New York — Kennedy contro Kennedy. La saga della rivoluzione che Donald Trump vuole imporre al governo federale americano si è arricchita ieri di una disputa famigliare, esplosa in pubblico prima ancora che i senatori iniziassero le audizioni per confermare la nomina di Robert Kennedy come segretario alla Sanità. Caroline, figlia del presidente ucciso a Dallas, ha inviato ai parlamentari un video in cui non solo accusava il cugino di essere incompetente per gestire la Sanità, ma lo demoliva sul piano personale, rimproverandogli di essere «un predatore» che «metteva nel frullatore pulcini e topi per sfamare i suoi falchi», e «spingeva i propri famigliari alla tossicodipendenza».
Lui stesso ha ammesso di aver abusato dell’eroina per 14 anni, usando però questa tragedia come un’esperienza che oggi lo mette in condizione di capire meglio e affrontare l’emergenza degli oppiacei. Aldilà del dramma personale, una conferma di come Trump sia pronto a sfidare ogni convenzione, pur di scuotere …
New York — Kennedy contro Kennedy. La saga della rivoluzione che Donald Trump vuole imporre al governo federale americano si è arricchita ieri di una disputa famigliare, esplosa in pubblico prima ancora che i senatori iniziassero le audizioni per confermare la nomina di Robert Kennedy come segretario alla Sanità. Caroline, figlia del presidente ucciso a Dallas, ha inviato ai parlamentari un video in cui non solo accusava il cugino di essere incompetente per gestire la Sanità, ma lo demoliva sul piano personale, rimproverandogli di essere «un predatore» che «metteva nel frullatore pulcini e topi per sfamare i suoi falchi», e «spingeva i propri famigliari alla tossicodipendenza».
Lui stesso ha ammesso di aver abusato dell’eroina per 14 anni, usando però questa tragedia come un’esperienza che oggi lo mette in condizione di capire meglio e affrontare l’emergenza degli oppiacei. Aldilà del dramma personale, una conferma di come Trump sia pronto a sfidare ogni convenzione, pur di scuotere la macchina statale americana, inclusa l’ultima proposta di offrire la buonuscita a tutti i dipendenti pubblici che volessero lasciare il posto, un po’ per snellire la struttura, ma anche per liberarsi di personale non fedele.
La decisione di un figlio della più famosa famiglia democratica americana di schierarsi con i repubblicani ha fatto discutere per ovvie ragioni politiche. Dietro però c’è molto di più del colore. Kennedy in passato ha preso posizioni quanto meno singolari sui vaccini, in linea con lo scetticismo di Trump, nato dal fatto che la pandemia di Covid è stata una causa centrale della sua sconfitta nelle elezioni del 2020. Il senatore Sanders ha mostrato magliette per bambini vendute da un gruppo di pressione fondato da Kennedy, che incitava i genitori ad evitare le immunizzazioni, anche se lui le aveva fatte ai propri figli.
Bob ieri ha cercato di cavarsela, dicendo che «non sono pro o contro i vaccini, ma sono per la loro sicurezza». Cosa che certamente preme a tutti, purché non si trasformi nella scusa per sostenere teorie cospirative folli, che promettono solo di danneggiare le vite dei cittadini. Adesso giura di essere favorevole ai vaccini contro morbillo e polio, ma forse solo perché l’ex leader dei repubblicani al Senato, McConnell, aveva avuto questa malattia e non lo appoggerebbe mai se volesse vietarli.
Sull’aborto, Kennedy aveva sempre difeso il diritto delle donne a scegliere, fino alla fine della gravidanza. Ora però ha cambiato posizione, definendo la pratica «una tragedia», un po’ perché lo vuole Trump, e molto perché così spera di ottenere i voti dei senatori repubblicani che minacciano di non approvare la sua nomina, proprio perché non è un pro life convinto.
Bob aveva definito la burocrazia sanitaria che ora dovrebbe guidare come un campo di concentramento nazista, e ha dimostrato di non sapere bene come funzionano programmi tipo Medicare e Medicaid, l’assistenza sanitaria pubblica essenziale per anziani sopra i 65 anni e poveri. Denuncia che il cibo in America è veleno, ma non è chiaro come intenda renderlo salutare.
Trump ha scelto Kennedy per ricompensarlo dell’appoggio nella fase finale della campagna elettorale, e forse perché non poteva resistere alla tentazione di mettere un dito nell’occhio dei democratici, reclutando un membro della loro famiglia più rispettata. Poi però condivide anche l’approccio inusuale di Bob alla Sanità, un po’ perché vuole vendicarsi dei danni che si era auto inflitto gestendo male il Covid, e un po’ perché lui e i suoi elettori amano destabilizzare l’establishment e sono sospettosi di scienza e competenza.
È la stessa ragione per cui ha scelto Tulsi Gabbard come direttrice nazionale dell’intelligence, posto a rischio nelle audizioni al Senato. Era noto infatti che Gabbard, ex democratica, aveva difeso le posizioni di Putin sull’Ucarina e di Assad in Siria, ora però il New York Times ha rivelato anche un misterioso viaggio per partecipare ad una conferenza in Vaticano, dove aveva incontrato un uomo d’affari che stava sulla lista delle persone pericolose da non far imbarcare. Ma anche qui, per Trump la sfida all’establishment prevale sulla sensatezza delle scelte.