KIEV — “Tornano gelo e bufere”, dice il barometro in una Kiev insolitamente calda, e dalle parti di via Bankova son già fulmini e saette. Il presidente Zelensky e i suoi consiglieri sono infuriati, preoccupati. Venerdì notte Trump ha tolto il velo del dubbio su un segreto già da tutti sussurrato, confermando che i contatti tra Washington e Mosca sono già solidi e si sta apparecchiando un tavolo senza la sedia per l’Ucraina. E ieri l’inviato speciale americano Keith Kellogg — l’uomo incaricato da Trump di spegnere il fuoco del conflitto, che a due settimane dall’insediamento non ha ancora messo piede a Kiev — ha detto chiaro e tondo che «la maggior parte delle democrazie tiene elezioni durante le guerre». Ha invitato a «indire elezioni in Ucraina» per celebrare «la bellezza d una democrazia forte» con «più di un candidato possibile». E a farlo «entro l’anno», «soprattutto se ci sarà un cessate il fuoco».
Apriti cielo. «Se questo è il suo piano, un cessate il fuoco e le elezioni, è…
KIEV — “Tornano gelo e bufere”, dice il barometro in una Kiev insolitamente calda, e dalle parti di via Bankova son già fulmini e saette. Il presidente Zelensky e i suoi consiglieri sono infuriati, preoccupati. Venerdì notte Trump ha tolto il velo del dubbio su un segreto già da tutti sussurrato, confermando che i contatti tra Washington e Mosca sono già solidi e si sta apparecchiando un tavolo senza la sedia per l’Ucraina. E ieri l’inviato speciale americano Keith Kellogg — l’uomo incaricato da Trump di spegnere il fuoco del conflitto, che a due settimane dall’insediamento non ha ancora messo piede a Kiev — ha detto chiaro e tondo che «la maggior parte delle democrazie tiene elezioni durante le guerre». Ha invitato a «indire elezioni in Ucraina» per celebrare «la bellezza d una democrazia forte» con «più di un candidato possibile». E a farlo «entro l’anno», «soprattutto se ci sarà un cessate il fuoco».
Apriti cielo. «Se questo è il suo piano, un cessate il fuoco e le elezioni, è un piano fallito», sibila in un tweet il consigliere per la comunicazione presidenziale, Dmytro Lytvyn. Tre anni di diplomazia e di concertazione tra gli Usa e la presidenza ucraina, il lungo lavoro incardinato intorno al Piano di pace in dieci punti di Zelensky, il Piano per la vittoria che doveva tracciare la via per chiudere la guerra con una «pace giusta»: tutto pare archiviato in soffitta.
«Sarebbe molto pericoloso se ci fossero negoziati diretti tra Russia e Stati Uniti sull’Ucraina senza l’Ucraina, e reagiremmo in ogni modo — dice il presidente in mimetica concedendo un’intervista alla Ap per fare arrivare il messaggio a Trump, con cui di questa guerra, finora, ha parlato «solo in termini generali». Quindi «prima di tutto dobbiamo tenere un incontro, tra l’altro è qualcosa che tutti in Europa vogliono», e solo successivamente «passare a un formato di conversazione con i russi. Vorrei gli Stati Uniti, l’Ucraina e i russi al tavolo delle trattative. E ad essere onesti dovrebbe esserci anche una voce della Ue: penso che sarebbe giusto, efficace. Non possiamo permettere a qualcuno di decidere per noi, questo è esattamente ciò che vuole Putin. Vuole decidere per noi».
Si sente tradito, signor presidente? Ci sarà un impatto sulle relazioni con gli Stati Uniti? «Vorrei tanto di no. Per noi, il sostegno di Trump, degli Usa, del popolo americano, sono molto importanti. Sono i maggiori donatori, e partner strategici». Mai così distanti: «Sia Kiev che Mosca dovranno concedere qualcosa», dice Kellogg rivelando che Zelensky «è pronto a concessioni territoriali».
Metà del territorio conquistato nel Kursk è perso, nel Donbass i russi continuano ad avanzare, mobilitazione e aiuti non coprono l’esigenza del fronte. E l’alleato numero uno si allontana come un asteroide. Ora vuole persino le elezioni in cui Zelensky e la sua squadra finirebbero probabilmente alla porta. È esattamente ciò che chiede Mosca per sedersi al tavolo: la chiama «denazificazione».