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Ucraina, servono soldati al fronte: incentivi ai ragazzi tra i 18 e 25 anni per arruolarsi

Ucraina, servono soldati al fronte: incentivi ai ragazzi tra i 18 e 25 anni per arruolarsi
(afp)

Un compromesso alle richieste americane di abbassare alla maggiore età l’asticella per la mobilitazione

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KIEV – Si parla molto della pace, ma intanto c’è da combattere una guerra: il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha deciso di dare il via libera a una prima mobilitazione dei giovani. L’ufficio presidenziale sta preparando un progetto di riforma della legislazione attuale per la coscrizione dei ragazzi ucraini tra i 18 e i 25 anni, fino a oggi esentati. Per ora, spiegano gli uomini di Zelensky, si tratterà di incentivi volontari.

E’ un compromesso rispetto alla richiesta bipartisan americana di allungare la coperta troppo corta dei fanti dispiegati al fronte abbassando semplicemente al limite della maggiore età l’asticella per la mobilitazione. Da tempo batteva la lingua sul dente dolente: una pressione sempre più forte per ottenere una manovra ritenuta insostenibile e sbagliata dallo stesso ufficio presidenziale. Ma il fronte scricchiola, i russi avanzano e la resistenza a questa soluzione draconiana è durata meno di due mesi. L’argine comincia a cedere, sebbene per ora si punti solo sulla carota senza esibire il bastone.

La richiesta americana era cominciata a circolare a metà ottobre: “I deputati repubblicani e democratici esercitano pressioni sul presidente perché mobiliti i giovani tra 18 e 25 anni”, spiegava Serhii Leshchenko, consigliere di Zelensky. Un mese e mezzo dopo, a fine novembre, il ministero degli Esteri ucraino aveva confermato la richiesta dell’amministrazione Biden: “Fa parte delle discussioni come la fornitura di armi, le strategie, la difesa, le sanzioni o la deterrenza… È uno dei temi discussi”, tentava di minimizzare mentre si diffondeva l’indignazione nel Paese stremato dai lutti della guerra.

Quelli americani erano appelli “senza senso”, replicava allora il consigliere di Zelensky, Dmytro Lytvyn, restituendo oltre Oceano la responsabilità della crisi di forze in prima linea: “Non ci si può aspettare che l’Ucraina compensi così i ritardi nella logistica o l’indecisione degli alleati. A causa di questi ritardi, l’Ucraina non ha abbastanza armi nemmeno per i soldati già mobilitati”. E lo stesso Zelensky calmò i suoi concittadini assicurando, in un discorso pronunciato durante un evento, che non ci sarebbe stato alcun abbassamento dell’età della mobilitazione.

I tempi cambiano rapidamente, nella burrasca di una guerra. Se è vero che le consegne di armi e munizioni occidentali sono sempre troppo lente rispetto alla necessità del fronte, analisti ucraini e internazionali convergono nel ritenere largamente sottodimensionata la quota di fanti necessari a stabilizzare il fronte. Ne mancano “almeno 130mila”, diceva l’amministrazione Biden a novembre. La situazione non è certo migliorata.

Molti veterani, comandanti e soldati che da tre anni sono in trincea senza riuscire a tornare a casa premono per assecondare la richiesta americana. Al contrario, madri e padri temono di perdere i figli costretti a combattere prima ancora di essere davvero adulti. Nei giorni scorsi la nuova amministrazione Trump è tornata alla carica con un appello ad abbassare l'età di mobilitazione avanzato stavolta dal consigliere per la sicurezza nazionale, Michael Waltz. Ed ecco il via libera di Zelensky, ma in formula ridotta.

Nikolai Shchur, consigliere del Dipartimento per la sicurezza nazionale e la difesa, ha confermato ai media ucraini che l’Ufficio del presidente proporrà al parlamento “una serie di modifiche sia alla legislazione che ai decreti presidenziali”, avvisando che “i dettagli tecnici sono in fase di negoziazione e qualcosa potrebbe cambiare” ma il pacchetto di proposte è quasi definito e “verrà presentato nei prossimi giorni”. Ci sta lavorando un team “formato da rappresentanti della Difesa, dello Stato maggiore e di organizzazioni pubbliche”. Per ora si tratterebbe di aprire a contratti volontari destinati ai giovani tra 18 e i 25 anni che non sarebbero soggetti alla mobilitazione, motivandoli con incentivi finanziari.

La soluzione di compromesso ha il vantaggio non solo di non far crollare ulteriormente la popolarità in forte declino del presidente, ma anche di non commettere quello che si è già dimostrato un errore con la mobilitazione forzata: ha riempito le trincee di persone non solo impreparate a combattere, ma anche decise a fare il possibile per evitarlo, disertando e abbandonando le linee.

L'ex comandante della 93a brigata di fanteria meccanizzata e oggi vice capo dell'Ufficio presidenziale, Pavel Palisa, spiega che l’obiettivo è attirare i giovani esentati dalla mobilitazione e quelli che hanno diritto al rinvio, per esempio per ragioni di studio. Il pacchetto di riforme si dovrebbe basare su tre pilastri: gli incentivi finanziari, una formazione efficiente, e infine garanzie di dialogo e rispetto tra i soldati e i loro comandanti. Resta da vedere se la mossa avrà successo: i volontari si sono già arruolati, ed è dubbio l’appeal di un semplice incentivo economico per motivare decine di migliaia di giovani studenti ad andare al fronte.

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