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Colum McCann: “Intontita dalla vittoria di Trump, l’America si risveglierà ma temo la violenza”

(reuters)

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L’intervista allo scrittore: “Chi si oppone all’idea di un mondo in cui prevale l’odio ora è stordito. E vedere i miliardari baciare l’anello al presidente è stato disgustoso”
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ROMA — La scommessa di Colum McCann è di ritrovare la strada per la Casa Bonus Pastor, dove lo aspettano per un laboratorio un centinaio di ragazzi provenienti da tutto il mondo, senza guardare neanche per un attimo il telefonino. Ci siamo inerpicati per il quartiere Aurelio in cerca di un bar aperto la domenica, abbiamo fatto a zig-zag senza far caso ai nomi delle strade, ci siamo persi e poi ritrovati senza chiedere aiuto a Google. «Prendiamola come una metafora della sopravvivenza nell’era Trump. Servono nuove mappe, da disegnare a mano. Percorsi che fin qui non avevamo immaginato».

(ansa)

Tre mesi fa, nella sua casa di Manhattan, McCann non sapeva prevedere come sarebbero andate le elezioni. L’autore di Apeirogon e di Una madre vedeva Trump avanzare, ma credeva in una maggiore resistenza delle idee progressiste. È stato deluso, non sconfitto. «Sento molte persone dire che vogliono andare via, che i…

ROMA — La scommessa di Colum McCann è di ritrovare la strada per la Casa Bonus Pastor, dove lo aspettano per un laboratorio un centinaio di ragazzi provenienti da tutto il mondo, senza guardare neanche per un attimo il telefonino. Ci siamo inerpicati per il quartiere Aurelio in cerca di un bar aperto la domenica, abbiamo fatto a zig-zag senza far caso ai nomi delle strade, ci siamo persi e poi ritrovati senza chiedere aiuto a Google. «Prendiamola come una metafora della sopravvivenza nell’era Trump. Servono nuove mappe, da disegnare a mano. Percorsi che fin qui non avevamo immaginato».

(ansa)

Tre mesi fa, nella sua casa di Manhattan, McCann non sapeva prevedere come sarebbero andate le elezioni. L’autore di Apeirogon e di Una madre vedeva Trump avanzare, ma credeva in una maggiore resistenza delle idee progressiste. È stato deluso, non sconfitto. «Sento molte persone dire che vogliono andare via, che in America non si può più vivere. Io resto. E combatto».
Il suo modo di lottare sono le storie. Con lui a Roma c’è Lee Keylock: si sono conosciuti dopo il massacro nella scuola di Sandy Hook, nel dicembre 2012. Lee era un insegnante che cercava di far uscire i suoi studenti dal trauma. Aveva letto Lascia che il mondo giri, scrisse all’editore per chiedere delle copie per i ragazzi, gli rispose McCann che non solo avrebbe inviato i libri, ma sarebbe andato a incontrarli. Narrative 4 è l’associazione con cui da anni, insieme, fanno sì che ragazzi di estrazione diversa incrocino le loro storie: studenti neri del South Side Chicago con studenti bianchi del Connecticut. Ragazzi musulmani e ragazzi ebrei. Scambiare la propria vita, mettersi l’uno nei panni dell’altro, uscire da sé e dalla solitudine del proprio telefonino è – per McCann – l’unica salvezza.

Rispetto al primo mandato di Trump, non le sembra ci sia una mancanza di reazione da parte di quelle che sono state fin qui le élite culturali del Paese?

«Le persone hanno paura. Sono molto più arrese di quanto mi sarei aspettato, e credo che questo sia molto pericoloso. Se il fisico di Trump reggerà avremo due anni densi di cambiamenti, tutti diranno che fa cose grandiose. A un certo punto la destra si renderà conto di avere davanti un sistema contraffatto, ma invece di dire che è un bugiardo, un imbroglione, un carnevalesco imbonitore, lo sosterrà con ancora più veemenza».

E chi oggi tace?

