Una formazione di elicotteri serrata, che può ricordare la scena più famosa di “Apocalypse Now”: questa volta però si tratta di una missione di pace. I primi aiuti italiani per la popolazione di Gaza sono arrivati dal cielo, a bordo di due NH90 dell’Esercito integrati in un’operazione congiunta con i militari giordani. Sedici elicotteri dei due Paesi faranno la spola per trasportare cibo e medicinali nella Striscia: un vero e proprio ponte aereo per iniziare a soccorrere la comunità palestinese.
L’iniziativa umanitaria è nata per volontà della premier Giorgia Meloni e del re Abdullah II di Giordania. L’Italia ha schierato nella base di Zarqa, a est di Amman, la task force “Levante” composta dai due elicotteri e da un velivolo Hercules dell’Aeronautica, coordinati dal Comando Operativo di Vertice Interforze.
Gli elicotteri devono sorvolare il territorio israeliano e poi entrare nella Striscia: l’atterraggio avviene in una piazzola di asfalto, nella zona ancora presidiata dalle tr…
Una formazione di elicotteri serrata, che può ricordare la scena più famosa di “Apocalypse Now”: questa volta però si tratta di una missione di pace. I primi aiuti italiani per la popolazione di Gaza sono arrivati dal cielo, a bordo di due NH90 dell’Esercito integrati in un’operazione congiunta con i militari giordani. Sedici elicotteri dei due Paesi faranno la spola per trasportare cibo e medicinali nella Striscia: un vero e proprio ponte aereo per iniziare a soccorrere la comunità palestinese.
L’iniziativa umanitaria è nata per volontà della premier Giorgia Meloni e del re Abdullah II di Giordania. L’Italia ha schierato nella base di Zarqa, a est di Amman, la task force “Levante” composta dai due elicotteri e da un velivolo Hercules dell’Aeronautica, coordinati dal Comando Operativo di Vertice Interforze.
Gli elicotteri devono sorvolare il territorio israeliano e poi entrare nella Striscia: l’atterraggio avviene in una piazzola di asfalto, nella zona ancora presidiata dalle truppe israeliane tra il confine e la città di Wadi al-Salqa dove si procede rapidamente allo scarico. C’è spazio solo per due mezzi alla volta e bisogna fare in fretta. Non ci sono formalità: il personale del World Food Program trasferisce subito i pacchi sui camion che poi lo distribuiscono nell’area di Khan Younis, uno dei centri più devastati dai combattimenti.
“Anche se di non facile realizzazione – ha dichiarato il ministro Guido Crosetto -, questa è un’altra importante dimostrazione dell’impegno a favore della popolazione di Gaza da parte del governo, della Difesa e dell’Italia. Il nostro obiettivo è quello di fornire un aiuto concreto e immediato per alleviare, almeno in parte, le sofferenze causate dal conflitto in atto e che solo oggi vede finalmente una tregua. In questo momento è necessario consolidare il cessate il fuoco, aiutare chi soffre e salvare vite umane. Fondamentale in questo contesto è anche la collaborazione con la Giordania, un partner strategico per continuare a costruire la pace”.
Nel novembre 2023, nella fase più cruenta della campagna israeliana contro Hamas lanciata dopo i massacri jihadisti del 7 ottobre, la monarchia hashemita ha allestito proprio a Khan Younis un ospedale militare da campo che si è aggiunto a quello attivo dal 2008 nel nord della Striscia.
Sono state tra le poche strutture mediche a non interrompere mai l’attività, curando decine di migliaia di persone: le sale operatorie hanno lavorato senza sosta e solo nelle tende di Khan Younis ci sono stati diecimila interventi chirurgici in sei mesi. I giordani stanno potenziando la loro presenza: un forno mobile che confeziona 3500 pagnotte l’ora è stato messo in funzione a Gaza. La loro conoscenza della situazione sul terreno permette agli italiani di avviare il sostegno umanitario nella Striscia superando difficoltà logistiche e problemi di sicurezza.
Una squadra di sette carabinieri invece parteciperà alla missione europea Eubam che prenderà posizione nel valico di Rafah sul confine egiziano assieme a gendarmi francesi e personale della Guardia Civil spagnola: in tutto venti militari che si occuperanno delle procedure per il trasferimento di feriti e malati fuori dalla Striscia. L’obiettivo è garantire il passaggio di almeno trecento persone ogni giorno: un viaggio della speranza per ottenere cure mediche negli ospedali egiziani e nei centri clinici di altri Paesi arabi.