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Trump, Musk, Hegseth: i tre cavalieri della guerra automatizzata che cambieranno le Forze Usa

Hegseth, il nuovo capo del Pentagono 

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Non credono nei caccia e nelle portaerei, ma puntano solo sui droni, sull’intelligenza artificiale e sulle navette spaziali. Ecco come trasformeranno il modo di combattere della principale potenza militare del mondo
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Elon Musk, Donald Trump e Pete Hegseth sono la triade che vuole cambiare la guerra: non credono nei caccia e nelle portaerei, ma puntano solo sui droni, sull’intelligenza artificiale e sulle navette spaziali. Che non combatteranno insieme a soldati istruiti a rispettare protocolli e gerarchie bensì a “guerrieri” pronti a scavalcare le regole pur di arrivare alla vittoria.

Musk e Trump li conoscono tutti; Hegseth è destinato a imporsi in fretta: il nuovo capo del Pentagono ha un passato controverso di veterano dei conflitti contro il terrorismo jihadista e di destrissimo opinionista televisivo della Fox.

Questa trinità è unita da un’identica visione su come trasformare la Difesa americana in un complesso “letale e tecnologico”, dove “dalle scrivanie del Pentagono al campo di battaglia” sarà l’Ai a guidare ogni scelta. “Il Presidente ci ha dato una missione chiara: ottenere la pace attraverso la forza – ha dichiarato Hegseth la scorsa settimana nelle audizioni al Senato per la conf…

Elon Musk, Donald Trump e Pete Hegseth sono la triade che vuole cambiare la guerra: non credono nei caccia e nelle portaerei, ma puntano solo sui droni, sull’intelligenza artificiale e sulle navette spaziali. Che non combatteranno insieme a soldati istruiti a rispettare protocolli e gerarchie bensì a “guerrieri” pronti a scavalcare le regole pur di arrivare alla vittoria.

Musk e Trump li conoscono tutti; Hegseth è destinato a imporsi in fretta: il nuovo capo del Pentagono ha un passato controverso di veterano dei conflitti contro il terrorismo jihadista e di destrissimo opinionista televisivo della Fox.

Questa trinità è unita da un’identica visione su come trasformare la Difesa americana in un complesso “letale e tecnologico”, dove “dalle scrivanie del Pentagono al campo di battaglia” sarà l’Ai a guidare ogni scelta. “Il Presidente ci ha dato una missione chiara: ottenere la pace attraverso la forza – ha dichiarato Hegseth la scorsa settimana nelle audizioni al Senato per la conferma del suo incarico -. Lo faremo in tre modi: ripristinando un’etica guerriera, ricostruendo il nostro sistema militare e ristabilendo la deterrenza”. I toni guasconi che lo hanno reso celebre negli Usa non devono trarre in inganno: ha una laurea in politica a Princeton e un master a Harvard, oltre all’esperienza di analista finanziario. E se non ha ancora spiegato come vorrà ribaltare il Pentagono, ci sono però indicazioni nette su come intende rivoluzionare l’industria bellica statunitense.

Come Trump e Musk, Hegseth detesta i colossi degli armamenti ed è allineato nello sparare a zero contro Lockheed, Boeing, General Dynamics e Raytheon che oggi si spartiscono la fetta più ricca del budget miliardario. Il loro bersaglio favorito è l’F35, il velivolo più moderno dell’Occidente che reputano eccessivamente costoso e soprattutto obsoleto: gli imputano il limite di avere un pilota in carne e ossa, mentre loro sono gli alfieri dell’era dei droni.

