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La stretta di Pechino per fermare stragi e attacchi: due nuove condanne a morte

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Pugno duro contro gli autori dei recenti accoltellamenti nei confronti di cittadini giapponesi. Lunedì giustiziato l’uomo che aveva ucciso 35 persone travolgendole con la sua auto
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PECHINO - Due condanne a morte in due giorni. La prima, giovedì, per il 52enne che lo scorso giugno attaccò con un coltello una donna giapponese e il suo bambino a Suzhou, non lontano da Shanghai, uccidendo poi una cittadina cinese che cercava di proteggerli. La seconda, venerdì, per il 45enne che a settembre, a Shenzhen, uccise un ragazzino giapponese di 10 anni.

L’attacco di Suzhou

Il primo dei due attacchi era avvenuto alla fermata dell'autobus di una scuola giapponese il 24 giugno, a Suzhou. Hu Youping, l’addetta allo scuolabus che cercò di fermare l'aggressore, morì due giorni dopo in ospedale per le ferite riportate. La donna giapponese e il suo bambino invece non vennero feriti in modo grave. Sebbene il tribunale di Suzhou non abbia fornito una…

PECHINO - Due condanne a morte in due giorni. La prima, giovedì, per il 52enne che lo scorso giugno attaccò con un coltello una donna giapponese e il suo bambino a Suzhou, non lontano da Shanghai, uccidendo poi una cittadina cinese che cercava di proteggerli. La seconda, venerdì, per il 45enne che a settembre, a Shenzhen, uccise un ragazzino giapponese di 10 anni.

L’attacco di Suzhou

Il primo dei due attacchi era avvenuto alla fermata dell'autobus di una scuola giapponese il 24 giugno, a Suzhou. Hu Youping, l’addetta allo scuolabus che cercò di fermare l'aggressore, morì due giorni dopo in ospedale per le ferite riportate. La donna giapponese e il suo bambino invece non vennero feriti in modo grave. Sebbene il tribunale di Suzhou non abbia fornito una spiegazione dettagliata delle motivazioni, un funzionario del ministero degli Esteri giapponese presente in aula ha raccontato ai media nipponici che l’uomo, Zhou Jiasheng, 52 anni, aveva compiuto quel gesto perché “aveva perso la voglia di vivere dopo esser stato licenziato ed essersi indebitato”.

L’accoltellamento di Shenzen

Qualche mese dopo, il 18 settembre, ci fu un altro attacco contro cittadini giapponesi: un ragazzino di 10 anni (figlio di padre giapponese e madre cinese) rimase ucciso dopo un accoltellamento a Shenzhen. L’attacco mortale, compiuto da Zhong Changchun, 45 anni, avvenne nel giorno dell’anniversario dell’”incidente di Mukden” che scatenò l’invasione giapponese della Manciuria (nel nord-est della Cina) nel 1931. Una data sensibile. I due accoltellamenti suscitarono nei mesi scorsi molta preoccupazione tra la comunità giapponese che vive in Cina.

Le altre condanne a morte

Le condanne a morte dei due uomini seguono le due esecuzioni avvenute a inizio settimana nei confronti dei responsabili di due altri attacchi avvenuti in Cina a novembre. Lunedì 20 gennaio è stato giustiziato Fan Weiqiu, 62 anni, che l’11 novembre a bordo della sua auto aveva travolto la folla che si stava allenando fuori da un centro sportivo nella città di Zhuhai uccidendo 35 persone perché - hanno spiegato poi le autorità cinesi - “insoddisfatto del suo accordo di divorzio riguardo alla suddivisione di alcuni beni”. Sempre lunedì la stessa sorte era toccata anche a Xu Jiajin, 21 anni, che il 16 novembre accoltellò a morte 8 persone in una scuola a Wuxi perché “non era riuscito a diplomarsi a causa di voti insufficienti ed era insoddisfatto del suo stipendio da stagista”. I due erano stati condannati a morte in dicembre.

Crimini commessi da soggetti in cerca di “vendetta contro la società”, come vengono etichettati qui: soggetti che attaccano persone a caso, in scuole, ospedali, supermercati, luoghi di ritrovo pubblici. Sebbene la Cina abbia tassi di violenza di gran lunga più bassi rispetto a molti altri Paesi, una serie di attacchi negli ultimi mesi hanno scatenato ampie discussioni, online e non, su che cosa rappresenti questa ondata di episodi mortali. Episodi che hanno alimentato le preoccupazioni sulla sicurezza pubblica. Ma anche sullo stato di salute del Paese. Dopo gli attacchi di Zhuhai e Wuxi, sui social cinesi in molti avevano collegato gli ultimi episodi alle sfide che il Paese sta affrontando (crescita al rilento, disoccupazione, crisi immobiliare) e sulla mancanza di una rete di sicurezza sociale e validi meccanismi di consulenza psicologica.

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