivuole il Kursk deve restituire agli ucraini qualcosa. Probabilmente Zaporizhia, con la centrale nucleare, che ora nessuno sta usando e rappresenta un grande pericolo per la sicurezza, perché è tutta minata e potrebbe saltare.
Sull’ingresso di Kiev nella Nato non si dirà nulla, perché Putin non lo vuole, e quindi concedergli il rinvio ufficiale di 20 anni vorrebbe dire dargli una vittoria che Trump non intende regalare. Però il nuovo presidente, peraltro come il predecessore Biden, non ritiene che l’Ucraina sia pronta ad entrare nell’Alleanza e quindi tacerà.
L’eventuale accordo dovrà prevedere una forza di interposizione. L’opzione preferita sarebbero i reparti della Nato. Il presidente ucraino Zelensky ha detto da Davos che servirebbero almeno 200.000 uomini e gli Stati Uniti dovrebbero partecipare. Se però Putin rifiutasse di avere i militari dell’Alleanza vicino ai propri confini, e Trump si opponesse all’invio di soldati americani, gli europei dovrebbero farsi carico di questa missione senza il cappello Nato. L’Onu per ora non viene citata, ma alla fine potrebbe diventare l’unica ipotesi accettabile per tutti.
L’amministrazione Usa si aspetta che Putin rifiuterà la proposta iniziale, chiedendo contropartite e ponendo condizioni. Allora Trump gli risponderà che se rigetta il negoziato, invece di tagliare gli aiuti militari a Kiev per costringerla a trattare, li aumenterà in maniera indiscriminata. L’ipotesi è un prestito senza limiti, tipo la legge Cash & Carry con la Gran Bretagna durante la Seconda guerra mondiale o il Piano Marshall. Gli Usa metteranno i finanziamenti e Kiev comprerà armi americane, così i soldi non andranno mai fisicamente a Kiev ma resteranno negli Usa. Il governo li girerà direttamente alle aziende produttrici, senza rischi di corruzione, che agitano il movimento Maga e lo spingono ad opporsi ad ulteriori coinvolgimenti nel conflitto.
Se Zelensky comprerà armi americane, non ci saranno limiti su quanto potrà acquistare e come lo userà. I consiglieri di Trump pensano che davanti ad una simile minaccia, Putin si sentirà obbligato a riconsiderare il negoziato.