Declinano a modo loro la lezione che arriva dalle trincee ucraine e guardano a una nuova generazione di aziende, nate come startup in California e in rapidissima ascesa. Compagnie come Anduril - la spada del “Signore degli anelli” - che costruisce missili intelligenti low cost. O come Palantir – nome tratto sempre dal “Signore degli anelli”, in questo caso la pietra magica che mostra il futuro – che crea algoritmi basati sul Machine Learning per selezionare gli obiettivi e gestire interi eserciti. Oppure Kratos, la personificazione della forza nella mitologia greca, che progetta sciami di ordigni completamente autonomi. Sono l’avanguardia bellica della Silicon Valley e hanno un dna completamente diverso rispetto al vecchio complesso militar-industriale che venne definito nel 1961 da Dwight Eisenhower, il condottiero diventato presidente: “La congiunzione tra un immenso corpo di istituzioni militari ed un’enorme industria di armamenti è nuova nell’esperienza americana – disse Eisenhower -. L’influenza totale nell’economia, nella politica, anche nella spiritualità è sentita in ogni città, in ogni organismo statale, in ogni ufficio del governo federale”.

Ora Trump, Musk e Hegseth aprono i palazzi del potere a un altro capitalismo con le stellette forse ancora più spregiudicato, spinto da fondi d’investimento specializzati nello sviluppo digitale e nell’hi-tech. I tre fondatori di Anduril, ad esempio, prima avevano lanciato la rete di pagamenti di Paypal, la realtà aumentata di Oculus e la stessa Palantir: sono trentenni che non mettono mai giacca e cravatta, lontanissimi dai manager in grisaglia abituati a spadroneggiare gli appalti delle forze armate. I loro prodotti sono disegnati con criteri diversi, senza la pretesa di avere ogni pezzo progettato per sopravvivere in condizioni estreme. C’è un largo impiego di “componenti commerciali” – per capire, le stesse che ci sono nei gadget tecnologici che usiamo quotidianamente dai telefonini agli elettrodomestici – che permettono di abbattere i prezzi.

Ovviamente non va dimenticata Space X, che di fatto è già monopolista della trasmissione dati via satellite indispensabile per il funzionamento di ogni apparecchiatura militare, che si tratti di un jet, di un sottomarino o di un singolo tank. Ma soprattutto, l’impresa di Musk è in pole position per concepire gli strumenti spaziali della supremazia americana, come le navette Starship che trasporteranno in pochi minuti i marines da un continente all’altro compiendo una parabola fuori dall’atmosfera.

“Ricostruiremo il nostro apparato militare rispondendo alle minacce con le capacità – ha proclamato Hegseth al Senato -. Questo significa rianimare la nostra base industriale; riformare le procedure di acquisto; imporre una verifica finanziaria sui programmi e mettere rapidamente in campo le tecnologie emergenti. Rimarremo la forza più potente e letale del mondo”.

Le priorità sono state elencate con altrettanta determinazione: intelligenza artificiale, droni e apparati anti-drone. Il focus è lo stesso enunciato nel suo libro “The war on the warriors” – ossia “La guerra contro i guerrieri” - in cui accusa le amministrazioni democratiche di avere castrato i combattenti a stelle e strisce: “Letalità, meritocrazia, standard e prontezza”. Quella della “letalità” è un’ossessione, ripetuta in ogni discorso e sempre legata all’introduzione di piattaforme di Machine Learning e Ai che “supportino tutte le scelte dalla scrivania al campo di battaglia. Io darò l’esempio chiedendo al mio staff di usare questi strumenti per fornirci la base su cui prendere le decisioni nelle riunioni al vertice”.

Ecco chi si prepara a diventare il quasi comandante supremo della più grande potenza militare del pianeta: una legione di cervelli elettronici, arbitri di quali bersagli colpire, dove attaccare, come bombardare. L’uomo manterrà l’ultima parola e sarà l’unico a spingere il grilletto? Per ora sì. Ma il tempo a sua disposizione per agire si comprimerà, aumentando il pericolo di errori irreparabili. E il suo libero arbitrio sarà comunque vincolato dalle opzioni che le macchine pensanti gli metteranno davanti.

Non è fantascienza. L’operazione israeliana a Gaza è stata condotta affidando agli algoritmi la cernita delle persone da uccidere e dei condomini da radere al suolo, delegando alle macchine pure il compito di valutare quanti civili innocenti rischiavano di venire coinvolti. Il drammatico risultato di questo meccanismo è sotto gli occhi di tutti.

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