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Trump: “Iron dome anche negli Usa” e vieta l’esercito ai transgender

Trump: “Iron dome anche negli Usa” e vieta l’esercito ai transgender
(reuters)

Il presidente Usa vuole uno scudo missilistico come quello israeliano. Minacciata di dazi, la Colombia accetta i rimpatri di migranti

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New York — Costruire un “Iron Dome” come quello israeliano, per difendere gli Stati Uniti dagli attacchi missilistici; bandire i transgender dalle forze armate; reintegrare i militari espulsi per aver rifiutato di fare il vaccino contro il Covid. Sono i tre decreti presidenziali che il nuovo capo del Pentagono Pete Hegseth ha annunciato, prima ancora che Donald Trump li firmasse, per indicare da subito la strada che intende seguire dopo l’insediamento alla guida della Difesa. Questo mentre la Colombia, sotto la minaccia dei dazi, si piegava ad accettare i voli militari per la deportazione degli immigrati illegali, cosa che potrebbe aprire la porta all’uso preventivo delle tariffe anche contro Messico e Canada, preoccupando Europa e Cina.

Gli Usa hanno già un sistema di difesa missilistico, con intercettori basati soprattutto in Alaska e California, ma Trump non lo ritiene sufficiente. Dopo aver visto come funziona l’Iron Dome israeliano, e come è riuscito a bloccare gli attacchi lanciati negli ultimi mesi dall’Iran, ha deciso di imitarlo. I dettagli sono ancora da definire, ma l’opzione di rafforzare gli intercettori basati a terra a cui si era affidato Bush costerebbe circa 60 miliardi di dollari, mentre per impiegare circa mille intercettori posizionati nello spazio basterebbero 20 miliardi. Lo scopo sarebbe proteggere gli Usa anche dai missili più sofisticati, tipo quelli ipersonici, che ora sono negli arsenali di rivali come Russia, Cina, Iran e Corea del Nord.

Hegseth ha annunciato anche un decreto per mettere fine alle politiche DEI, ossia quelle per l’inclusione, e per bandire i trans. «La coesione delle unità — dice il testo anticipato dal New York Post — richiede elevati livelli di integrità e stabilità fra i componenti».

Perciò verranno tenute fuori persone che «non sono in grado di soddisfare fisicamente i requisiti di prontezza militare e necessitano di cure mediche continue. Ciò non è favorevole per un loro dispiegamento o per la loro prontezza sul campo». Il reintegro dei soldati che avevano rifiutato il vaccino contro il Covid rientra invece nei provvedimenti adottati per fare marcia indietro sulle misure di contenimento della pandemia, che secondo Trump l’avrebbero danneggiato alle elezioni del 2020. Allo stesso tempo, il dipartimento di giustizia ha avviato indagini sui pm che hanno lavorato all’inchiesta sul 6 gennaio, e alcuni di loro sono già stati licenziati.

Questa offensiva sul terreno militare viene il giorno dopo il braccio di ferro vinto con la Colombia. Il presidente Petro aveva rifiutato l’atterraggio a due voli decollati da San Diego e dal Texas, carichi di deportati. Il motivo erano le condizioni degradanti e l’uso di aerei militari. Trump ha reagito imponendo dazi del 25%, che sarebbero saliti al 50% dopo una settimana, e il blocco dei visti. Siccome gli Usa sono il primo mercato per le esportazioni colombiane, dopo aver minacciato contromisure analoghe, Petro ha fatto marcia indietro. La Casa Bianca ha commentato che ciò dimostra come gli Usa siano «nuovamente rispettati».

Questo risultato ottenuto così rapidamente con Bogotà potrebbe incoraggiare Trump a usare la stessa tattica con altri Paesi. Il Wall Street Journal scrive che alcuni suoi consiglieri suggeriscono di imporre dazi preventivi del 25% su Messico e Canada, da varare entro il primo febbraio. Queste misure entrerebbero così in vigore anche prima di intavolare negoziati sulle richieste di Washington riguardo i controlli ai confini, per fermare gli immigrati e i narcotrafficanti. Così Ottawa e Mexico City sarebbero spinti a cedere subito. Il timore è che se questa strada funzionerà, i prossimi obiettivi diventerebbero Cina ed Europa.

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