Raid Usa contro l’Isis, perché la “dottrina Trump” inizia dalle caverne della Somalia
di Gianluca Di FeoLa strategia mondiale di Donald Trump inizia nelle caverne delle montagne somale. Oggi il presidente ha ordinato un attacco aereo contro una base dello Stato islamico: sono stati uccisi una quindicina di miliziani, inclusa una “figura di primo piano nella pianificazione degli attentati e nell’addestramento dei miliziani”. “Il raid ha distrutto le grotte dove vivevano, uccidendo molti terroristi, senza mettere a repentaglio i civili - ha dichiarato Trump -. I nostri militari hanno dato la caccia a questo pianificatore per anni, ma Biden e i suoi compari non avrebbero mai agito con la rapidità necessaria per completare il lavoro. Io l’ho fatto!”. E ha aggiunto: “Il messaggio per l’Isis e per chiunque altro voglia colpire gli americani è che vi troveremo e vi uccideremo!”.
Nel corso della campagna elettorale, il candidato repubblicano ha ribadito la linea già portata avanti nell’ultima parte del primo mandato: gli Stati Uniti si terranno fuori dalle guerre sparse nel mondo. All’epoc…
La strategia mondiale di Donald Trump inizia nelle caverne delle montagne somale. Oggi il presidente ha ordinato un attacco aereo contro una base dello Stato islamico: sono stati uccisi una quindicina di miliziani, inclusa una “figura di primo piano nella pianificazione degli attentati e nell’addestramento dei miliziani”. “Il raid ha distrutto le grotte dove vivevano, uccidendo molti terroristi, senza mettere a repentaglio i civili - ha dichiarato Trump -. I nostri militari hanno dato la caccia a questo pianificatore per anni, ma Biden e i suoi compari non avrebbero mai agito con la rapidità necessaria per completare il lavoro. Io l’ho fatto!”. E ha aggiunto: “Il messaggio per l’Isis e per chiunque altro voglia colpire gli americani è che vi troveremo e vi uccideremo!”.
Nel corso della campagna elettorale, il candidato repubblicano ha ribadito la linea già portata avanti nell’ultima parte del primo mandato: gli Stati Uniti si terranno fuori dalle guerre sparse nel mondo. All’epoca aveva ordinato un drastico ridimensionamento della presenza militare in Africa e in Europa, oltre a concludere l’accordo con i talebani per la ritirata dall’Afghanistan che ha determinato la drammatica fuga da Kabul dell’agosto 2020. Oggi sta studiando di tagliare le truppe schierate nel Vecchio Continente in risposta all’invasione dell’Ucraina e ha detto che non si lascerà coinvolgere in altri interventi. L’unica priorità nei suoi piani di riarmo è la sfida con la Cina nell’Indo-Pacifico.
La prima azione da comandante supremo indica però la volontà di non permettere minacce contro l’America, utilizzando droni e aviazione per stroncare qualsiasi obiettivo venga individuato dall’intelligence. Una sorta di controllo globale senza boots on the ground, puntando sulla collaborazione con le autorità locali – il governo somalo è stato informato del bombardamento di ieri – e sugli strumenti informatici di sorveglianza. Questo modello di deterrenza in passato ha mostrato grandi limiti, ma il nuovo controverso capo del Pentagono, Pete Hegseth, conta molto sull’evoluzione dei sistemi di intelligenza artificiale e di Big Data per renderlo più incisivo.
Non deve sorprendere che l’esordio della “dottrina Trump” sia avvenuto contro l’Isis somalo: nonostante questa milizia sia meno numerosa rispetto agli Shahab affiliati ad Al Qaeda che un tempo occupavano Mogadiscio, oggi è considerata la potenza emergente dello Stato islamico. Da tre anni è stata segnalata un’internazionalizzazione del gruppo, che ha raccolto reclute dal Medio Oriente, dall’Africa, da tutto l’Occidente inclusi gli States, dove vive una significativa comunità somala: un anno fa è stato arrestato un giovane con la doppia cittadinanza accusato di organizzare una strage a New York. Non solo: lo scorso maggio i droni hanno ucciso in Somalia Abdulqadir Mumin, ritenuto “il califfo”, ossia l’erede di al Baghdadi alla guida dell’intera rete di Daesh.
Secondo gli ultimi rapporti del Pentagono, l’attività degli irriducibili somali dell’Isis è rivolta alla ricerca di azioni clamorose: cercano di far affluire jihadisti nei santuari nelle montagne di Cal Miskaat, in prossimità del Puntland, dove addestrarli a sequestrare occidentali e a migliorare la preparazione al combattimento, costruendo droni e imparando a nascondersi dalla sorveglianza dal cielo. C’è il sospetto che ci siano sempre loro dietro la ripresa della pirateria nel Corno d’Africa, aumentata all’improvviso in parallelo con gli assalti degli Houthi yemeniti contro il traffico mercantile nel Mar Rosso. In questa preparazione all’escalation ci sarebbe pure l’effetto della competizione con l’altra fazione in crescita, lo Stato islamico del Korasan radicato nel nord dell’Afghanistan e attivo soprattutto nelle ex repubbliche asiatiche sovietiche. Una doppia fucina di terroristi, che non ha rinunciato alla volontà di colpire ovunque nel mondo.