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Gaza, dopo 280 giorni escono dal valico di Rafah i primi 37 palestinesi feriti: sono bambini e donne

I pazienti sono stati autorizzati a lasciare la Striscia dopo il blocco imposto dall’Idf da quando a maggio ha preso il controllo della zona. Da domani ne usciranno 250 al giorno, più 50 ex combattenti
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Dopo 280 giorni di blocco, il primo a attraversare il valico è un bimbo consumato da una malattia autoimmune. Dopo di lui, una ragazzina: il volto segnato dalle schegge, il corpo divorato da un cancro. Lontano dai palchi sberleffo di Hamas, come dai braccialetti di minacce e insulti imposti dall’Idf ai prigionieri palestinesi che hanno spinto la Croce rossa a ricordare pubblicamente che «a tutti va garantita sicurezza e dignità», ieri un piccolo esercito di dolenti si è presentato al valico di Rafah. Su barelle, sedie a rotelle o sostenuti a braccia dai familiari, i primi feriti e malati dopo mesi autorizzati a lasciare la Striscia hanno raggiunto le ambulanze che li hanno portati dall’altra parte.

In tutto, 37 bambini e donne (non 50 come inizialmente comunicato), con i loro 38 accompagnatori. Una goccia nel mare di necessità della Striscia, dove, dice Muhammad Zaqour, dirigente del ministero della Salute,«ci sono 6mila pazienti pronti all’evacuazione e almeno altri 12mila che hanno bisogno di cure». Da domani, ne dovrebbero uscire 250 al giorno, ma anche così ci vorranno mesi.

In lista c’erano altri due piccoli, ma sono morti nell’attesa che il valico si sbloccasse. Altri sono rimasti senza un tutor per non aver rispettato i criteri imposti dallo Shin Bet: donna o uomo ultra 55enne, senza eccezioni neanche per fratelli o parenti stretti. Qualcuno ha esitato perché uscire da Gaza — è filtrato da Israele — vuol dire non tornare più. Non potranno farlo di certo gli 8 palestinesi appena rilasciati e subito portati al valico perché destinati all’esilio all’estero. Secondo fonti israeliane, da Rafah sarebbero passati anche alcuni ex combattenti, ma in Egitto nessuno conferma.

Succederà. È uno dei punti chiave dell’accordo, che regge anche sul fragilissimo equilibrio trovato per la gestione del valico, affidato a un gruppetto di funzionari ex Anp, supportati dai militari della missione Eubam, fra cui sette carabinieri, mentre l’Idf vigila da lontano. Uno “stress test” fondamentale in vista dell’apertura della fase due delle trattative, complicate anche dalla proposta, più volte ribadita dal presidente Usa Donald Trump, di svuotare la Striscia. «Inaccettabile sotto ogni aspetto», hanno tuonato Egitto, Arabia Saudita, Qatar, Autorità palestinese e Lega Araba.

Ma a Gaza il terrore di un nuovo esodo è reale e concreto.

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