✕

Il Custode di Terra Santa: “I pellegrini tornino senza timori, è anche un aiuto economico ai locali”

(reuters)

Ascolta l'audio

Padre Francesco Patton a Roma: “Impedire che il conflitto degeneri nella Cisgiordania, perché altrimenti sarà un’altra Gaza”
2 minuti di lettura

Appello del Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, affinché, con la tregua a Gaza, tornino i pellegrinaggi che con la guerra si sono rarefatti. Il superiore dei frati minori francescani dei paesi mediorientali auspica che il conflitto non “degeneri nella Cisgiordania” e che israeliani e palestinesi riconoscano la reciproca sofferenza di questi mesi.

Dallo spirituale al materiale

“Il pellegrinaggio si può fare, non ci sono pericoli fisici per i pellegrini”, spiega Patton a margine della presentazione a Roma del libro-intervista con il giornalista Roberto Cetera, inviato in Medio Oriente dell’Osservatore Romano, “Come un pellegrinaggio” (Edizioni Terra Santa). “Amo ricordare che il pellegrinaggio ha tre valori”, prosegue il religioso parlando con Repubblica: “Uno è di tipo spirituale, perché il pellegrinaggio deve servire a chi lo compie per crescere nella fede e superare certe paure che impediscono alle persone di agire per il bene. In secondo luogo ha un grande valore di soli…

Appello del Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, affinché, con la tregua a Gaza, tornino i pellegrinaggi che con la guerra si sono rarefatti. Il superiore dei frati minori francescani dei paesi mediorientali auspica che il conflitto non “degeneri nella Cisgiordania” e che israeliani e palestinesi riconoscano la reciproca sofferenza di questi mesi.

Dallo spirituale al materiale

“Il pellegrinaggio si può fare, non ci sono pericoli fisici per i pellegrini”, spiega Patton a margine della presentazione a Roma del libro-intervista con il giornalista Roberto Cetera, inviato in Medio Oriente dell’Osservatore Romano, “Come un pellegrinaggio” (Edizioni Terra Santa). “Amo ricordare che il pellegrinaggio ha tre valori”, prosegue il religioso parlando con Repubblica: “Uno è di tipo spirituale, perché il pellegrinaggio deve servire a chi lo compie per crescere nella fede e superare certe paure che impediscono alle persone di agire per il bene. In secondo luogo ha un grande valore di solidarietà nei confronti dei cristiani locali perché quando i cristiani locali, che sono una minoranza, vedono i pellegrini, capiscono che fanno parte di una famiglia molto più grande, ed è una consolazione per i cristiani di Terra Santa sapere che fanno parte di una realtà universale. Infine c’è un valore di solidarietà concreta perché moltissimi cristiani, a Betlemme direi quasi tutti, vivono e lavorano nell’indotto del pellegrinaggio, e quindi c’è anche una dimensione concreta del dare lavoro ai cristiani che vivono a Betlemme, a Gerusalemme, in tutti i posti in cui ci sono i santuari. Bisogna superare qualche timore”.

Il conflitto in Cisgiordania

Secondo padre Patton, che da nove anni è Custode di Terra Santa, la tregua a Gaza è “positiva soprattutto se consente il ritorno a casa di tutto gli ostaggi (israeliani) e un buon numero di prigionieri (palestinesi) e dà un po’ di sollievo alle famiglie. È una tregua in tre fasi e ritengo che sarebbe una colpa grave se durante queste tre fasi tutti quelli che ne hanno la possibilità non spingessero in direzione di una soluzione politica che porti anche al pieno riconoscimento della realtà chiamata Palestina. Senza tale soluzione politica finita la tregua prima o poi il conflitto ricomincerà. Il tempo va usato bene, e questo è compito sia di chi si trova in loco, sia degli attori internazionali, a partire dagli Stati Uniti, che sono in grado di farsi ascoltare da Israele, e dai paesi del Golfo, che possono influire di più in chiave di accordi di Abramo per il riconoscimento della Palestina. Poi bisogna che ci sia una presenza reale della comunità internazionale sia per evitare che riparta il conflitto, e in questo senso ben venga un contingente delle Nazioni Unite schierato a Gaza, e sia per impedire che il conflitto degeneri nella Cisgiordania, perché altrimenti la Cisgiordania sarà un’altra Gaza”.

Più in generale, “se noi riusciamo a riconoscere la sofferenza altrui potremmo arrivare a riconoscerci reciprocamente, a riconoscere la dignità gli uni degli altri”, ha detto il francescano trentino, che, parlando delle non facili relazioni tra le popolazioni locali, ha però voluto ricordare esempi di dialogo come The Parents Circle, l’associazione che riunisce israeliani e palestinesi accomunati dall’aver perso un famigliare nel conflitto, o come Rachel Goldberg-Polin, madre di Hersh, giovane israeliano sequestrato da Hamas il sette ottobre e ucciso a Gaza.

“Noi, come dice papa Francesco, dobbiamo avviare processi: san Paolo dice che chi semina scarsamente scarsamente raccogliere, chi semina con larghezza raccoglie con larghezza. Se si divulgano solo esperienze disastrose, solo la logica del conflitto, non si propongono vie alternative più costruttive”. Alla presentazione del libro nella chiesa di San Francesco a Ripa, a Trastevere, moderata dal giornalista Ugo Tramballi, erano presenti tra gli altri il vicecustode di Terra Santa, padre Ibrahim Faltas, e l’ambasciatore palestinese presso la Santa Sede, Issa Kassissieh.

Leggi i commenti