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Trump ha chiesto a Musk di salvare gli astronauti bloccati nello spazio. Ma ecco cosa potrà accadere

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Suni Williams e Butch Wilmore dovevano restare sulla Iss otto giorni, ma sono lì da giugno. Il nodo delle tute non compatibili con la navetta di Space X
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Elon Musk “obbedirà” al presidente Donald Trump e riporterà a Terra il prima possibile i due astronauti bloccati da mesi sulla Stazione Spaziale Internazionale (Iss). Ma sarà un vero salvataggio? E cosa c’è davvero dietro il soggiorno prolungato in orbita di Suni Williams e Butch Wilmore che dovevano restare nello spazio otto giorni, ma sono ancora lì dallo scorso giugno.

Williams e Wilmore sono arrivati sulla Iss nel giugno 2024 a bordo di una navetta Starliner della Boeing, al suo primo volo. Dopo l’attracco la Starliner ha manifestato alcune anomalie, tanto che la Nasa ha deciso di non utilizzarla per far rientrare i due astronauti, considerando prioritaria la loro sicurezza.

La navetta Boeing è così tornata a Terra vuota e comunque senza incidenti.Williams e Wilmore andavano però recuperati. E restavano due alternative: affidarsi alle navette russe Soyuz (costose economicamente e politicamente), oppure rivolgersi alla SpaceX di Elon Musk la cui capsula Crew Dragon è ormai consider…

Elon Musk “obbedirà” al presidente Donald Trump e riporterà a Terra il prima possibile i due astronauti bloccati da mesi sulla Stazione Spaziale Internazionale (Iss). Ma sarà un vero salvataggio? E cosa c’è davvero dietro il soggiorno prolungato in orbita di Suni Williams e Butch Wilmore che dovevano restare nello spazio otto giorni, ma sono ancora lì dallo scorso giugno.

Williams e Wilmore sono arrivati sulla Iss nel giugno 2024 a bordo di una navetta Starliner della Boeing, al suo primo volo. Dopo l’attracco la Starliner ha manifestato alcune anomalie, tanto che la Nasa ha deciso di non utilizzarla per far rientrare i due astronauti, considerando prioritaria la loro sicurezza.

La navetta Boeing è così tornata a Terra vuota e comunque senza incidenti.Williams e Wilmore andavano però recuperati. E restavano due alternative: affidarsi alle navette russe Soyuz (costose economicamente e politicamente), oppure rivolgersi alla SpaceX di Elon Musk la cui capsula Crew Dragon è ormai considerata affidabilissima. La scelta della Nasa è caduta ovviamente sull’azienda di Musk.

“La grande difficoltà è stata riprogrammare tutto, perché i voli sono pianificati con largo anticipo, con i rispettivi equipaggi”, spiega Paolo Ferri, per quasi quarant'anni all'Agenzia spaziale europea, dove ha guidato il dipartimento di operazioni spaziali, e ora in libreria con Volare oltre il cielo (Cortina Editore). “Con due persone bloccate nello spazio da recuperare si sono rivisti i piani delle missioni successive di SpaceX. Quella successiva invece di partire con 4 astronauti è andata con 2, in modo da avere due posti liberi nel volo di ritorno”.

Le cose si sono però complicate.

Primo, perché le tute spaziali della Boeing non sono compatibili con la navetta di SpaceX e quindi l’azienda di Musk ha dovuto mandare in orbita anche l’attrezzatura necessaria per la vestizione da rientro di Williams e Wilmore. Poi perché il rientro dei quattro (i due ultimi arrivati più i due astronauti bloccati) sarebbe dovuto avvenire in concomitanza con l’arrivo del successivo equipaggio di SpaceX. “E’ la prassi”, conferma Ferri. “Arriva un nuovo equipaggio, attracca con la sua navetta alla Iss, c’è il passaggio di consegne con chi li ha preceduti. E poi questi ultimi intraprendono il viaggio di ritorno verso Terra. In tal modo ai boccaporti della Stazione spaziale ci sono sempre un numero sufficiente di capsule pronte a portare in salvo tutti coloro che in quel momento sono a bordo, nel caso si manifestasse una vera emergenza”.

Occorreva dunque aspettare il nuovo equipaggio su una Crew Dragon, inizialmente previsto per febbraio. “Ma in quella missione c’è stato un ritardo che ha fatto slittare il decollo a fine marzo”, dice Ferri. “Non è affatto strano, per un volo spaziale. Se non fosse che dal suo decollo dipendeva anche il recupero di Williams e Wilmore”.

Ora però Donald Trump ha chiesto a Elon Musk di accelerare i tempi. “Da quello che si sa, lo slittamento a marzo dipende da problemi con una nuove versione della capsula Crew Dragon che SpaceX avrebbe voluto utilizzare. Non mi stupirebbe se, per soffiare la richiesta di Trump, Musk decidesse di anticipare la missione utilizzando una versione attuale della capsula”.

In effetti, quando qualche settimana fa si era capito che la preparazione della nuova Dragon stava slittando a fine marzo inizio aprile la Nasa aveva già preso in considerazione di usare una delle “vecchie” Dragon. Però queste erano da poco rientrate dallo spazio e l’Agenzia spaziale americana aveva scartato l’ipotesi. Ora, sotto la pressione di Trump, è probabile che Musk spinga la NASA a riconsiderare quella decisione, per preparare una delle vecchie Dragon più velocemente di quella nuova.

Resta il fatto che sulla Iss non c’è alcuna emergenza e che due astronauti “bloccati” si considerano perfino fortunati ad aver prolungato di mesi la loro permanenza nello spazio. Resta il parziale fallimento della Boeing e la soddisfazione di Musk che può passare per un salvatore della patria con le sue capsule (per ora) assai più affidabili di quelle della concorrenza.

Ma alla luce di questa vicenda, è un bene che la Nasa abbia ormai completamente delegato ai privati i voli da e per l’orbita bassa (dopo essersi affidata per anni alla russa Soyuz)? “L’ingresso dei privati ha indotto un evidente calo dei costi, grazie alla competizione tra aziende”, risponde Roberto Battiston, fisico dell’Università di Trento ed ex presidente dell’Agenzia spaziale italiana. “Con meno soldi si possono fare più cose. Al netto dei problemi della Boeing, i risultati di SpaceX a costi ridotti sono un grande passo avanti. Se si vuole puntare alla Luna o a Marte serve qualcosa di più di una prestigiosa agenzia spaziale”.Analisi condivisa da Paolo Ferri: “C’è un momento in cui le tecnologie spaziali sono mature per passare all’imprenditoria privata. E’ successo con le telecomunicazioni per esempio. Certo, il volo umano richiede molta più attenzione, ed è giusto che le agenzie spaziali esercitino un controllo ferreo. E magari impongano a tutti i player privati degli standard. Nella vicenda di Suni Williams e Butch Wilmore sorprende che la Nasa non abbia preteso che le tute spaziali siano compatibili con le diverse navette utilizzabili per il rientro”.

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