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Casa Bianca, la foto shock: immigrati in catene caricati sugli aerei militari

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Il messaggio su “X”: “Promesse fatte, promesse mantenute”. Pronti a mandare blindati ai confini. Il presidente: espelliamo i criminali. Finora via 1300. E il Messico nega l’atterraggio a un velivolo
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NEW YORK – Nove uomini in catene scortati verso un aereo militare per essere espulsi dagli Stati Uniti. E’ l’immagine shock che la Casa Bianca ha pubblicato sui social, accompagnata dalla frase: «Come promesso, il presidente Trump sta inviando un messaggio forte al mondo: coloro che entrano illegalmente negli Stati Uniti affronteranno gravi conseguenze».

Su X la Casa Bianca ha postato il messaggio: «I voli di deportazione sono cominciati. Promesse fatte, promesse mantenute». I nove fanno parte di un gruppo di 79 immigrati, 31 donne e 48 uomini, imbarcati su un aereo militare nella base dell’aviazione di Fort Biggs, a El Paso, Texas, e portati in Guatemala. Poche ore dopo un altro volo, atterrato ancora in Guatemala, è partito da Tucson, Arizona. Un terzo, in serata, ancora da El Paso e diretto in Messico non ha ricevuto l’autorizzazione all’atterraggio. In tutto, ieri sono state arrestate ed espulse 538 persone.

Tom Homan, nominato “zar del confine”, ha parlato di 1300 arresti dal…

NEW YORK – Nove uomini in catene scortati verso un aereo militare per essere espulsi dagli Stati Uniti. E’ l’immagine shock che la Casa Bianca ha pubblicato sui social, accompagnata dalla frase: «Come promesso, il presidente Trump sta inviando un messaggio forte al mondo: coloro che entrano illegalmente negli Stati Uniti affronteranno gravi conseguenze».

Su X la Casa Bianca ha postato il messaggio: «I voli di deportazione sono cominciati. Promesse fatte, promesse mantenute». I nove fanno parte di un gruppo di 79 immigrati, 31 donne e 48 uomini, imbarcati su un aereo militare nella base dell’aviazione di Fort Biggs, a El Paso, Texas, e portati in Guatemala. Poche ore dopo un altro volo, atterrato ancora in Guatemala, è partito da Tucson, Arizona. Un terzo, in serata, ancora da El Paso e diretto in Messico non ha ricevuto l’autorizzazione all’atterraggio. In tutto, ieri sono state arrestate ed espulse 538 persone.

Tom Homan, nominato “zar del confine”, ha parlato di 1300 arresti dal giorno del ritorno di Trump alla Casa Bianca. Il Pentagono ha messo a disposizione due C-130 e un C-17. Sotto le amministrazioni Biden e Obama le espulsioni venivano condotte in questo modo, ma senza pubblicare foto. La noprofit American Immigration Council ha parlato di «pura operazione di propaganda». Nell’ultimo anno il governo Biden ha mantenuto una media più alta: ha espulso 271 mila migranti e organizzato 508 voli. I 538 di ieri sono meno anche dei 675 espulsi di media nella prima settimana della presidenza Trump nel 2017. Ma la foto vale più dei numeri e ha scosso l’America. Sui social reazioni opposte: migliaia hanno applaudito le deportazioni, altri hanno accusato il presidente di calpestare i diritti degli immigrati onesti. Rastrellamenti sono stati condotti a Chicago, Los Angeles, Denver, Washington, New York, Boston e in New Jersey.

«Stiamo mandando via tutti i peggiori criminali», ha dichiarato Trump. Su X la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha parlato di «deportazione più grande della storia» e citato, tra gli arrestati, stupratori e membri della gang venezuelana Tren de Aragua.

Sono undici milioni gli immigrati che vivono negli Usa senza status legale. Di questi, più di 700 mila sono minori che vanno a scuola. Molti non si sono presentati alle lezioni per paura di essere arrestati. Nei campi migliaia di lavoratori illegali sono spariti, mettendo in crisi le aziende. Al confine sud con il Messico le operazioni somigliano a quelle di una guerra: il governo ha inviato altri 1500 soldati e punta a superare i diecimila militari.

Secondo il Washington Post, Trump vuole inviare i marines e i blindati Stryker, dotati di potenti ottiche, sensori e mitragliatrici rimovibili, già impiegati in Afghanistan e Iraq. Intanto ha tolto limitazioni agli arresti senza giusto processo e dato mano libera all’Fbi, che finora non poteva fermare i clandestini. Più di un milione di immigrati, in gran parte richiedenti asilo e che avevano fissato un appuntamento con le autorità americane per essere regolarizzate, è a rischio deportazione.

L’Onu ha ricordato che il diritto d’asilo è «universalmente riconosciuto». Ma l’appello non verrà ascoltato: l’agenzia dell’immigrazione sta preparando l’espulsione di più di 5 mila persone rinchiuse nei centri di detenzione a San Diego, California, e in Texas.

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