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Libano, la tregua regge a stento: Israele apre il fuoco e fa 22 morti

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Colpi sulla folla che, spinta da Hezbollah, cercava di ritornare nei villaggi evacuati
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GERUSALEMME — Nel giorno che doveva essere quello del ritiro definitivo, si contano 22 cadaveri nel sud del Libano. Il governo di Beirut accusa l’Idf di aver sparato sulla gente che voleva rientrare a casa. Lo Stato ebraico risponde puntando il dito contro Hezbollah che «incita i civili alla rivolta», e contro l’esercito libanese giudicato incapace di controllare le milizie sciite. Motivo per cui ha annunciato che, contrariamente a quanto stabilito dall’accordo per il cessate il fuoco firmato due mesi fa, non retrocederà ancora le truppe dalla parte meridionale del Paese.

Oltre alle 22 vittime, tra cui sei donne e un soldato, sono finiti in ospedale 124 feriti. «In nostri soldati hanno sparato colpi di avvertimento per rimuovere le minacce in un’area in cui erano stati identificati dei sospetti che si avvicinavano», prova a difendersi l’Idf, che riferisce di aver effettuato degli arresti.

Al netto delle diverse ricostruzioni, è vero che migliaia di residenti ieri si sono messi in …

GERUSALEMME — Nel giorno che doveva essere quello del ritiro definitivo, si contano 22 cadaveri nel sud del Libano. Il governo di Beirut accusa l’Idf di aver sparato sulla gente che voleva rientrare a casa. Lo Stato ebraico risponde puntando il dito contro Hezbollah che «incita i civili alla rivolta», e contro l’esercito libanese giudicato incapace di controllare le milizie sciite. Motivo per cui ha annunciato che, contrariamente a quanto stabilito dall’accordo per il cessate il fuoco firmato due mesi fa, non retrocederà ancora le truppe dalla parte meridionale del Paese.

Oltre alle 22 vittime, tra cui sei donne e un soldato, sono finiti in ospedale 124 feriti. «In nostri soldati hanno sparato colpi di avvertimento per rimuovere le minacce in un’area in cui erano stati identificati dei sospetti che si avvicinavano», prova a difendersi l’Idf, che riferisce di aver effettuato degli arresti.

Al netto delle diverse ricostruzioni, è vero che migliaia di residenti ieri si sono messi in marcia verso le città e i villaggi d’origine nonostante Idf, esercito libanese e caschi blu dell’Unifil avessero avvertito che la regione rimaneva pericolosa. I media legati a Hezbollah, invece, negli ultimi giorni incoraggiavano al rientro e in alcune zone del sud sono comparsi convogli con la bandiera gialla e verde del Partito di Dio.

(afp)

Il consolidamento della tregua è il primo test per il nuovo presidente libanese Joseph Aoun, eletto il 9 gennaio dopo tre anni di paralisi politica nazionale. Il Capo dello stato (ed ex comandante dell’esercito), parlando della crisi con Israele, ha sottolineato che «la sovranità e l’integrità territoriale del Libano non sono negoziabili», e ha aggiunto che sta seguendo questo dossier «al massimo livello». La strage di ieri, però, mette la tregua a rischio. Israele resterà a presidio del confine non meno di un altro mese, perché ritiene che non ci siano ancora le garanzie di sicurezza per i 60 mila connazionali nel nord della Galilea.

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