Norvegia, contro i dazi di Trump il governo schiera l’ex leader della Nato Stoltenberg
di Daniele Castellani PerelliPer fronteggiare le minacce di Trump la Norvegia chiede aiuto a un big, l’ex segretario generale della Nato. Jens Stoltenberg, a capo dell’Alleanza Atlantica per un decennio, dal 2014 al 2024, è stato nominato oggi ministro delle Finanze. Il governo laburista, preoccupato dalla crisi di consensi a pochi mesi dalle prossime elezioni generali di settembre, si affida dunque a una figura di prestigio internazionale per affrontare la più grave delle sue attuali preoccupazioni: i possibili dazi del nuovo presidente americano, che ha già dimostrato in questi giorni di non voler trattare con i guanti i suoi alleati occidentali, come insegna la clamorosa pretesa di voler strappare la Groenlandia a un altro Paese scandinavo, la Danimarca.
Chi è Jens Stoltenberg
“Non avevo previsto di essere qui, ma ‘sì’ era la sola risposta corretta”, ha detto Stoltenberg, già premier laburista dal 2000 al 2001 e dal 2005 al 2013. La chiamata del …
Per fronteggiare le minacce di Trump la Norvegia chiede aiuto a un big, l’ex segretario generale della Nato. Jens Stoltenberg, a capo dell’Alleanza Atlantica per un decennio, dal 2014 al 2024, è stato nominato oggi ministro delle Finanze. Il governo laburista, preoccupato dalla crisi di consensi a pochi mesi dalle prossime elezioni generali di settembre, si affida dunque a una figura di prestigio internazionale per affrontare la più grave delle sue attuali preoccupazioni: i possibili dazi del nuovo presidente americano, che ha già dimostrato in questi giorni di non voler trattare con i guanti i suoi alleati occidentali, come insegna la clamorosa pretesa di voler strappare la Groenlandia a un altro Paese scandinavo, la Danimarca.
Chi è Jens Stoltenberg
“Non avevo previsto di essere qui, ma ‘sì’ era la sola risposta corretta”, ha detto Stoltenberg, già premier laburista dal 2000 al 2001 e dal 2005 al 2013. La chiamata del premier Jonas Gahr Støre, suo caro amico, è arrivata la settimana scorsa, e sulle ragioni non c’è mistero: si rischia una guerra commerciale con gli Stati Uniti. “È importante discutere del commercio con l’amministrazione Trump, farò di tutto per evitare i dazi nei confronti dei nostri prodotti – ha dichiarato questa mattina – Credo nel dialogo con gli americani e lavorerò a stretto contatto con gli europei se gli Usa alzeranno le tariffe”.
Il 65enne Stoltenberg da segretario della Nato ha guidato la risposta occidentale all’invasione russa dell’Ucraina e ha gestito l’ingresso di Svezia e Finlandia.
"Trump whisperer”
Nel suo primo mandato ha avuto anche ottimi rapporti con Trump, tanto da venire chiamato “Trump whisperer”, il suo “sussurratore”, per la sua abilità nel convincere il capriccioso leader americano e nel lodarlo per la sua campagna mirante a aumentare la spesa per la Difesa da parte degli alleati Nato. Ora Stoltenberg dovrà salvare la Norvegia proprio dalla furia dell’amico americano. E il governo dal calo di popolarità.
I rapporti tra Ue e Norvegia
Giovedì scorso il partito di Centro, una piccola formazione euroscettica, ha abbandonato la coalizione, perché non era d’accordo con l’applicazione delle direttive europee sull’energia. Nel Paese è vivace il dibattito proprio su questo tema. C’è chi vuole – come gli stessi laburisti – che la ricca Norvegia tenga per sé ancora più elettricità, così da poter abbassare i prezzi per i cittadini. Ma Bruxelles, oltre a Svezia e Danimarca, chiedono che Oslo sia più generosa ed esporti di più nell’Ue.
Intanto i laburisti sono rimasti da soli, in un esecutivo ultraminoritario. Tra gli otto ministri da rimpiazzare c’era anche quello delle Finanze. E chi meglio di Stoltenberg? Di formazione economista, negli anni 90 era stato ministro dell’Industria e poi anche delle Finanze. Stoltenberg è popolare e il suo innesto a sorpresa può rappresentare “una potente iniezione vitaminica”, come ha detto Aslak Eriksrud, commentatore politico di Tv2.
La Norvegia ha bocciato già due volte l’ingresso nell’Ue, con i referendum del 1972 e del 1994. Ma ora nella sua classe dirigente, come ha scritto di recente il Financial Times, c’è chi torna a farci un pensiero. Proprio per non finire schiacciati in una possibile guerra commerciale tra l’Ue e gli Usa di Trump.