«È ancora sotto shock. Non ci sono proteste, magliette vendute per strada, moti di indignazione. Gli oppositori di un’idea di mondo in cui prevale l’odio sono come storditi. In stato di commozione cerebrale. E non parlo solo delle persone comuni, ma degli artisti, dei politici. C’è davvero la sensazione che se parli apertamente sarai punito».

Come l’infettivologo Anthony Fauci, cui Trump ha tolto la scorta preoccupandosi di dire: se gli succede qualcosa non è colpa mia. Indicandolo come bersaglio?

«Sono tempi pericolosi. Credevo che i controlli avrebbero funzionato, che le istituzioni sarebbero state forti abbastanza, ma gli equilibri sono saltati. Vedere tutti quegli uomini d’affari andare a baciargli l’anello è stato disgustoso».

In compenso, ha parlato una donna di Chiesa.

«Mi sono innamorato della reverenda Budde. Ha detto a Trump come stanno le cose davvero, sui migranti, in una Chiesa. E lui non poteva replicare. Doveva ascoltare in silenzio. Ha tenuto quella pagina per ultima, ci ha riflettuto, poi l’ha letta. Non c’è altro modo per sconfiggere il male, che alzarsi in piedi e sfidarlo».

È stata minacciata, additata come nemica.

«Mi ha ricordato le parole di un giornalista e poeta algerino. Tahir Djaout, che diceva: se parli, muori. Se te ne stai buono, muori. Allora parla e muori. Quella donna ha preso un bel po’ di peso sulle sue spalle, e ha dato voce a tantissime persone».

Che però tacciono. È perché sentono di aver fallito nel difendere un sistema di valori ora sotto attacco?

«Credo si tratti più dello stordimento di cui parlavamo. Stiamo vedendo con i nostri occhi la disintegrazione della società così come l’abbiamo conosciuta. Ci vuole tempo per capire come reagire. E ci vogliono le persone giuste. Questa destra è rabbiosa e vendicativa, sono curioso di vedere chi si alzerà in piedi a sfidarla».

I più giovani?

«Mio figlio, che ha 26 anni, dice: “Abbiamo avuto un doppio smacco, prima il Covid, poi Trump’”, e aggiunge che non sa se vuole mettere al mondo dei figli. Tutta la sua generazione è sconvolta. Ma si rialzerà, ci rialzeremo tutti, è per questo che penso che il peggio arriverà tra due anni. Ci sarà uno scontro vero e non sarà facile perché dall’altra parte ci sono tanti soldi e un potere tecnologico enorme».

Crede scoppieranno violenze?

«Credo di sì e che le rivolte che abbiamo visto negli anni scorsi non saranno niente a confronto».

Gli uomini in catene, l’abolizione dello ius soli, non sono la fine del sogno americano?

«Walt Whitman diceva “mi contraddico, ebbene sì, mi contraddico. Contengo moltitudini”. Questa è l’America. Adesso invece viviamo tutti costruendo canali che ci portino da un punto all’altro, sempre più erosi, talmente profondi da non poterne più uscire. Ognuno è intrappolato nel suo. È quella che definisco la malattia delle certezze: non siamo più capaci di parlarci, confrontarci, capirci».

E chi scrive o pensa cosa dovrebbe fare?

«Parlare, e se ti mettono addosso un bersaglio, se provano a delegittimarti, esercitare una specie di aikido intellettuale. Un’arte marziale del pensiero. Alla fine della loro vita persone molto diverse come Isaac Asimov o Toni Morrison hanno detto tutte la stessa cosa: sii gentile. Questo dovrebbero insegnare le religioni tutto il mondo».

Come scriverà di tutto questo?

«Il mio prossimo libro si intitolerà Twist. Parla dei cavi sottomarini attraverso cui passa il 95% delle nostre informazioni. Appartengono a Google, a Meta, ai big tech che sono corsi alla corte di Trump. Seguono le stesse rotte coloniali di un tempo. Credevo fosse un romanzo sulla riparazione, in realtà è un romanzo sul sabotaggio».

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