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Trump insiste sulla Groenlandia: telefonata “orrenda” con la premier danese

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Rivelata da fonti europee al Financial Times, la conversazione sarebbe stata estremamente aggressiva da parte del presidente americano che ha minacciato la Danimarca di dazi
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LONDRA – Una “orrenda” telefonata di 45 minuti con la premier danese Mette Frederiksen, durante la quale Donald Trump ha ribadito senza mezzi termini che vuole prendersi la Groenlandia. Rivelata da fonti europee al Financial Times e avvenuta nei giorni scorsi, la conversazione sarebbe stata estremamente aggressiva da parte del presidente americano. Che poi ha ribadito il concetto in pubblico, parlando ieri con i giornalisti a bordo dell’Air Force One: “Penso che lo otterremo”, ha detto dell’immenso ma scarsamente popolato territorio autonomo della Danimarca, situato nella regione dall’Artico, fra la costa orientale del Canada e l’Islanda.

“I suoi 57 mila abitanti vogliono stare con noi”, ha aggiunto. “Non so esattamente quali diritti vanti la Danimarca, ma sarebbe un atto molto ostile (da parte del governo di Copenaghen, ndr.) se non lo permettessero, perché è per la protezione del mondo libero. Noi possiamo proteggerlo. La Danimarca no. Tutto qui”.

LONDRA – Una “orrenda” telefonata di 45 minuti con la premier danese Mette Frederiksen, durante la quale Donald Trump ha ribadito senza mezzi termini che vuole prendersi la Groenlandia. Rivelata da fonti europee al Financial Times e avvenuta nei giorni scorsi, la conversazione sarebbe stata estremamente aggressiva da parte del presidente americano. Che poi ha ribadito il concetto in pubblico, parlando ieri con i giornalisti a bordo dell’Air Force One: “Penso che lo otterremo”, ha detto dell’immenso ma scarsamente popolato territorio autonomo della Danimarca, situato nella regione dall’Artico, fra la costa orientale del Canada e l’Islanda.

“I suoi 57 mila abitanti vogliono stare con noi”, ha aggiunto. “Non so esattamente quali diritti vanti la Danimarca, ma sarebbe un atto molto ostile (da parte del governo di Copenaghen, ndr.) se non lo permettessero, perché è per la protezione del mondo libero. Noi possiamo proteggerlo. La Danimarca no. Tutto qui”.

“È stato un dialogo orrendo”, racconta una delle fonti al quotidiano della City sul contenuto della telefonata. “Trump era molto risoluto. Per la prima ministra danese è stata una doccia fredda. In precedenza, era difficile prendere seriamente l’intenzione americana di annettere la Groenlandia, ma adesso sembra una cosa seria e potenzialmente molto pericolosa”.

Sottinteso: pericolosa per i rapporti fra gli Stati Uniti e un alleato della Nato, e per quelli fra l’America e l’Unione europea, di cui la Danimarca è membro. Un’altra fonte riferisce che nella conversazione, durata tre quarti d’ora, Trump ha minacciato espressamente misure specifiche contro la Danimarca come dazi doganali diretti contro i prodotti di Copenaghen, se il governo danese non venisse incontro alle sue richieste. Un portavoce della premier Frederiksen non ha confermato il tono aggressivo di Trump.

L’interesse della Casa Bianca per la Groenlandia ha varie ragioni: la posizione geografica chiave per il controllo delle rotte artiche, lo sfruttamento delle risorse minerarie, lo sviluppo di basi militari e spaziali. La regione andrà alle urne in aprile. I suoi abitanti chiedono da tempo un referendum per ottenere l’indipendenza dalla Danimarca, di cui sono un protettorato dal 1814, dopo essere stata prima per secoli una colonia norvegese, ma difficilmente potrebbero fare a meno delle ingenti sovvenzioni statali di Copenaghen senza grandi investimenti da un altro Paese.

Sempre da bordo dell’aereo presidenziale, sabato Trump ha anche detto ai giornalisti al seguito, a proposito dei suoi rapporti con i leader europei, che il primo ministro britannico Keir Starmer sta facendo “un ottimo lavoro” e che le relazioni con lui sono “buonissime”: giudizi in apparenza discordanti rispetto alla campagna di critiche al premier laburista lanciata da Elon Musk, l’imprenditore miliardario che il presidente ha nominato ministro dell’efficienza, oltre che un suo strenuo sostenitore. Una telefonata fra Trump e Starmer viene data per imminente e una visita del premier britannico a Washington dovrebbe avere luogo nelle prossime settimane.

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