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JFK, Martin Luther King e Bob Kennedy: tra misteri e complotti, i casi su cui Trump vuole far luce

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Le storie degli omicidi delle tre grandi figure americane, gialli che potrebbero venire risolti dalle carte declassificate dal nuovo presidente
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LONDRA – “Un sacco di gente aspettava da anni, da decenni, e ora tutto sarà rivelato”. Con queste parole, giovedì Donald Trump ha firmato nell’Ufficio Ovale della Casa Bianca un ordine esecutivo che autorizza entro quindici giorni la declassificazione di tutti i documenti d’archivio ancora coperti dal segreto di Stato su tre assassinii che hanno segnato la storia dell’America, su cui continuano a circolare teorie di cospirazioni: quelli di John Fitzgerald Kennedy, di Martin Luther King e di Robert Kennedy. In realtà si tratta soltanto di poche migliaia di carte, su un totale di svariati milioni, che restano completamente o parzialmente segrete. Ma secondo i sondaggi la maggioranza degli americani rimane convinta che dietro la morte del presidente Kennedy nel 1963 ci sia un giallo, e dubbi analoghi permangono anche sulla fine del leader dei diritti civili King nell’aprile del 1968 e del fratello minore di Kennedy, Robert, allora candidato democratico alla Casa Bianca, tre mesi più tard…

LONDRA – “Un sacco di gente aspettava da anni, da decenni, e ora tutto sarà rivelato”. Con queste parole, giovedì Donald Trump ha firmato nell’Ufficio Ovale della Casa Bianca un ordine esecutivo che autorizza entro quindici giorni la declassificazione di tutti i documenti d’archivio ancora coperti dal segreto di Stato su tre assassinii che hanno segnato la storia dell’America, su cui continuano a circolare teorie di cospirazioni: quelli di John Fitzgerald Kennedy, di Martin Luther King e di Robert Kennedy. In realtà si tratta soltanto di poche migliaia di carte, su un totale di svariati milioni, che restano completamente o parzialmente segrete. Ma secondo i sondaggi la maggioranza degli americani rimane convinta che dietro la morte del presidente Kennedy nel 1963 ci sia un giallo, e dubbi analoghi permangono anche sulla fine del leader dei diritti civili King nell’aprile del 1968 e del fratello minore di Kennedy, Robert, allora candidato democratico alla Casa Bianca, tre mesi più tardi.

(afp)

Trump ha chiesto che la penna con cui ha firmato il provvedimento venga consegnata a Robert Kennedy junior, figlio di Robert, nipote di John e in attesa di conferma della nomina a ministro della Sanità nella nuova amministrazione repubblicana. Sui dubbi sollevati dai casi in questione sono stati pubblicati almeno duemila libri. Ecco una scheda sugli aspetti principali di un mistero, anzi una serie di misteri, che dura da più di sessant’anni: e non è detto che la declassificazione degli ultimi documenti segreti lo risolverà. “Pubblicarli è un passo importante”, commenta Jefferson Morley, un ex giornalista del Washington Post, autore della newsletter “Jfk Facts” e grande esperto della materia, “ma potrebbero non contenere la pistola fumante”. Sarebbero diventati per legge di dominio pubblico nel 2027: Trump ha anticipato i tempi di due anni.

John Kennedy

Il presidente fu assassinato a Dallas il 22 novembre 1963 mentre attraversava la città su un’auto scoperta insieme alla moglie Jacqueline e al governatore del Texas, John Connally, che rimase ferito. Trasportato in ospedale, Kennedy venne pronunciato morto mezz’ora più tardi. Aveva 42 anni. La tesi ufficiale è che l’assassino fosse Lee Harvey Oswald, un ex Marine che, dopo essere stato sottoposto a corte marziale e congedato dall’esercito nel 1959, visse in Unione Sovietica, dove si sposò ed ebbe una figlia, per poi rientrare negli Usa nel 1962. Dopo avere sparato a Kennedy con un fucile dalla finestra di un edificio, Oswald tornò a casa, prese una pistola, uccise un poliziotto e nel giro di un’ora fu arrestato. Due giorni dopo, mentre veniva ripreso dalla televisione durante il trasferimento al carcere in un sotterraneo della polizia di Dallas, fu ucciso a colpi di rivoltella da distanza ravvicinata da Jack Ruby, gestore di un night-club locale, che sostenne di avere agito per “redimere” Dallas dall’assassinio di Kennedy: condannato per l’omicidio di Oswald, Ruby morì in carcere per un embolo polmonare nel 1967.

