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Zelensky apre al dialogo con Mosca: “Ma l’America ci dia garanzie”

(agf)

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“Siamo pronti a fare il possibile, io e Donald ne abbiamo già discusso. L’Europa adesso parli più con gli Stati Uniti e meno con la Russia”
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KIEV — Porte aperte al negoziato: il presidente Volodymyr Zelensky mette da parte le eccezioni, che aveva fatto iscrivere addirittura nella Costituzione ucraina, e annuncia di essere pronto a «fare il possibile perché si concretizzi» una eventuale «chance per l’Ucraina di finire la guerra con una pace giusta». Le parole pronunciate mercoledì in un’intervista a Bloomberg a Davos sono rimbalzate ieri sui media russi. La novità è contenuta tra le pieghe.

Non è la prima volta che Zelensky lancia segnali di apertura; ma stavolta a tirarlo per la giacca è proprio il presidente americano ribadendo che «l’Ucraina è pronta a un accordo». Dunque tocca a Mosca, lascia intendere Trump, mettere giù le carte e dimostrare se è vero, come l’Occidente ha sostenuto compatto per tre anni, che il Cremlino fa il gioco delle tre carte fingendo disponibilità solo per prendere tempo.

«Sì, abbiamo parlato in un paio di occasioni con una buona atmosfera, e sono grato di questa opportunità — conferma il pr…

KIEV — Porte aperte al negoziato: il presidente Volodymyr Zelensky mette da parte le eccezioni, che aveva fatto iscrivere addirittura nella Costituzione ucraina, e annuncia di essere pronto a «fare il possibile perché si concretizzi» una eventuale «chance per l’Ucraina di finire la guerra con una pace giusta». Le parole pronunciate mercoledì in un’intervista a Bloomberg a Davos sono rimbalzate ieri sui media russi. La novità è contenuta tra le pieghe.

Non è la prima volta che Zelensky lancia segnali di apertura; ma stavolta a tirarlo per la giacca è proprio il presidente americano ribadendo che «l’Ucraina è pronta a un accordo». Dunque tocca a Mosca, lascia intendere Trump, mettere giù le carte e dimostrare se è vero, come l’Occidente ha sostenuto compatto per tre anni, che il Cremlino fa il gioco delle tre carte fingendo disponibilità solo per prendere tempo.

«Sì, abbiamo parlato in un paio di occasioni con una buona atmosfera, e sono grato di questa opportunità — conferma il presidente ucraino a Bloomberg, che gli domandava se quella espressa da Trump fosse veramente la sua posizione — e non posso dare dettagli: mi ha chiesto come mi sento, io gli ho parlato delle garanzie di sicurezza più semplici ed economiche per tutti. E ho detto che vogliamo la pace, come tutti, ma da una posizione di forza. Presto capirà che è Putin a non volerla».

Rispetto ai tempi recenti in cui Kiev ribadiva ossessivamente il mantra del “Piano di vittoria” ucraino e del “Piano in dieci punti” di Zelensky come unica road map per un negoziato — in cui oltretutto Mosca avrebbe potuto solo partecipare alla fase finale, accettando le decisioni del resto del mondo che si sarebbe dovuto unire intorno a questo progetto, ma non lo ha mai fatto — è evidente che la stagione è radicalmente mutata.

«La pace attraverso la forza è possibile — ha ribadito ieri sera Zelensky nel messaggio social agli ucraini — e siamo assolutamente fiduciosi. La chiave è mantenere lo slancio e fare pressione sulla Russia, l’unica entità che vuole questa guerra e che ne è colpevole. Le risorse energetiche, e in particolare il petrolio, sono una delle chiavi più importanti per la pace, per la vera sicurezza». Su questo fronte l’Europa, dice, deve «collaborare di più con gli Stati Uniti e altri partner, e meno con la Russia». Quello energetico è un tema su cui Trump è molto sensibile. Tutti segnali di disponibilità. «Il piano di Trump, basato sulla coercizione economica della Russia, è realistico», conferma al Tg1 il consigliere del presidente, Mykhailo Podolyak.

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