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I VH 60, gli elicotteri delle “Pecore nere” che trasportano i Vip anche alla fine del mondo

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Il velivolo che si è scontrato con l’aereo di linea nei cieli di Washington è una variante del Black Hawk ed è studiato per gli spostamenti dei vertici della Difesa, della Camera e del Senato e per portarli in salvo in caso di emergenza. Nello stemma del reparto che li guida l’animale che simboleggia l’andare oltre le regole
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“Trasporto aereo prioritario”. La sigla con cui vengono indicati via radio fa capire tutto: PAT, ossia l’acronimo per Priority Air Transport. L’elicottero protagonista dell’incidente di Washington appartiene a un reparto abituato ad avere sempre la precedenza, perché deve proteggere alcune delle personalità più minacciate del pianeta: la sua missione è trasferire i vertici della Difesa americana, i ministri chiave, i leader di Camera e Senato.

Il 12mo Air Battallion, stanziato nella grande base di Fort Belvoir alle porte della capitale, è l’alter ego del “Marine One” a cui sono affidati i movimenti del presidente degli Stati Uniti, tanto che in passato si è fregiato del vecchio appellativo di “Army One” per sottolineare l’appartenenza all’esercito.

I loro elicotteri VH 60 sono la variante vip del Black Hawk – il mezzo militare ad ala rotante più diffuso nel mondo – che unisce il massimo della sicurezza e del lusso. Polt…

“Trasporto aereo prioritario”. La sigla con cui vengono indicati via radio fa capire tutto: PAT, ossia l’acronimo per Priority Air Transport. L’elicottero protagonista dell’incidente di Washington appartiene a un reparto abituato ad avere sempre la precedenza, perché deve proteggere alcune delle personalità più minacciate del pianeta: la sua missione è trasferire i vertici della Difesa americana, i ministri chiave, i leader di Camera e Senato.

Il 12mo Air Battallion, stanziato nella grande base di Fort Belvoir alle porte della capitale, è l’alter ego del “Marine One” a cui sono affidati i movimenti del presidente degli Stati Uniti, tanto che in passato si è fregiato del vecchio appellativo di “Army One” per sottolineare l’appartenenza all’esercito.

I loro elicotteri VH 60 sono la variante vip del Black Hawk – il mezzo militare ad ala rotante più diffuso nel mondo – che unisce il massimo della sicurezza e del lusso. Poltrone e allestimenti degli interni non hanno nulla da invidiare a quelli degli sceicchi arabi mentre dispongono di motori potenziati e sistemi di contromisure per tenere lontani i missili terra-aria. Anche la colorazione in blu con strisce dorate li distingue e li ha fatti ribattezzare “Gold Tops”. Tra le dotazioni straordinarie c’è un sistema che monitora tutto il traffico aereo: volano sempre e solo nei cieli affollati della capitale, spesso facendo la spola tra il Pentagono e la basi militari da cui decollano i jet dei comandanti supremi. Tutti gli equipaggi hanno l’abilitazione per l’attività notturna, sia con l’uso degli occhiali che “vedono” nell’oscurità, sia con strumentazioni particolari. Gli viene richiesto di superare qualsiasi emergenza: c’è un apparato di navigazione inerziale alternativo al gps, nel caso le coordinate satellitari vengano disturbate, e radio con canali multipli a prova di interferenze.

Piloti e tecnici vengono selezionati tra i migliori. A guidarli oggi c’è una donna, il tenente colonnello Erika A. Holownia, con una carriera sorprendente: nel 2005 all’accademia di West Point si è graduata come medico e per sei anni sulle eliambulanze ha soccorso feriti sotto il fuoco in Afghanistan e Iraq. Poi ha frequentato i corsi di combattimento ed è diventata ufficiale della “cavalleria dell’aria”, dirigendo le incursioni delle forze speciali. Il loro addestramento non si interrompe mai. Perché oltre a fare da limousine volante ai pezzi da novanta della Difesa e delle Camere, sono incaricati di un’altra missione eccezionale: portare al sicuro i leader della nazione in caso di attacco nucleare.

Devono essere più veloci dei “Cavalieri dell’Apocalisse”, i missili balistici che attraversano i continenti a diecimila chilometri orari. Il protocollo d’allarme prevede che tutti gli elicotteri disponibili – mai meno di 26 - partano nel giro di tre minuti e prelevino le autorità assegnate nei punti di raccolta all’interno di Washington. Poi la corsa a tutto gas fino ai bunker sotterranei di Mount Weather, Raven Rock e Camp David, cercando di sfuggire all’onda d’urto delle esplosioni atomiche. In pratica, la sopravvivenza del governo degli Stati Uniti in caso di guerra totale dipende da questo reparto. Mentre la compagnia Alpha si dedica prevalentemente ai trasbordi dei papaveri più alti; la Bravo è specializzata nell’evacuazione nucleare con elicotteri mimetici, senza lustrini né poltroncine. Il loro motto è esplicito: “Siamo pronti per la fine del mondo”. Ogni tanto si esercita ad affrontare questo scenario, con dozzine di Black Hawk che attraversano la capitale per simulare la fuga più drammatica.

Anche l’elicottero che si è scontrato sul Potomac con il velivolo di linea apparteneva a quest’unità ed era impegnato in un addestramento notturno di routine. I tre militari a bordo avevano sulla spalla il simbolo del reparto, che sottolinea l’abitudine ad andare oltre le regole: una pecora nera in divisa da pilota.

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