(ansa)

Le inchieste su JFK

Le stranezze nella biografia di Oswald e il suo immediato omicidio, che sembrava un classico atto per chiudergli la bocca prima di essere interrogato, suscitarono immediatamente ipotesi che dietro la morte di Kennedy ci fosse un complotto. Due indagini ufficiali, la Warren Commission nel 1964, ordinata dal presidente Johnson, e il Church Committee, condotto dal Senato nel 1975, conclusero tuttavia che il presidente era stato assassinato da Oswald e non c’era alcuna cospirazione. Ma una terza inchiesta, presentata da una commissione della Camera dei rappresentanti nel 1979, definì “probabile” che Kennedy fosse stato assassinato come risultato di un complotto, avanzando in particolare il sospetto che “due assassini avessero sparato” da direzioni differenti. L’inchiesta dei deputati, tuttavia, non indicava chi potesse essere il mandante.

Le teorie

La lista dei possibili mandanti, citati nel corso del tempo da un’infinità di articoli di giornali, documentari e libri, comprende l’Fbi, la Cia, il Pentagono, la mafia italoamericana, il complesso militar-industriale, Fidel Castro, il Kgb ovvero l’Unione Sovietica, il vicepresidente Johnson (che prese il posto di Kennedy subito dopo l’assassinio): da soli o alleati fra loro, con Oswald come complice oppure utilizzandolo soltanto come inconsapevole specchietto per le allodole. I teorici di una cospirazione hanno sempre affermato che ci fossero killer multipli sul luogo dell’assassinio, uccidendo Kennedy con una “triangolazione di colpi”. Il proiettile fatale sarebbe stato sparato da un dosso erboso di fronte all’auto del presidente, non da dietro come sosteneva l’inchiesta ufficiale, secondo cui un singolo proiettile aveva ferito il governatore del Texas e ucciso il presidente.


Ci sono testimonianze sulla presenza di individui misteriosi in prossimità dell’auto di Kennedy, fra cui tre vagabondi, un uomo con l’ombrello e un altro con un distintivo: di quest’ultimo saltò fuori perfino una fotografia che sembrava riprenderlo nel momento in cui sparava. In tutto, 42 gruppi, 82 assassini e 214 complici sono stati accusati dell’assassinio del presidente in varie teorie della cospirazione. Nel 2023, Paul Landis, un 88enne ex agente del Servizio Segreto che assistette da vicino all’assassinio a Dallas, rivelò di avere raccolto un proiettile dall’auto su cui viaggiava Kennedy: affermazione che secondo numerosi esperti del caso complica, o addirittura elimina, la tesi ufficiale di un singolo proiettile. I teorici della cospirazione credono che ci fu un depistaggio delle indagini ufficiali per nascondere la verità.

Le motivazioni

Ma per quale motivo qualcuno avrebbe voluto la morte di Kennedy, il presidente che aveva suscitato enormi speranze, aperto una nuova era per l’America, lanciato la corsa alla conquista dello spazio? Le ragioni citate dalle varie teorie cospiratorie variano. L’Unione Sovietica lo avrebbe voluto uccidere per vendicare la crisi dei missili a Cuba (alla tesi della cospirazione sovietica ha creduto fra gli altri un direttore della Cia, James Woolsey). Fidel Castro per vendicare i tentativi americani di rovesciarlo. Il complesso militar-industriale perché lo riteneva troppo pacifista. La mafia italoamericana per questioni legate a casinò di Las Vegas, scommesse clandestine e altri traffici illeciti. Ma la mafia avrebbe potuto agire anche come mero esecutore in combutta con il mandante autentico, che sarebbe stato l’Fbi, o la Cia, o il Pentagono, perché Kennedy era considerato troppo di sinistra. Quanto al vicepresidente Johnson, lo avrebbe fatto assassinare per gelosia e per diventare presidente.

Alcune di queste motivazioni appaiono meno convincenti di altre, ma non è del tutto convincente neanche l’ipotesi che Oswald abbia agito da solo, animato da un oscuro risentimento contro la madre patria. Senza contare le coincidenze: un assassino che ha trascorso tre anni in Russia, nel Paese nemico dell’America per eccellenza, appena torna negli Usa decide tutto da sé di assassinare il capo della Casa Bianca e ci riesce. Per tacere del tipico omicidio mafioso, con un improbabile balordo, il gestore di night club Jack Ruby, che riesce ad avvicinare l’autore del più grave delitto possibile, gli chiude la bocca per sempre e poi muore a sua volta in prigione.

Il film sul processo

Sull’assassinio di John Fitzgerald Kennedy ci sono state tante inchieste, tante teorie, ma un solo processo: quello intentato nl 1967 da Jim Garrison, procuratore distrettuale di New Orleans, contro un uomo d’affari locale, Clay Shaw, che secondo l’accusa si sarebbe fatto aiutare da Oswald e da altri complici, inclusa la Cia. Shaw fu assolto. La cospirazione della quale sarebbe stato il capo appariva piuttosto fantomatica. Ciononostante, molti anni dopo il regista Oliver Stone le ha dato credito con il film Jkf. Un punto in comune dell’indagine del procuratore Garrison (interpretato da Kevin Costner nella pellicola) con altri particolari emersi da inchieste e teorie: sarebbe stato sparato più di un proiettile.

