MOSCA — «È probabile che Donald Trump e Vladimir Putin stiano già trattando sull’Ucraina. Non lo dicono perché sono ancora lontani da un compromesso ». Direttore dell’Istituto di ricerche politiche di Mosca, ex deputato della Duma e consigliere politico del leader del Cremlino dal 2011 al 2019, il politologo Sergej Markov ben conosce le dinamiche del potere putiniano. E, a dispetto delle premesse, è ottimista: «Trump riuscirà a portare a casa un accordo, ma soltanto verso la fine dell’anno».
Markov, a che livello sono i negoziati di cui parla Trump? È possibile che stia già negoziando direttamente con Putin?
«Non c’è dubbio. Sono in corso negoziati intensi. Per gli Usa, li conduce l’inviato Kieth Kellogg. Per la Russia, non si sa il nome, ma si tratta di un esponente del Consiglio di sicurezza o dell’amministrazione presidenziale. Ma è probabile che si stiano già parlando Trump e Putin. Quando a Trump è stato chiesto se avessero parlato dell’incidente aereo a Washington, ha rispo…
MOSCA — «È probabile che Donald Trump e Vladimir Putin stiano già trattando sull’Ucraina. Non lo dicono perché sono ancora lontani da un compromesso ». Direttore dell’Istituto di ricerche politiche di Mosca, ex deputato della Duma e consigliere politico del leader del Cremlino dal 2011 al 2019, il politologo Sergej Markov ben conosce le dinamiche del potere putiniano. E, a dispetto delle premesse, è ottimista: «Trump riuscirà a portare a casa un accordo, ma soltanto verso la fine dell’anno».
Markov, a che livello sono i negoziati di cui parla Trump? È possibile che stia già negoziando direttamente con Putin?
«Non c’è dubbio. Sono in corso negoziati intensi. Per gli Usa, li conduce l’inviato Kieth Kellogg. Per la Russia, non si sa il nome, ma si tratta di un esponente del Consiglio di sicurezza o dell’amministrazione presidenziale. Ma è probabile che si stiano già parlando Trump e Putin. Quando a Trump è stato chiesto se avessero parlato dell’incidente aereo a Washington, ha risposto: “Non di questo”. Suppongo che ci sia stata una telefonata tra i due nel formato chiuso. Ma Mosca al momento lo nega».
Perché negarlo?
«Per non creare aspettative eccessive. Al momento le chance di un compromesso sono minime. Trump ne sarà frustrato e Putin non vuole metterlo in una posizione scomoda perché crede che soltanto lui possa negoziare la pace, ma non subito. La posizione dell’Occidente al momento è troppo distante dalla sua. Per Putin il nodo è la natura del regime ucraino. Non lo dice esplicitamente, ma lo allude. Per lui si tratta di un regime neonazista e terrorista che va smontato nei modi che ha già esposto più volte. Denazificazione, cioè la soppressione del sistema di terrore. Smilitarizzazione, in modo che Kiev non rappresenti un pericolo per i suoi vicini. E de-derussificazione, vale a dire l’abolizione di tutte le leggi che discriminano la lingua russa e la Chiesa ortodossa russa».
Il cosiddetto “piano Kellogg” circolato sui media statunitensi prevederebbe una moratoria dell’ingresso di Kiev nella Nato. Non basta?
« È una formula che alla Russia non sta bene. A Mosca non bastano le promesse. La neutralità di Kiev va sancita nella Costituzione ucraina e nello statuto della Nato. E ci vuole anche un accordo a parte che garantisca che l’Ucraina non entrerà mai nell’Alleanza Atlantica».
Quali sono le altre condizioni russe irrinunciabili per un accordo?
«Nessun dispiegamento di forze Nato su territorio ucraino. Il ritiro dell’esercito ucraino dalla regione di Kursk, anche se Mosca spera di cacciarlo via entro l’estate. Sovranità russa sui territori delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk. Fine di tutte le repressioni nei confronti di lingua russa e Chiesa russa ortodossa. Mosca potrebbe magari rinunciare a chiedere un ridimensionamento del personale e degli armamenti dell’esercito ucraino, ma di certo insisterà su un limite. Senza questo limite, tra un paio d’anni ci sarebbe una nuova guerra».
Non c’è proprio nessuno spazio per ulteriori compromessi?
«La Russia potrebbe ritirarsi da parte delle regioni di Kharkov, Sumy e Nikolaev e dalla parte di Dnepropetrovsk che sta conquistando adesso».
Resta, di fatto, la richiesta inaccettabile di una resa…
«Per ora… Volodymyr Zelensky va dicendo a tutti che la Russia usa armi e munizioni di produzioni sovietica e che li esaurirà entro l’estate. I dirigenti europei ci credono e vogliono aspettare che la Russia sia in difficoltà. Presto vedranno non soltanto che non è così, ma che l’esercito russo otterrà altri successi militari. L’Europa dovrà pagare ancora di più. Moriranno ancora più ucraini e ci saranno ancora più disertori. La popolarità di Zelensky crollerà e si creeranno i presupposti politici perché l’Occidente accolga le rivendicazioni russe. Perciò penso che Trump riuscirà a negoziare una pace, ma soltanto verso la fine di quest’anno».
Eppure da Trump arrivano segnali contraddittori: promesse di dialogo, ma anche minacce…
«Non si tratta di segnali contraddittori. Trump sta di fatto lanciando un ultimatum. La sua tesi è: “Voglio raggiungere un compromesso tra le due parti, ma se non lo troveremo, farò pressioni su entrambe”. Una volta pone l’accento sulla prima parte della tesi, una volta sulla seconda. Tutto qui. Ma la Russia non ha nulla da temere dalla seconda opzione. Quale ulteriore pressione potrebbero esercitare gli Stati Uniti? Le loro sanzioni colpiscono già quasi tutto. Neppure la minaccia di abbassare i prezzi del petrolio regge. Arabia Saudita e altri produttori non lo permetteranno. Invece, eventuali pressioni sull’Ucraina, come ridurre la fornitura di armi e lo stanziamento di fondi, creerebbero i presupposti politici per una soluzione pacifica del conflitto. Kiev e i suoi alleati europei sarebbero più propensi ad accogliere le rivendicazioni russe. Perché, quanto più l’Europa avrà l’onere di foraggiare l’esercito ucraino, tanto più sarà incentivata a trovare un accordo».
E se le trattative fallissero?
«Un insuccesso mi sembra praticamente impossibile. Putin e Trump non lo ammetterebbero. Mi aspetto che adottino quanto meno misure per diminuire il costo umanitario del conflitto, come l’impegno a non colpire raffinerie o centrali. E vorranno almeno portare a casa un accordo sulla de-escalation nucleare. Sarebbe già un successo».
È più ottimista di quanto non lo siano molti altri commentatori russi…
«Posso soltanto dirle che dai vertici è stato impartito a tutti l’ordine di non manifestare alcun entusiasmo riguardo a una possibile pace. Non ci deve essere proprio nessun ottimismo. Inoltre è stato raccomandato a tutti di non credere agli articoli occidentali sull’esercito ucraino a pezzi. Sono tutte menzogne per far stanziare più soldi per l’Ucraina».