Martin Luther King

Se l’assassinio di John Kennedy è passato alla storia come “la madre di tutte le cospirazioni”, anche quelli di suo fratello Bob e del reverendo Martin Luther King abbondano di teorie diverse dai risultati ufficiali delle inchieste. Martin Luther King, il più importante leader dei diritti degli afroamericani, ruolo per il quale ricevette il premio Nobel per la pace, autore del famoso discorso “I have a dream” e fautore della non violenza, fu assassinato il 4 aprile 1968 a Memphis, nello Stato del Tennessee, mentre si trovava con i suoi collaboratori sul balcone della stanza di un motel. Aveva 39 anni. Un uomo fu visto fuggire dalla casa di fronte, nella quale vennero trovati un fucile e un cannocchiale. La caccia all’assassino si concluse due mesi dopo con l’arresto all’aeroporto di Londra di James Earl Ray, un pregiudicato bianco fuggito di prigione qualche mese prima. Estradato negli Stati Uniti, al processo Ray si riconobbe colpevole, ma poi ritrattò tutto. Condannato a 99 anni, morì in carcere nel 1998.

La cospirazione di Stato

La famiglia e altri hanno sempre affermato che Luther King fu vittima di una cospirazione in cui erano coinvolti il governo americano, la polizia di Memphis e la mafia. I suoi familiari si dissero convinti da subito che Ray fosse un capro espiatorio. L’indagine era stata affidata all’Fbi, il cui capo, J. Edgar Hoover, aveva in precedenza cercato più volte di danneggiare la reputazione di King. Nel dicembre 1993, Loyd Jowers, un uomo d’affari bianco di Memphis, il cui ufficio era nelle vicinanze del motel in cui fu assassinato King, diede un’intervista alla televisione sostenendo di avere fatto parte di una cospirazione per assassinare King, insieme alla mafia e a varie agenzie del governo federale Usa. Il dipartimento di Giustizia non ritenne credibili le sue affermazioni, in cui in effetti c’erano molte contraddizioni. Nel 1999, Coretta Scott King, la vedova di Martin, intentò una causa civile contro Jowers, implicando anche l’Fbi, la Cia, l’esercito americano, la polizia e il crimine organizzato nell’assassinio del marito. Il giudice le diede ragione, ma senza conseguenze penali per gli accusati. Secondo il biografo di King, Ray agì da solo nella speranza di intascare la presunta taglia di un movimento razzista per eliminare King. Jesse Jackson, il leader afroamericano che era di fianco a King sul balcone di Memphis al momento degli spari, ha invece dichiarato: “Nel nostro movimento c’erano infiltrati e sabotatori governativi, è semplicemente impossibile che Ray abbia fatto tutto da solo”.

Bob Kennedy

Robert Kennedy, ex ministro della Giustezia e fidato consigliere del fratello John alla Casa Bianca, in quel momento senatore e candidato democratico alla Casa Bianca, con buonissime chance di vincere entro qualche mese le presidenziali, fu assassinato a Los Angeles il 5 giugno 1968, due mesi e un giorno dopo l’assassinio di Martin Luther King. Aveva 42 anni, la stessa età a cui era stato assassinato il fratello John. Stava lasciando l’albergo in cui aveva tenuto un comizio, quando fu ucciso con vari colpi di pistola da Shiran Shiran, un giordano-palestinese che ce l’aveva con la politica pro-Israele degli Stati Uniti. La condanna a morte fu commutata in ergastolo con possibilità di rilascio, ma tutte le sue richieste di tornare in libertà sono finora state negate.

Le teorie cospiratorie sulla morte di Bob Kennedy hanno avuto meno diffusione e ascolto rispetto a quelle sull’assassinio di John Kennedy e di Martin Luther King. Ma anche nel suo caso sono circolate ipotesi sulla presenza di un secondo attentatore, oltre a Shiran, con colpi provenienti da una direzione differente. Nel 2006, un programma di inchiesta della Bbc ha presentato dati secondo cui tre ex agenti della Cia, legati al movimento anticastrista fra gli esuli cubani, avevano partecipato all’assassinio di Bob Kennedy. Da ultimo, Bob Kennedy junior ha incontrato Shiran in carcere e, dopo avergli parlato, ha detto di non credere che sia stato lui a uccidere suo padre, ma altri membri della famiglia Kennedy respingono questa tesi.

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